La conferenza di Yalta. 2- La nuova vita di Rada

Rada ha un nome che mi piace molto: in russo rada significa “contenta”. Lei è la couchsurfer che ha accettato di ospitarmi a Yalta per tre giorni e che, con molta pazienza, è rimasta in contatto con me durante i miei cambiamenti di programma.

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Io e Rada al castello Lastočkinoe Gnezdò (Nido di Rondine)

Sul sito del Couchsurfing Rada condivide il profilo con il marito Dima, e sono molto popolari: hanno centinaia di commenti positivi e ospitano continuamente, tutto l’anno. Rada organizza anche un club dei viaggiatori, a Yalta, in cui invita degli ospiti a raccontare alla comunità permanente e temporanea dei viaggiatori le loro avventure. Il Couchsurfing, per Rada e Dima, è una missione, ed è cominciato tutto con la loro unione: perché Rada e Dima sono stati uniti dal Couchsurfing.


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È il secondo giorno della mia improvvisata avventura in Crimea, io e Boris ci siamo separati nell’autobus che porta a Yalta: lui è sceso per cercare il suo ostello, io sono arrivata fino all’autostazione e mi sono messa alla ricerca di casa di Rada. Le citofono, scende a prendermi giù al portone di un palazzo in stile sovietico arroccato nella curva che fa un vicolo che sale da qualche parte, tra le colline. Davanti a una tazza di tè e a una fetta di pane con formaggio e pomodoro, sedute al tavolo rotondo sul balcone trasformato in cucina-loggia, ci raccontiamo nel giro di mezz’ora un riassunto di vita, morte e miracoli.

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Dal balcone di Rada

Rada viveva a Samara vicino alla sua famiglia, quando, nel 2013, andò in vacanza in Crimea. Le piacque così tanto, che decise di fare un esperimento con la sua vita (vi ricorda qualcuno?) e di provare a trasferircisi. Così, nel 2014, immediatamente dopo il referendum, Rada fece le valigie e si presentò a Yalta, in casa di Dima.

Dima non usava il Couchsurfing da anni, ma proprio il giorno in cui Rada si collegò per cercare ospitalità, lui andò a dare un’occhiata, e rispose.

Rada cercava un alloggio per i primi giorni, il tempo di trovare casa da sola, ma quando si trovò a casa di Dima, le sembrò che si conoscessero da sempre. Così passò una settimana, due, tre, e Rada non se ne andò da quella casa, anzi: cominciarono a cercare casa per due e dopo tre anni si sposarono. Dal momento in cui Rada e Dima hanno deciso di vivere insieme, hanno anche cominciato a usare il Couchsurfing molto più attivamente e a diffondere il verbo tra la gente di Yalta. Eppure, per quelle signore ferme all’autostazione, alle ferrovie, alle fermate degli autobus, con in mano il cartello “Жильё” (Žiljò, alloggio), sembra una cosa stranissima offrire ospitalità gratis, 365 giorni l’anno, a gente che arriva da tutto il mondo. “Ma lo scopo non è solo offrirgli un letto, un bagno, una cucina. Lo scopo è conoscersi, abbattere i muri,” spiega loro Rada, con la luce negli occhi.

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Mi è familiare, l’entusiasmo di Rada. C’era appena stato il referendum, quando lei si trasferì qui e, lo dice chiaramente, chissà se sarebbe rimasta se non si fosse innamorata di Dima. Nei mesi a seguire, alla Crimea cominciarono a togliere la corrente elettrica per settimane intere e a riallacciarla, senza preavviso, nelle ore più assurde. Un momento andava via e poi, dopo qualche giorno, mentre dormivi ti svegliavi perché si accendeva la luce, e allora, anche se erano le tre di notte, ti alzavi e ne approfittavi per fare la lavatrice, per passare l’aspirapolvere… per telefonare Samara.

“Il mio modo di concepire la vita è cambiato, dopo questa esperienza,” spiega Rada, “non avrei mai creduto di potere imparare a vivere come nell”800.” In tutte le famiglie, in tutti gli uffici, in tutti i luoghi pubblici, c’erano scorte di candele. “Il corso di yoga mica ha chiuso. Andavamo alla stessa ora, nello stesso posto, e facevamo pratica con le candele per terra.”

Si cucinava al buio, si studiava a lume di candela; Dima riporta che nel periodo peggiore della crisi in Ucraina e dell’annessione alla Federazione Russa, nella Repubblica autonoma di Crimea il tasso di natalità è aumentato. A quanto pare il calo del desiderio di fare l’amore e del desiderio di fare bambini è inversamente proporzionale alle comodità garantite dalla corrente elettrica.

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Zio Lenin, anche qui, rivolto verso il mare

Camminiamo sul lungomare, Rada, io, e Boris, che ho invitato a unirsi a noi, e Rada si ferma a parlare con la gente: ormai è una del posto e conosce proprio tutti, quelli che fanno il vino, quelli che hanno aperto il club di balli latino-americani, una coppia seduta su un pontile che ci offre dei gamberetti bolliti da spiluccare così, come se fossero pistacchi.

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Camminiamo e Rada continua a raccontare come è cambiata la sua vita, e tra una cosa e l’altra telefona a Yakitoria, ordina del sushi. Adesso, in Crimea, le acque si sono calmate, e lo può fare: può ordinare del sushi da far consegnare a Samara, per l’anniversario di matrimonio dei genitori. Questa è la piccola storia di Rada, strappata con la pinzetta dal grande puzzle della Storia ufficiale.

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Il lungomare di Yalta, che mi ricorda tanto Salerno

(Ho girato del materiale per raccontare quest’incontro e soprattutto le idee di Rada e Dima sull’annessione della Crimea, ma per vedere un video fatto dignitosamente dovrete aspettare un bel po’, perché ancora non ho finito nemmeno #Transiberiana7x3)

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