Cosa dicono altri russi


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Succedono, si pensano, si scrivono, si dicono, cose diverse che si accavallano tra loro.

A scuola, ho parlato con la mia prof di russo.

Lei dice questo:

In Russia viviamo in un regime e per quanto riguarda la censura in TV, non puoi fare il paragone con l’Italia. In Italia non arresterebbero una persona solo perché va a manifestare in piazza.

Su questo mi sento di essere d’accordo, ma con delle riserve.

In Russia pare che stiamo tornando al regime sovietico e io non so se la settimana prossima sarò libera di scrivere quello che voglio. La maggior parte dei russi sono nostalgici dell’Unione Sovietica, e a differenza degli europei non hanno riconosciuto che Stalin è il male, e a scuola continuano a studiare che sì, ha fatto delle cose cattive, però.

Anche su questo la capisco: c’è una nostalgia dilagante delle cose buone dell’Unione Sovietica. Quanto a Stalin, Hitler, Mussolini, che dire? Dittatori, tutti e tre, ognuno a modo suo. Hanno ucciso persone. Eppure una voce dentro mi dice che sì, non insegnerò ai miei figli che da Stalin bisogna prendere esempio, ma non potrò nemmeno in tutta coscienza nascondergli se qualcosa di buono queste persone l’hanno fatto, tra le tante cose cattive. Quanto alla paura di non poter più parlare, sarà dettata da condizioni reali o dal panico? Perché che abbiano arrestato le Pussy Riot, per esempio, non si può considerare una prova definitiva dell’assenza della libertà di parola, se si tiene conto delle modalità della protesta e dell’accanimento dell’Occidente, addirittura sospetto a mio avviso, in difesa della loro causa. Non ci si può allarmare così, perché di fatto non andiamo tutti i giorni vestite con colori sgargianti sull’altare – posto non condiviso dai fedeli nella chiesa ortodossa – del tempio più famosa della città, a criticare senza diplomazia e senza un contesto che ci protegga un presidente che lo dice lui stesso che non c’è la libertà di parola. Facciamo altro, tutti i giorni, pure parliamo, pure non siamo d’accordo. Le risorse di informazione sono ancora tante, anche se hanno interrotto le trasmissioni televisive del canale Dozhd, per esempio. E quanto all’esempio particolare delle Pussy Riot, adesso sono libere, si sono separate, e un paio di loro dicono che vogliono dedicare la vita ai diritti dei carcerati e concedono interviste alle TV americane con lo sguardo languido. E a me questo non piace per niente, mi puzza tantissimo. Mi domando: come si guadagnano da vivere? Un altro è il caso degli arrestati durante una manifestazione a Balotnaja Ploshad. Loro li compatisco di più, ma forse perché non si è messa Madonna a fargli pubblicità.

Non è giusto che in Crimea ci sia l’esercito russo, nemmeno se è stato chiamato. Così è facile, hanno dato alla gente del posto i passaporti russi e adesso i russi in Crimea decidono. Ma il fatto che io pensi che non è giusto, non significa che supporti l’intervento americano e europeo. E viceversa, il fatto che io tema gli interessi imperialisti dell’America non significa che supporti Putin: la situazione è molto complessa e adesso in Ucraina c’è una forte propaganda anti-russa (con quest’ultima frase la mia prof spiega l’immagine con l’Oceano al posto della Russia che ho postato in Cosa dicono i Russi?). E’ anche vero che l’unica cosa che adesso interessa alla gente in Crimea è che tutto questo finisca prima della stagione balneare, perché subirebbero un danno economico troppo grande.

Vero, sono d’accordo. E per quanto riguarda la stagione balneare, un appunto per i non addetti alla Russia: la Crimea è la Calabria o il Gargano o la Sardegna della Russia, il posto dove i russi vanno al mare. Rispetto alla notizia annunciata dalla Rada della Crimea di fare il referendum per l’annessione della repubblica autonoma alla Russia il 16 marzo, un utente di facebook commenta: “Il parlamento del mio appartamento ha deciso di unirsi all’Australia” – cioè, il parlamento della Crimea non ha il diritto di prendere queste decisioni / è influenzato dalla presenza militare russa / dalla presenza di persone in possesso del passaporto russo in Crimea (mi pare di capire. Perché qui non si capisce più niente).

Poi la mia prof dice qualcosa sull’orgoglio russo, sulla cultura misconosciuta di cui ho già parlato:

Sono orgogliosi solo del passato. La maggior parte sono ignoranti, maschilisti, gente che crede che se facciamo un corso di cucina per i bambini della nostra scuola, li facciamo diventare gay.

In realtà anche in Italia conosco molta gente che ragiona così. Ma a proposito della legge anti-gay e di Luxuria, bisogna precisare, la mia prof dice, come altra gente che conosco: Non c’è nessuna propaganda per l’omosessualità in Russia, è una legge inutile che hanno fatto solo per far vedere che fanno qualcosa, come la legge anti-magnitskij contro l’adozione di bambini russi da parte degli americani; Beh sì, Luxuria era venuta a vedere una partita di hockey o a difendere i diritti dei gay? Se per il secondo motivo, doveva aspettarsi di essere arrestata, ma doveva anche essere pronta a rimanerci in Russia… se subito telefoni per farti salvare, allora per cosa stai lottando?

E continua la mia prof, sui russi:

Sono gente passiva e priva di coraggio, non li vedi con le loro facce spente sulla metro? Credono in questo mito della Grande Madre Russia e molti non hanno rispetto verso le altre culture, per esempio dell’Ucraina dicono: “Ma che è? Mica è un paese? L’Ucraina è russa!”, come se la cultura Ucraina non avesse senso di esistere fuori dalla Russa; sebbene sia vero che abbiamo delle radici comuni.

Vero anche questo: il mio ragazzo, pur essendo anomalo (è obiettore di coscienza in un paese in cui l’obiezione di coscienza non esiste, per esempio), mi ha fatto una testa così sul fatto che l’Ucraina è russa e abbiamo discusso a lungo sui motivi per pensare che, sebbene lo sia dal punto di vista della storia comune, non lo è dal punto di vista del diritto internazionale, proprio come l’Italia non appartiene alla Grecia solo perché il sud è una ex colonia o la Grecia non appartiene all’Italia perché buona parte della nostra eredità culturale si è formata lì. A lungo abbiamo parlato di cosa significa avere il sangue di un determinato gruppo, e gli ho spiegato che per quanto sia un’idea romantica e pure ottimista, visto che tiene conto di una visione idilliaca di una Russia dall’antica saggezza ancora intatta e portatrice del sogno dorato del comunismo, non significa niente. Mi portava l’esempio del fatto che sono italiana e come fa a non darmi fastidio che l’Italia si riempia di cinesi? Gli ho detto che i cinesi di oggi possono essere gli italiani di domani, come gli italiani di oggi, compresa me, sono i greci, gli etruschi, gli arabi, i longobardi, i normanni, gli spagnoli di ieri. Io non posso dire di appartenere al gruppo etnico italiano: trovo sempre difficoltà a scrivere a che gruppo appartengo sui moduli in cui mi viene richiesto, alla fine mi limito a mettere la spunta su “white – other”. Nel mio sangue, ho detto al mio ragazzo, scorre il sangue del vicino Oriente, dell’Africa del Nord, dell’Europa del Nord. Non solo ne sono sicura, ma ho un passato alle spalle, una vita che non mi permette di identificarmi con uno e un solo gruppo, per quanto sia pronta a difendere il mio paese e sia impegnata quotidianamente nella diffusione della sua cultura.

E questa sul mio ragazzo era solo una parentesi. In realtà molto altro si dice e succede. La mia compagna di corso mi ha consigliato di visitare la pagina di Facebook Voci dal Maidan, sulla quale vengono pubblicate lettere di ucraini e russi tradotte in italiano a testimonianza di quello che sta accadendo, e sulla quale dovrebbe esserci – ma non la trovo, la testimonianza di una sua amica italiana che si trovava per motivi di studio a Kharkhiv e che è stata costretta a tornare in Italia.

La mia compagna di corso dice:

Dobbiamo stare molto attente a quello che diciamo. Noi non possiamo capirli, perché non abbiamo mai vissuto sotto una dittatura.

Per quanto mi riguarda, però, quando la prof parlava della passività dei russi, a me veniva in mente il modo in cui parlo della passività degli italiani.

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