Viaggio tra le caramelle russe

Finalmente ho aperto il cofanetto con i dolciumi di cui ho parlato nel post Felice anno nuovo e felice “Vecchio anno nuovo”. Innanzitutto dobbiamo ringraziare il dentista russo della Clinica Dentale Comunale, che mi ha tolto il dente del giudizio che mi stava crescendo in direzione dell’orecchio in meno di cinque minuti, in barba a chi si preoccupava tanto delle cliniche comunali, e grazie al quale, essendomi passate tutte le infezioni orali del caso, mi sono potuta avventare, dopo aver a lungo alimentato il desiderio, sulla bellissima scatola di latta che mi è stata regalata al Cremlino.

Avevo detto che dentro c’era del cioccolato che, secondo una mia amica che aveva visto la foto del cofanetto aperto, erano le Rossana russe. In realtà, come avevo previsto, non erano Rossana, ma cioccolatini Babaevskij, prodotti dalle operaie che vedo dalla mia finestra e che molto probabilmente incontro sulla marshrutka che da casa mia porta alla metropolitana. Purtroppo per i curiosi, il cioccolatino Babaevskij l’ho divorato prima di tutti e prima di pensare di scrivere di caramelle russe, perciò non ho una foto di quel cioccolatino lì, ma posso solo offrire un’immagine di una barretta con il logo rubata da Google images.
babaevskij
A seguire, sono stati consumati due cioccolatini, lungo la strada tra la stazione Dinamo e la scuola superiore dove ho visto affisse le foto dei terroristi di cui ho parlato nel post 32 chili di tritolo. Uno a me, uno ad un cavaliere misterioso che sta ispirando le mie avventure moscovite. Mi fa:
– Oh… la Belochka… prendila tu!
– No, io la conosco già la Belochka.
Lui ride: parlo come una collezionista di cose quotidiane russe. Io continuo:
– Voglio Aljonka.
– La vita è più felice con Aljonka, – risponde lui, e dopo avergli fatto mille domande non riesco a capire se è il verso di una filastrocca pubblicitaria o che. Magari una cosa tipo: “Haribo è la bontà che si gusta ad ogni età”. In realtà è che vorrei tanto che fosse così, e quasi mi dispiace l’idea che possa non esserci una filastrocca per Aljonka.
Bisogna ancora che vi dica una cosa: in russo le caramelle si chiamano konfety. La konfeta russa non è la caramella nel senso italiano: può essere sia una caramella al gusto di frutta, per esempio, che un cioccolatino. La konfeta è una cosa piccola e dolce dentro una carta colorata. Così, se più avanti leggerete la parola konfeta, saprete di che si tratta.
Visto che anche dei konfety Belochka (scoiattolo) e Aljonka (Alessiuccio) non rimane traccia, ecco delle foto prese dalla rete.

belochka
Belochka / Scoiattolo. Questa è la carta del cioccolatino, quando veniva prodotto in Unione Sovietica. Salvo alcune scritte, la confezione non è cambiata.

Aljonka. Cioccolata prodotta dal marchio Krasnyj Oktjabrj (Ottobre Rosso). Avvolto dalla cioccolata, uno spesso strato di wafer al cioccolato.
Aljonka. Cioccolata prodotta dal marchio Krasnyj Oktjabr’ (Ottobre Rosso). Avvolto dalla cioccolata, uno spesso strato di wafer al cioccolato.

Sulla carta della Belochka che vedete, c’è scritto che è stata prodotta presso la fabbrica Babaevskij, mentre sulla carta di Aljonka c’è scritto che è stata prodotta presso la Krasnyj Oktjabr’. Krasnyj Oktjabr’, per quanto ne sappia, è ai giorni nostri una ex fabbrica, un bellissimo complesso in mattoni rossi che si trova alle spalle del tempio di Cristo Salvatore, alla fermata della metropolitana Kropotkinskaja. Siccome leggo sulla carta di tutte le konfety Krasnyj Oktjabr’ che mi stanno passando per le mani, che sono state prodotte nella strada in cui vivo, ne deduco che la produzione del marchio Krasnyj Oktjabr’ sia stata trasferita alla fabbrica Babaevskij. Mi diverto un po’ a fare deduzioni e a non riportare (ancora) informazioni certe.
Delle altre konfety, invece, vi posso proporre immagini scattate all’istante.
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Ptichje moloko. Caramella fatta di crema all’albume d’uovo.

Ptichje Moloko è tra l’altro il nome di un modo di fare le torte, con una crema particolare e abbastanza stomachevole per me, allo zucchero e all’albume d’uovo. Letteralmente, a me suona come “il latte degli uccelli”, per questo il cavaliere misterioso mi è venuto a dire che Ptichje Moloko è il latte lasciato da una mucca volante … o il latte che la mamma uccello dà ai suoi piccoli. Io mi confondo per un attimo, mi dimentico che l’uccello ai piccoli dà i vermi, non il latte.
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orsetti gommosi russi

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Красный Мак / “Papavero rosso”

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Мишка Косолапый / “Orso bruno”

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Кара-Кум / “Kara-Kum”

Le ultime tre che vedete sono konfety del marchio Krasnyj Ortjabr’. La cosa interessante è che non ho ancora ben capito in che cosa si distinguano nel gusto; sono tutte cioccolatini, ma sulla confezione non ci sono scritte le caratteristiche, solo il nome del prodotto con un’immagine didascalica. Il cavaliere misterioso mi garantisce che “Papavero Rosso” non è un cioccolatino con dentro i semi di papavero, per esempio. E non è che la mia pensata sia del tutto illogica, visto che in Russia si fanno dolci, addirittura brioche con il ripieno di semi di papavero, che a me disgusta. Mi viene l’idea che forse il nome dei cioccolatini e l’immagine sulla confezione abbia solo a che fare con la presentazione del prodotto: il cavaliere misterioso mi racconta, per esempio, che da bambini giocavano a dare colpi sulle carte delle caramelle; quelle che non si ribaltavano venivano date in pegno al compagno, e il vincitore era quello che conquistava più carte di caramelle. Mi sembra che il gusto del gioco dovesse essere nel fatto che le carte delle caramelle erano belle da guardare, come le figurine dei calciatori, per esempio. Così la caramella diventava non solo un dolciume, ma un pretesto per possedere un oggetto che fosse bello e colorato. Su “Papavero Rosso” un’immagine di papaveri, su “Orso Bruno” degli orsi, su “Kara-Kum” dei cammelli su sfondo dorato e così via.
Визит / "Visita", prodotto Babaevskij
Визит / “Visita”, prodotto Babaevskij

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Dalla serie della marca RotFront, che sembra produrre, da quanto vedo nella mia scatola di latta, konfety che riportano sulla carta raffigurazioni della città di Mosca, Огни Москвы / “Luci di Mosca”.

Лебёдушка / "Cignetto", marchio "Krasnyj Oktjabr'". Misteriosa caramella con ripieno di Iris molli. Chissà che roba sarà.
Лебёдушка / “Cignetto”, marchio Krasnyj Oktjabr’. Misteriosa caramella con ripieno di Iris molli. Chissà che roba sarà.

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Коровка / “Mucchetta”, ancora dalla RotFront. A differenza delle altre caramelle questa sembra essere un tipo famoso, infatti l’ho già vista molte altre volte. Al gusto di latte “topljonoe”, cioè latte lavorato secondo un certo procedimento che nemmeno io ho ancora capito.

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Гусиные лапки / “Zampe di Gallina”, marca “RotFront”

Quando vede la “Zampe di Gallina”, il mio cavaliere misterioso dice “Mmm… queste erano le mie preferite! Al caramello!”, per questo decido di non mangiarla e lasciarla a lui: mi viene in mente la Baba-jagà, la strega delle fiabe russe che abita in una izbà che cammina su zampe di gallina, e faccio un piccolo volo in un’infanzia che non è stata la mia.
Di tutte le konfety che ho mostrato, solo quelle RotFront non sono prodotte dalla fabbrica Babaevskij, che si trova di fronte a casa mia. Tutte le altre, guardandole, mi vengono in mente le operaie che vedo dalla finestra della mia camera. Le immagino adoperarsi giorno e notte e fare quel rumore di pazzi che all’inizio non mi faceva dormire, e diffondere quell’aroma intenso sulla strada di casa, per riempire i ricordi dei bambini con equivalenti russi delle nostre calze della Befana. Da noi c’erano il Kinder, il Duplo, le Brooklin, le Big Bubble, le Rossana, le Mou, e qui invece i sono i Papaveri Rossi, le Zampe di Gallina, le Luci di Mosca. Le immagino e le voglio ricordare con questa foto di pessima qualità, che però vi dovete fidare, è una foto delle loro finestre, dietro le quali passano con in mano enormi vassoi.
E io adesso apro il mio cofanetto di latta colorata, scarto le konfety, guardo dalla finestra e immagino il giro che hanno fatto per arrivare fin dentro camera mia.
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