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Niente, io volevo provare una strategia di vendite, visto che vivo quasi tutta la mia vita senza strategie e che per guadagnare dignitosamente devo pur farmi un po’ stratega, e quindi ho messo sotto ai video di YouTube una mail alla quale mi si può contattare se si vuole studiare con me (metafora.learn@gmail.com), e un form di contatti in cima alla mia pagina Instagram.

E la gente ha magicamente cominciato a scrivermi e a lasciarmi i contatti. Io poi che cosa pensavo, che Natasha prende quasi 3000 visualizzazioni, che un video fatto con i piedi su YouTube ne prende centinaia di migliaia, e NESSUNO si prende la briga di contattarmi per ricevere qualcosa da me, a parte solleticarmi nei commenti?

No, no. Io in tre giorni ho ricevuto tre richieste. Che se io avessi saputo che era così semplice, l’avrei fatto 10 anni fa, ma non so se 10 anni fa non era così semplice, ero io stupida, non avevo ancora inventato Natasha, il mio canale YouTube aveva 100 iscritti scarsi, o cos’era. Uno mi ha cercata su Instagram per le lezioni di russo, gli ho risposto ed è scomparso. Il giorno dopo è arrivata una mail con la stessa richiesta, gli ho risposto ed è scomparso. Il terzo giorno è piombata una persona nel mio modulo contatti. E io l’ho contattata. E quella persona mi ha risposto.

Allora io mi sono preparata per bene, perché le mie consulenze gratuite durano tra i 30 e i 45 minuti e magari si ha difficoltà a farci stare tutto. Ho chiesto alla signora di anticiparmi i suoi bisogni, in modo da organizzarmi da prima. La signora mi ha detto che è affascinata dal mio superpotere.

Io qua mi sono resa subito conto che non ci avevo mai pensato al fatto del superpotere, e che uno slogan perfetto da mettere su Instagram se non mi fossi fissata con questo fatto che avere trascorso 12 anni in Russia è determinante nella mia vita, potrebbe essere: language is my superpower, che tra l’altro è vero, perché col cavolo che me la sarei cavata come me la sono cavata, in Russia, senza questo superpotere grazie al quale me la caverei ovunque nel mondo. Mi sono resa conto di questo, e mi sono preparata a una mini-lezione di prova di russo con diagnosi delle esigenze dello studente. Mi sono anche resa conto, dallo stile del messaggio (il linguaggio è pur sempre il mio superpotere), che si trattava di una follower che mi commenta sempre, anche un po’ a casaccio.

Poi è arrivato il momento, si è connessa Laura, nome di fantasia.

Innanzitutto mi ha fatto sapere com’è bello vedermi “di persona”, potermi parlare.

Quando le ho chiesto: “Cosa fai nella vita?”, mi ha detto che è ammalata. Poi ho scoperto che è un’insegnante di religione in pensione.

Come è, come non è, dopo tre minuti tre di conversazione ho capito che non ci sarebbe stata nessuna mini-lezione e nessuna diagnosi delle esigenze, che non avrei venduto niente nemmeno oggi e che il Signore mi aveva mandato una persona da ascoltare.

Mi sono accarezzata la croce sul petto e ho ascoltato.

Ho ascoltato delle innumerevoli vite di questa signora che non ho mai visto in vita mia, delle vicissitudini della vita, mi sono lasciata trasportare sul fiume di parole, mai che fosse posseduta dallo Spirito Santo, e mi sono ritrovata nel bel mezzo di un prep-talk sui superpoteri. Mi sono sentita amata gratuitamente, così amata, che quando mi ha detto che lei sente che io sento che la mia vita si è spezzata, io sono scoppiata in lacrime e ho ringraziato il Signore per aver fatto questo miracolo, che oggi non porto nel fatturato un nuovo cliente, ma ricevo un prep-talk gratis.

Poi, mentre mi calmavo, Laura mi ha ricordato, e non si sapeva come facesse a passare da un argomento all’altro senza mai sputare per terra, ma anche senza nemmeno mai lasciare un buco nella sintassi del testo e di tutta la narrazione, che gli italiani che sono stati in Russia si dicono felici perché lì hanno trovato l’Italia di 50 anni fa, quell’Italia che non esiste più perché noi ci abbiamo sputato sopra… e io mi sono ricordata che anche io vedevo la Russia così, quando ho aperto questo blog nel 2013, sì, come diceva lei, io in Russia ho trovato le mie radici, mentre mio marito quel mondo lo odia perché lui in Italia è nuovo e vede solo l’Italia che i russi immaginano – la signora non legge Facebook, altrimenti saprebbe che è solo per mancanza di tempo che non ho ancora scritto un racconto di Severinovo sulle maledizioni del centro immigrazione della Questura di Salerno.

A un certo punto ho saputo che Laura ha vissuto il Concilio ed è cresciuta nelle trasformazioni della Chiesa post-Concilio, che è uno dei mali che ha condotto allo sgretolamento dell’identità culturale italiana, dei nostri valori, valori che invece i russi se li stanno tenendo stretti, mentre noi in Occidente no, noi no, gli è che adesso gli USA hanno deciso che il servizio militare deve diventare obbligatorio, perché i russi sono sani, forti, addestrati, mentre gli USA chi ci devono mandare in guerra, quei ciccioni? Tocca dirgli: “Metti giù le patatine”, è qui, o forse un poco prima, che ho cominciato a prendere appunti, ma Laura non ha battuto ciglio e ha continuato, come se mi chiedesse ostinatamente di passare dall’essere persona ad assumere lo status di personaggio.

Sì, forse un po’ prima, perché a un certo punto ho visto che erano passati 40 minuti e ho deciso che anche per un dono del Signore erano abbastanza, ché alla fine ci ho anche da lavorare, fare le faccende, sbarcare il lunario, e le patatine devono aver segnato il momento di non ritorno, in cui ho capito che il prep-talk era finito ed eravamo in pieno delirio geopolitico da bar, con i rambo russi a difesa della cristianità e gli americani in trincea abbracciati alle patatine, allora ho detto, “guarda, Laura, io ti devo lasciare, ti ringrazio tanto tanto delle tue parole,” e mi sono pure sentita un po’ male per ringraziarla perché da un lato volevo ringraziarla sinceramente ma dall’altro, dopo le patatine, mi sembrava una presa per il culo.

Allora Laura mi ha detto molto solenne che lo sa di avermi pestato un callo, e io ho confermato a me stessa che in tutta la sua generosità di arrivare così da me dal nulla, annunciata dagli angeli a farmi il prep-talk dopo il quale io uscirò nel mondo un po’ più sicura del mio destino, in realtà anche lei ha ricevuto in cambio la soddisfazione di pestarmi un callo, perché se fossi stata felice e senza calli da pestare con tanto gusto, oggi lei non avrebbe avuto nulla di particolarmente emozionante da fare.

Me lo ha ripetuto più volte, fin quando non sono riuscita, con molta gentilezza e cordialità, a chiudere la chiamata e a passare alle mie altre occupazioni.

E se durante la chiamata fantasticavo ancora che, una volta chiusa la finestrella di Meet, mi sarei chiusa in stanza a piangere o sarei corsa in chiesa a pregare, dopo, invece, mi sono domandata se voglio veramente ricominciarla seriamente come la prendevo seriamente dieci anni fa, questa attività online; ché se io la riprendo seriamente, ho serie possibilità di spaccare, ma se spacco a quel punto di Laure che sbucano dal nulla e vogliono un’ora del mio tempo per pestarmi i calli, magari anche per la strada, ne avrò quattro volte tante, e io non so se sono pronta.

Mi piace essere anonima. So, ormai, di non poterlo essere davvero, ma mi piace quando la gente si rende conto che la mia presenza online è una parte della mia esistenza, e che non ci tengo affatto ad essere accompagnata mentre faccio il bisogno grande, mi prendo a male parole con il coniuge o smacchio i vestiti con la candeggina.

Mi piace anche quando la gente si rende conto che il succo di tutta questa esperienza mia nasce dal fatto che avrei voluto che vedeste che non c’è nessun rambo addestrato e ariano che corre dietro a un ciccione con le patatine a uso Tom e Gerry, ma non ci sono riuscita, perché solo quello certa gente vuole vedere.

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