Russaliano, #1 – Etichette dop


DOP1

Quando tu sei straniero e vai all’estero, c’è una serie di domande che alla gente, soprattutto a quella poco abituata a sradicarsi, viene voglia di fare. Più che voglia, io direi addirittura prurito.

Per esempio, tutti vogliono sapere se ti piace il posto dove stai – ancora peggio, quando poi ritorni in madrepatria tutti ti domanderanno assiduamente se è meglio il tuo paese nativo o quello dove sei andato a stare. Poi, tutti vogliono sapere come ti nutri, nel posto dal quale vieni: se è proprio vero che la mattina mangi le uova e la zuppa di fagioli e a pranzo solo un panino al volo; se è proprio vero che la tua alimentazione è a base di grassi e proteine e che in inverno c’è pochissima frutta e verdura fresca. E vogliamo parlare del clima? Tutti vogliono sapere quanti gradi fanno nel tuo paese, anche se lo sanno già; chissà perché hanno bisogno che glielo dici un’altra volta. Magari non ci credono. Qualcuno, addirittura, vuole sapere come si veste la gente nel tuo paese, se esiste il pane nel tuo paese. Fin qui, e fin quando non ti sei stufato di sentire le stesse domande ogni santa volta che ti portano ospite da qualcuno, o di sentire che la gente ti urla nelle orecchie o ti parla con i verbi all’infinito, o prova a spiegarti come si schiaccia una nocciolina e a suggerirti come tagliare una pietanza, e la tua ragazza interviene per dire a queste persone che sei russo, ma non sei scemo, va pure bene. Che a nessuno interessi in cima alla lista come stanno i tuoi, di vedere una loro foto, o se hai un hobby, o che musica ascolti, lo puoi ancora capire: sei straniero.

Ma in cima alla lista delle domande che alla gente piace farti, ce ne sono alcune che rimani a bocca aperta e guardi la tua ragazza come se ti avesse portato in un villaggio africano inesplorato dove non è stata ancora inventata la ruota.

Per esempio, un’amica della tua ragazza, mentre cammina con lei mano nella mano, ti domanda: “Ma è vero che se a Mosca ci trovassero a camminare così ci arresterebbero?” E nonostante tu provi a rispondere che non è vero, che con questa storia della legge anti-propaganda veramente l’occidente si sta facendo più film del necessario, e che probabilmente allo stesso Putin non interessa molto se le ragazze camminano mano nella mano, ma semplicemente lascia fare a chi gli dà il consenso, si innesca un meccanismo nervoso che porta una delle presenti amiche a fare domande retoriche in stile femminista radicale e a cominciare a parlare di scarpe per non perdere le staffe.

Oppure, ti presenti a una festa di un vecchio amico della tua ragazza, e un ospite, che chi lo sa che si ricorda come ti chiami, ti domanda (tramite la tua ragazza): “Ma lui… mo… cosa ne pensa… dell’Ucraina?” Tu non hai fatto nemmeno in tempo a sederti e ti va la palatella di traverso. Perché capito, è normale: quando entra un cattolico in casa tua, la prima cosa che gli domandi è se ha mai molestato un bambino; quando entra un musulmano, è necessario domandargli se sua moglie porta il burqa; e quando entra un americano, chiedergli se ha mai visto un marziano e se non si sente in colpa per Hiroshima e Nagasaki. Allora (tramite la tua ragazza), rispondi che non ti è molto chiara questa domanda, perché è noto che in Ucraina c’è una guerra civile, ma tu non sei ucraino, sei russo, vieni dalla Russia, dove non c’è nessuna guerra in questo momento, e tu pensi che sia peccato che in Ucraina c’è la guerra, ma cosa vuol dire questa domanda? sembra implicare che la Russia ha la responsabilità di quello che sta succedendo in Ucraina, ma io non credo che la Russia abbia la totale responsabilità della guerra in Ucraina, né che sia stata la Russia a provocare la guerra, ma comunque io sono russo, ma non significa che so cosa succede veramente in Ucraina. E a quel punto scende un silenzio imbarazzante. L’interlocutore ti guarda con pietà, e alla tua ragazza trema il labbro inferiore, perché fare da mediatrice linguistica in situazioni così complicate, manco se faceva l’inviata di guerra.

E a quel punto incalza l’amico della tua ragazza, che ti domanda: “Cosa ne pensi del comunismo?” E tu ridi tra i denti, e capisci che è il momento giusto di usare una delle prime frasi che ti ha insegnato la tua ragazza in italiano: “Io sono comunista: mangio bambini tagliati a piccoli pezzettini.” E tutti ridono, e tu allora dici: “Per favore, basta politica,” perché ti vuoi mangiare la palatella in santa pace e siccome capisci il 20 per cento di quello che senti, dopo quest’uscita sull’Ucraina è meglio che ti lascino stare.

E quando sali in macchina, domandi alla tua ragazza: “Ma che hanno tutti? Ma perché a tutti piace così tanto parlare di politica?!” E la tua ragazza ti capisce, perché quando lei era in Germania tutti le chiedevano di Berlusconi e una volta, in Spagna, fuori al Museo Reina Sofia un vecchietto le ha dato della fascista di merda.

Che poi, queste parole, fascismo, comunismo, dittatura, regime, democrazia, ce le hanno tutti quanti sulla punta della lingua. Per esempio, la prima sera che si sono viste, la tua ragazza e la sua amica hanno per qualche motivo cominciato a parlare di politica, e siccome lei ha detto che il fascismo ha fatto anche delle cose buone, la sua amica le ha detto che stava facendo apologia di fascismo e che questo è un reato.

Che strano paese. E’ vero che anche in Russia possono fermarti se ti beccano che stai leggendo il Mein Kampf, ed è una cretinata, perché se io voglio studiare veramente la storia, potrò leggere il Mein Kampf? Ma è proprio vero che la democrazia non c’è da nessuna parte, e ovunque è diversa e interpretabile, e rimane solo una parola, come l’etichetta di un barattolo di marmellata nel quale hanno messo i cetrioli sotto sale. Che democrazia è se una persona non può dire liberamente che anche se la bonifica delle paludi era propaganda, intanto è stata fatta e ce la siamo tenuta volentieri? Se non abbattono gli edifici costruiti dal fascismo, le istituzioni create dal fascismo, ma un amico ti può zittire accusandoti di apologia di fascismo? Che c’è di male se io, russo, penso che, per quanto non sia giusto prendersi la responsabilità della morte di Giolitti, non si può considerare il fascismo una vera dittatura, perché la vera dittatura era Stalin? Che c’è di male se penso che il fatto che un sistema politico sia nato con imbrogli e morti, non significa che, quando a lungo andare ha prodotto dei buoni risultati, bisogna per questione di principio smantellarlo con un’altra rivoluzione che porterà ad altri imbrogli e ad altre morti, per instaurare un nuovo regime del quale comunque la minoranza non sarà contenta, e proverà a fare una nuova rivoluzione per quella maggioranza che sta bene come sta? Che c’è di male se il mio gatto si chiama Duce, perché il suo carattere mi ha ricordato Mussolini?

Perché non posso pensare che non sia giusto insegnare la teoria di genere nella scuola dell’obbligo, quando comunque penso che sia giusto insegnare il valore dell’uguaglianza in dignità delle persone? Perché non posso credere che il fatto di andare a votare in un certo modo non implica la democrazia? O che anche dove tutti credono di essere liberi, in realtà tutti vengono osservati e intercettati ovunque, e quindi sono liberi davvero? Perché danno per scontata la loro democrazia e la loro libertà e la usano come un assunto per misurare il livello di civilizzazione di un altro paese, il suo livello di felicità? E perché, quando sono in vacanza, mi devo mettere a spiegare loro questo, quando so già che non capiranno? Perché è così: hanno i paraocchi, vedono solo quello che vogliono vedere.

Io sono russo.

“Come si vive in Russia?” “Si vive bene in Russia? E’ una domanda retorica.” “Ma in Russia c’è il lavoro?”

Cosa devo dire? Che se protesti pubblicamente ti fermano? Ma che però il lavoro c’è. Mentre da voi siete tutti liberi di fare bla-bla, e abitate tutti con mamma e papà.

E comunque: mia mamma sta bene, ascolto i DDT e sono cintura arancione.


(Capitan Kolesnikov è una canzone dei DDT sul sottomarino affondato nel 2000 http://www.ilquotidiano.it/articoli/2007/08/9/75965/sette-anni-fa-la-tragica-fine-del-sottomarino-nucleare-russo-kursk-k-141 )

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2 risposte a “Russaliano, #1 – Etichette dop

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