Il funerale di Lev Mikhailovich – parte 2 (pomìnki)

Il ristorante aveva l’insegna viola, le porte rosa, l’arredamento in diverse tonalità di barbie. Su un’insegna posta nel disimpegno, tra le due porte di ingresso che aiutano ad isolare il calore interno dal freddo in strada, si leggeva: “Matrimoni, feste di compleanno, feste corporative, veglie funebri.” Che in russo si chiamano pomìnki e si fanno il giorno dei funerali, il nono e il quarantesimo dopo … Continue reading Il funerale di Lev Mikhailovich – parte 2 (pomìnki)

DOVE LA TERRA FINISCE – TERIBERKA

Alla fine del mondo ci si arriva percorrendo una strada di merda. Non che io voglia fare la disfattista a tutti i costi e lamentarmi di qualsiasi cosa, che sia chiaro, che penso come spirito di adattamento di poter dare dei punti a tanta gente, ma voi come chiamereste 120 km di strada di cui 80 di asfalto a buche e 40 di sterrato? Strada di merda. Appunto.

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Le città sul Volga – Togliatti

Tol’jatti, Togliattigrad per noi italiani (prima Stavropol na Volghie) è la città che sin dall’inizio di questo viaggio mi interessa più di tutte. Vuoi per il nome vuoi per il suo passato che poi è legato a noi italiani, e in particolare agli ingegneri della Fiat che negli anni 60’ ci costruirono le catene di montaggio della AvtoVaz (Volžskij Avtomobil’nyj Zavod) , grazie alle quali poi la città conobbe un forte sviluppo. Negli anni in cui il nostro partito comunista era il più forte in Europa, l’autorità sotto il mandato Chruščëv decise di rinominare la città in onore del segretario PCI Palmiro Togliatti appena dopo la sua morte avvenuta in Crimea nel 1964 durante una vacanza.

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Sbandamenti georgiani

Non c’è un angolo di Georgia dove non ci sia un cane assonnatissimo tutto raggomitolato su se stesso. Nell’unico punto in cui non ce n’era uno, a Tbilisi, hanno messo una scultura lì a rappresentarlo. Tbilisi… Una città in cui domina l’oziosità e la decadenza, tutta l’opposto di Mosca, così dinamica e tirata a lucido. La principale attrazione della città, suonerà strano dirlo, sono le … Continue reading Sbandamenti georgiani

Dove sta il fagiano?

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Per me si va nella città dolente,

per me si va nell’eterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Tralallalero trallallà,

perdete ogni speranza, o voi che entrate.

Questo è come io mi ricordo i versi imparati a memoria a scuola. Me li ricordo se mi ricordo bene cosa significano, se mi hanno commossa (finché il sole risplenderà sulle sciagure umane mi basta per tutti i Sepolcri), se non me li sono dimenticati. E poi io sono della scuola che non si impara a memoria, ma si ragiona fino ad arrivare all’automatismo. Come quando, in scena, mi ricordavo cosa dovevo dire perché mi ricordavo anche in che punto dovevo trovarmi e chi era accanto a me o dietro di me.

Non credo che i russi sarebbero d’accordo. In questo paese ho visto un mare di gente ricordare a memoria interi pezzi dell’Evgenij Onegin di Puškin, della Nuvola nei Pantaloni di Majakovskij, dei Dodici di Blok. Questa gente si ricorda a memoria Chodasevič, una sera a una cena di Capodanno un ingegnere edile citava a memoria Есть Женщины в Русских Сельеньях di Nekrasov. Uno pensa: sono amanti della bellezza. Del resto, come potrebbe non amare la bellezza in maniera carnale, quasi come i napoletani, la gente della “bellezza che salverà il mondo”?

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Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore

Tutto è cominciato quando una mia studentessa mi ha regalato Bereghinia, una bambola di pezza composta da sette ritagli di stoffa, che pare che presso i popoli slavi, prima della cristianizzazione, si appendesse sopra la porta per proteggere la casa.

Ho chiesto alla mia studentessa chi le ha insegnato queste cose, e lei mi ha parlato di Polina Vladimirtseva, che di bambole e antichi rituali russi si occupa solo per passione, e che lavora invece presso il salone del lino Bi-len a Korolev, una piccola città a nord-est di Mosca, dove disegna e realizza abiti ispirati alla tradizione russa. Continue reading “Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore”

Third-class travel (2017)

platzkartPlatzkart (titolo in inglese: Third-class Travel) è un documentario di Rodion Ismailov presentato il 20 maggio 2017 al DOKer, il festival del cinema documentario di Mosca.

È ambientato interamente sul treno Rossiya, che parte ogni due giorni da Mosca per arrivare, in quasi sette giorni percorrendo la Transiberiana, a Vladivostok, e l’azione si svolge tutta in terza classe, quella che in russo, appunto, si chiama platzkart.

L’azione, poi, non è forse la parola più corretta, perché non si svolge nessuna azione particolare: è piuttosto il treno, contenitore di vite, che si svolge; è piuttosto la vita che si svolge dentro il treno, e dentro il film. Continue reading “Third-class travel (2017)”

Mamma li russi #1: Sorridere

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foto da Google Images

Siamo abituati a pensare che sorridere sia normale, no? Non ci facciamo nemmeno caso, ormai: entriamo in un negozio e sorridiamo, ci presentano qualcuno, gli stringiamo la mano e sorridiamo, ci fanno un rimprovero e anche lì, senza accorgercene, mostriamo i denti. Al liceo il mio prof di filosofia mi fece notare che tra gli animali mostrare i denti è segno di una minaccia, e che solo gli umani mostrano i denti per stabilire rapporti pacifici. Io non sono per niente competente nella materia antropologica, ma la mia esperienza di viaggiatrice e conoscitrice degli umani mi suggerisce che la generalizzazione del mio prof di filosofia andrebbe invece diversificata, perché non tutti gli umani mostrano i denti allo stesso modo e nelle stesse occasioni. Continue reading “Mamma li russi #1: Sorridere”