Il treno russo

Questo è un treno russo, più precisamente il vagone platzkart di un treno russo.

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Immagine da Google Images

Che cosa significa viaggiare in platzkart? Il platskart è una sana via di mezzo tra la cuccetta, che in russo si chiama kupé, e il posto a sedere. In ogni scompartimento ci sono sei letti, tre sotto e tre sopra, e due tavolini, entrambi sotto al finestrino, di cui uno resta sempre utilizzabile, e l’altro viene ribaltato per fare posto al materasso.

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L’interno di un vagone platzkart

Dov’è il materasso? E’ arrotolato sopra di voi, su uno dei letti superiori già ribaltati. Ci sono anche le coperte, e le lenzuola, per le quali dovete ricordarvi di pagare al momento dell’acquisto online, se non vi è comodo pagarle al momento in contanti. Ed è inutile fare i furbi e pensare di poter viaggiare risparmiando quel centinaio di rubli delle lenzuola… Il o la provodnik vi sgriderà lungo tutto il viaggio, ché non ci si stende sulle poltrone senza materasso o sul materasso senza lenzuola. E allora io non capisco: se non si può viaggiare senza queste lenzuola e queste coperte e questo materasso, non fate prima a includerle nel prezzo del biglietto?

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Corridoio di un vagone kupé. Di spalle, la provodnik, che sta tornando nel suo “ufficio”

Ma chi è il provodnik (leggete: pravadnìk). In italiano tradurrei questa parola “capovagone”, anche se letteralmente ci starebbe di più “accompagnatore”. Il provodnik vive, durante il periodo del viaggio, in una cuccetta accanto al bagno, all’estremità del vagone (nella figura di sopra potete vederla sul lato sinistro). Nella sua cuccetta c’è uno scatolone contenente patatine, cioccolatini e altre schifezze che vende ai passeggeri, ma anche tè, caffè, bicchieri di vetro con bellissimi portabicchieri di metallo, e scartoffie varie. Infatti il provodnik è responsabile di controllare biglietti e passaporti all’entrata (guai prendere un treno a lunga percorrenza senza passaporto!); di tenere il conto di quello che comprate, se non lo pagate subito; di comunicarvi, durante le pause, quanto tempo starà fermo il treno nel caso decidiate di fare il giro della stazione; di fornirvi lenzuola e coperte se non sono già al loro posto e di assicurarsi che queste cose rimangano nel vagone quando ve ne andate; di passare periodicamente l’aspirapolvere, pulire i vetri, i bagni e la doccia. Insomma, il provodnik è il papà o la mamma del vagone.

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Un bicchiere per il tè in un portabicchiere di metallo delle ferrovie, sul tavolino di un vagone passeggeri

Il vagone dei treni russi è un piccolo contenitore di vite: all’inizio del viaggio tutti tirano fuori le pantofole e, o in bagno, o nascosti sotto le coperte, si tolgono i vestiti della strada e si mettono qualcosa di comodo. Qualcuno si stende sul letto accanto alla moglie o alla fidanzata per guardare un film sul tablet, i bambini colorano o corrono per il corridoio, alcuni uomini bevono e mangiano semi di girasole, provando ad attaccare bottone, una ragazza in un angolo si fa dieci metri di treccia come se avesse gli occhi sulla nuca e poi si mette a leggere un classico. Chi vuole, ordina il tè per accompagnare il lauto pranzo alla napoletana portato da casa in innumerevoli contenitori di plastica e sacchettini di carta: bliny, uova sode, patate bollite, polpette di carne, frutta, panino col salame, syrnikidraniki di patate… Chi non fa il napoletano corre a comprare qualcosa al volo al bar della stazione quando il treno ferma per almeno venti minuti, oppure si fa anche 10 vagoni a piedi per andare nel vagone ristorante.

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Vagone ristorante russo del treno diretto Mosca-Nizza. Verdure grigliate in fondo, bliny con la marmellata in primo piano

Il vagone ristorante non è lo stesso lungo tutto il viaggio, ma periodicamente cambia. Per esempio, a Vienna è polacco, ma arrivati in Bielorussia viene cambiato con uno russo. Lo riconosci subito, perché non fai in tempo ad arrivare sul tamburo, che già senti odore di carne arrostita. Nelle cuccette dove normalmente ci sono il provodnik e la doccia, qui c’è la cucina, poi, subito dopo, un minuscolo banco da bar con ii menù, i piatti e le posate accatastati e, in un angolo, accanto al finestrino, la direttrice del ristorante seduta a tavolino a fare i conti. Coperti da piccole tovaglie, i tavoli tra i sedili, e alle finestre tendine dello stesso colore; sui tavoli ci sono dei fiori, vicino al finestrino, magari per completare l’impressione che sia tutto come a terra. Il vagone ristorante è caro e le porzioni sono piccole.

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Se preferite risparmiare, potreste aspettare una fermata di dieci o quindi minuti in qualche provincia. Lì, normalmente, sul binario si accalcano uomini che chiedono ai passeggeri di prendere i loro pacchi e portarli a destinazione e donne con grandi borse e ceste, che vendono i frutti della dacia o il proprio lavoro in cucina: “PaAaanini col salameE!”, “DraAniki di patateE!”, “Uova sode, uova sode!”, “Signurì, volete mangiare qualcosa? Guardate: ci ho le cotolette di pollo con l’insalata, ci volete pure un poco di pane vicino? Jà, facciamo 100 rubli e luamm’ o’ fracit a’miez!”

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Brevissima sosta alla stazione di Orshà, in Bielorussia

Sui treni russi è vietato fumare, bisogna aspettare una sosta abbastanza lunga per scendere e sfumacchiare tutto il binario. Prima che venisse implementato il divieto di fumo nei luoghi pubblici, c’era un posto, sul tamburo, sovrastato da un cartello con la scritta “Mesto dlja kurenija”, “posto per fumare”. Non sapevo se preferire la puzza del bagno nei peggiori treni e con i peggiori provodnik, o quella del tamburo per fumare.

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Villaggio bielorusso visto dal finestrino del treno Mosca-Nizza

Presto il racconto del viaggio Salerno-Mosca in autobus e in treno. Restate in ascolto.

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