Maslenitsa (la ragazza di burro e la domenica del perdono)


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In primo piano c’è un samovar, una specie di “macchina del tè”. La foto è della mia amica Elena Nieddu.

Domenica scorsa, 2 marzo, in Russia si festeggiava la Maslenitsa, una specie di equivalente del Carnevale cattolico, anch’essa una festa pagana e anch’essa ultima festa “grassa” prima del lungo digiuno della Quaresima – quest’anno Pasqua cattolica e ortodossa capitano nello stesso giorno. Parlo di come si calcola il giorno in cui capitano le due Pasque un po’ qui.

Noi siamo andati a festeggiarla all’antica maniera in un bosco nascosto a un’ora di cammino dalla piattaforma del 66esimo chilometro a sud di Mosca, partendo in elektrichka dalla stazione Kurskaja. La Maslenitsa era organizzata dai volontari di Verenitsa, organizzazione per la salvaguardia delle chiese in legno del nord della Russia. L’evento era totalmente gratuito, salvo bliny, tè, sbiten’, medovuha e collana di sushki.

Glossario:

maslenitsa – significa qualcosa tipo “ragazza di burro”, perché “maslo” è il burro o l’olio in russo. E’ l’ultima festa prima di Pasqua, durante la quale ci si può abbuffare di grassi, dolci e alcol, fare scherzi, giochi e spettacoli e, secondo la tradizione più ortodossa, fare sesso;

bliny – crèpes russe, anche se hanno meno uova nell’impasto e si possono fare più spessi, usando il kefir al posto del latte. Si servono con il pesce, il caviale, la carne, i funghi con le patate, marmellate varie, smetana, sgushenka (latte condensato). Sono il simbolo della Maslenitsa perché sono a forma di sole;

sbiten’ – bevanda simile al tè, ma a base acqua, miele e erbe aromatiche;

medovuha – bevanda con un basso tasso alcolico a base di miele;

sushka – tarallo, ovvero biscotto o pane dolce di forma circolare – alla Maslenitsa si portano appesi al collo uniti da un cordoncino e sono usati per spiluccare mentre si sta al freddo o per fare amicizia: “Scusa, mi dai un sushka? Facciamo a cambio?”

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L’organizzazione ha costruito una vera e propria barriera di ghiaccio all’entrata e per passare ogni comitiva doveva cantare una canzone: la nostra è stata Katiusha, cioè la versione originale di quella che in italiano è diventata la Rossa Primavera.

All’interno della maslenitsa allestita in mezzo ad una grande radura nel bosco, erano state costruite tantissime attrazioni secondo la vecchia tradizione:

kacheli – altalene di vari tipi, per una o più persone o in forma di catapulta (sempre che non abbia capito io male, per la catapulta);

gorki – “montagnelle”, ovvero strutture di neve ammassata e diventata ghiaccio sulle quali si può salire e poi scendere giù sullo slittino, sul gommone (tubing), sulla porta del bagagliaio di una vecchia macchina, su un foglio di linoleum o di PVC, o sul proprio sedere;

krepost’ – la fortezza: una vera e propria fortezza di ghiaccio che viene assaltata dalla gente, che è arrivata fin lì munita di casco e protezioni per salvare la Maslenitsa;

chuchelo-Maslenitsa – uno spaventapasseri femmina vestito con il costume tradizionale, che rappresenta l’inverno, zima, femminile in russo, e che viene incendiato alla fine della festa per dire addio all’inverno e dare il benvenuto alla primavera.

L’evento del rogo della Maslenitsa è stato drammatizzato e ha coinvolto tutti gli ospiti della festa. Dopo i giochi, le abbuffate e i canti vicino ai falò, ci si è riuniti davanti ad una struttura in ghiaccio chiamata “tana dell’orso”, sulla quale c’era un cartello: “Non svegliatemi fin quando non è primavera. Il vostro orso”. Un uomo travestito da orso si è disteso sulla tana e la gente ha cominciato ad urlare per incoraggiarlo a svegliarsi, ma lui ha continuato a fare gesti volgari con le mani e a voltarsi dall’altro lato, fin quando non è arrivata una donna in costume, la primavera, che ha provato a lungo a scuoterlo e a dargli botte sulla testa per farlo alzare. La donna ha incoraggiato la folla a ripetere con lei la frase “Vesnà idjot” (“Arriva la primavera”), fin quando l’orso, spazientito, non si è alzato, e per impedire l’arrivo della bella stagione, ha rapito la Maslenitsa e l’ha portata sulla fortezza, per impedire che venisse bruciata e che con lei finisse anche l’inverno.

Una volta portata la Maslenitsa nella fortezza, è cominciata la battaglia: all’interno della fortezza c’erano quelli che stavano con l’orso, e intorno alle sue mura si arrampicavano gli uni sugli altri e venivano respinti a manate quelli che rivolevano indietro la Maslenitsa. La battaglia è durata a lungo e qualcuno si è anche fatto male cadendo dall’alto, ma fortunatamente l’organizzazione era provvista di barelle e di strumenti per il primo soccorso; anche se, quelli che stavano in cima alla fortezza, non si prendevano un po’ troppo sul serio a spingere così forte? Alla fine la Maslenitsa è stata conquistata da una ragazza che è riuscita ad arrampicarsi dal retro in un momento in cui tutti erano occupati sul lato anteriore della fortezza; è stata portata al centro della grande radura ed è stata bruciata.

Ci sono stati canti popolari, balli, ci siamo disegnati fiori, soli e demoni sul viso e abbiamo assistito allo spettacolo barbaro (nel senso affascinante della cosa) dell’albero della cuccagna. In cima ad un altissimo palo erano stati appesi dei regali e gli uomini più prestanti, in mezzo alla neve, si spogliavano, rimanevano solo un mutande, si aggrappavano al palo e cominciavano ad arrampicarsi: solo i più forti e abili riuscivano ad arrivare in cima e a staccare un pacchetto, ma sia che ci arrivassero, sia che non ci arrivassero, potevano scendere giù soltanto scivolando lungo il palo di legno e quindi arrivavano sempre a terra con il corpo interamente escoriato.

La Maslenitsa tradizionale prevede molti di questi giochi virili e violenti, tra i quali, per esempio, la box. Su questo link ho trovato informazioni dettagliate sui giorni della Maslenitsa: la festa, infatti, dura un’intera settimana ed ogni giorno ha un nome ed è dedicato ad un evento.

Lunedì – incontro. Il lunedì si allestivano le altalene e le farse. Si cominciavano a fare i bliny. Il primo blin si dava ai poveri in ricordo dei morti.

Martedì – inizio dei giochi. I ragazzi e le ragazze si invitavano gli uni gli altri a scivolare delle gorki e a mangiare i bliny. Chiamavano parenti e conoscenti.

Mercoledì – buongustai. In questo giorno il genero andava “dalla suocera per i bliny”. Oltre al genero la suocera invitava anche altri ospiti.

Giovedì – la grande passeggiata. Da questo giorno il popolo si concedeva ogni tipo di divertimento: montagne di ghiaccio, farse, altalene, tornei di pugilato.

Venerdì – serata della suocera. Questa volta erano i generi ad invitare a casa loro le suocere e a offrire loro i bliny.

Sabato – visita della cognata. La giovane nuora invitava a casa sua la cognata (la sorella del marito). In questo giorno la nuora doveva regalare alla cognata qualcosa di particolare.

Domenica del perdono. L’ultimo giorno della Maslenitsa ci si chiede l’un l’altro perdono, ci si inginocchia ai piedi dell’altro, ci si libera dai peccati prima del Grande Digiuno. In risposta alle scuse si risponde: “Dio perdona”.

E’ una festa bellissima e molto sentita: le donne che conoscono a memoria i canti popolari invitavano tutti a ballare in cerchio con loro intorno al fuoco e se rispondevi che non conoscevi le parole, dicevano che non fa niente; anche nella scuola in cui lavoro è stato allestito un banco della Maslenitsa vicino alla reception, con samovar, tè e bliny.

Poi è cominciato il grande digiuno: nei ristoranti e nei caffè sono comparsi, come ogni anno, i postnye menju, i menù del digiuno. Sono proibiti oltre alla carne e al pesce, le uova, il latte, i prodotti caseari, il burro e l’olio; insomma, si diventa quasi vegani per quaranta giorni. Qualcuno non ce la fa e comincia ad ammalarsi alla quarta settimana. Qualcuno resiste: quest’anno la primavera è già arrivata e la neve si è sciolta, non dovrà essere troppo difficile rinunciare alle calorie.

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8 risposte a “Maslenitsa (la ragazza di burro e la domenica del perdono)

      • è stato tutto per caso, il mio fidanzato fa un lavoro che lo porta a spostarsi in giro per il mondo e quando gli hanno chiesto se voleva andare per un lavoro di circa due anni in Bulgaria ha accettato… ed ora eccomi qui da praticamente un anno, felicissima e ghiotta di conoscenza , di tradizioni che sto conoscendo piano piano… p.s. forse la prossima tappa è proprio la Russia 😉
        e tu invece???

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      • Io ho studiato russo all’università, ma a parte vacanze studio fatte a mie spese, possibilità di venire qui con una borsa non ce n’erano. Ho cominciato a lavorare in Europa e in Italia. Ero alla ricerca di un lavoro più soddisfacente e l’ho trovato per caso in Russia. All’inizio ho colto l’occasione al volo pensando di rimanere solo qualche mese per migliorare la lingua e riscattarmi delle cose non fatte all’università, poi ho sentito che dovevo rimanere, e sono qui quasi da due anni. Faccio l’insegnante, poi chissà!

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      • ma che bello !!! credo che vivere all’estero accresca tantissimo la propria apertura mentale, ho sempre viaggiato in giro per l’Europa, ma viverci è diverso…
        Complimenti per la tua scelta forte!!! ti seguirò volentieri. 🙂

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