Sbandamenti georgiani

Non c’è un angolo di Georgia dove non ci sia un cane assonnatissimo tutto raggomitolato su se stesso. Nell’unico punto in cui non ce n’era uno, a Tbilisi, hanno messo una scultura lì a rappresentarlo. Tbilisi… Una città in cui domina l’oziosità e la decadenza, tutta l’opposto di Mosca, così dinamica e tirata a lucido. La principale attrazione della città, suonerà strano dirlo, sono le … Continue reading Sbandamenti georgiani

Dove sta il fagiano?

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Per me si va nella città dolente,

per me si va nell’eterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Tralallalero trallallà,

perdete ogni speranza, o voi che entrate.

Questo è come io mi ricordo i versi imparati a memoria a scuola. Me li ricordo se mi ricordo bene cosa significano, se mi hanno commossa (finché il sole risplenderà sulle sciagure umane mi basta per tutti i Sepolcri), se non me li sono dimenticati. E poi io sono della scuola che non si impara a memoria, ma si ragiona fino ad arrivare all’automatismo. Come quando, in scena, mi ricordavo cosa dovevo dire perché mi ricordavo anche in che punto dovevo trovarmi e chi era accanto a me o dietro di me.

Non credo che i russi sarebbero d’accordo. In questo paese ho visto un mare di gente ricordare a memoria interi pezzi dell’Evgenij Onegin di Puškin, della Nuvola nei Pantaloni di Majakovskij, dei Dodici di Blok. Questa gente si ricorda a memoria Chodasevič, una sera a una cena di Capodanno un ingegnere edile citava a memoria Есть Женщины в Русских Сельеньях di Nekrasov. Uno pensa: sono amanti della bellezza. Del resto, come potrebbe non amare la bellezza in maniera carnale, quasi come i napoletani, la gente della “bellezza che salverà il mondo”?

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Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore

Tutto è cominciato quando una mia studentessa mi ha regalato Bereghinia, una bambola di pezza composta da sette ritagli di stoffa, che pare che presso i popoli slavi, prima della cristianizzazione, si appendesse sopra la porta per proteggere la casa.

Ho chiesto alla mia studentessa chi le ha insegnato queste cose, e lei mi ha parlato di Polina Vladimirtseva, che di bambole e antichi rituali russi si occupa solo per passione, e che lavora invece presso il salone del lino Bi-len a Korolev, una piccola città a nord-est di Mosca, dove disegna e realizza abiti ispirati alla tradizione russa. Continue reading “Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore”

Third-class travel (2017)

platzkartPlatzkart (titolo in inglese: Third-class Travel) è un documentario di Rodion Ismailov presentato il 20 maggio 2017 al DOKer, il festival del cinema documentario di Mosca.

È ambientato interamente sul treno Rossiya, che parte ogni due giorni da Mosca per arrivare, in quasi sette giorni percorrendo la Transiberiana, a Vladivostok, e l’azione si svolge tutta in terza classe, quella che in russo, appunto, si chiama platzkart.

L’azione, poi, non è forse la parola più corretta, perché non si svolge nessuna azione particolare: è piuttosto il treno, contenitore di vite, che si svolge; è piuttosto la vita che si svolge dentro il treno, e dentro il film. Continue reading “Third-class travel (2017)”

Mamma li russi #1: Sorridere

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foto da Google Images

Siamo abituati a pensare che sorridere sia normale, no? Non ci facciamo nemmeno caso, ormai: entriamo in un negozio e sorridiamo, ci presentano qualcuno, gli stringiamo la mano e sorridiamo, ci fanno un rimprovero e anche lì, senza accorgercene, mostriamo i denti. Al liceo il mio prof di filosofia mi fece notare che tra gli animali mostrare i denti è segno di una minaccia, e che solo gli umani mostrano i denti per stabilire rapporti pacifici. Io non sono per niente competente nella materia antropologica, ma la mia esperienza di viaggiatrice e conoscitrice degli umani mi suggerisce che la generalizzazione del mio prof di filosofia andrebbe invece diversificata, perché non tutti gli umani mostrano i denti allo stesso modo e nelle stesse occasioni. Continue reading “Mamma li russi #1: Sorridere”