Third-class travel (2017)


platzkartPlatzkart (titolo in inglese: Third-class Travel) è un documentario di Rodion Ismailov presentato il 20 maggio 2017 al DOKer, il festival del cinema documentario di Mosca.

È ambientato interamente sul treno Rossiya, che parte ogni due giorni da Mosca per arrivare, in quasi sette giorni, a Vladivostok e l’azione si svolge tutta in terza classe, quella che in russo, appunto, si chiama platzkart.

L’azione, poi, non è forse la parola più corretta, perché non si svolge nessuna azione particolare: è piuttosto il treno, contenitore di vite, che si svolge; è piuttosto la vita che si svolge dentro il treno, e dentro il film.

Il treno è il non-luogo in cui tutta la Russia viene assorbita dentro un vagone, con i passeggeri che salgono e scendono, ognuno con la propria storia, con la propria destinazione; e il film è costruito come un treno: incomincia, ci si siede, e si parte, un personaggio, una storia, poi un altro personaggio, un’altra storia… come tanti vagoni le interviste, le riflessioni ad alta voce sulla vita (e sulla vita in Russia) si susseguono dirette verso Vladivostok, ma forse, come suggeriscono i binari che si offuscano alla fine del film, anche più in là, verso un luogo che non è geografico, verso quella destinazione, la risposta alla domanda “Dove andiamo?” che tutta l’umanità cerca.

A cavallo di Capodanno 2016, il treno brulica di persone che tornano a casa per festeggiare o che festeggiano proprio in treno: giocano a carte, suonano la chitarra, cantano nella propria lingua (che non è per forza il russo), comprano pesce affumicato dalle nonnine sul binario, durante la sosta, e lo mangiano per accompagnare la vodka nascosta nel thermos, si agghindano con ghirlande natalizie, guardano film dai loro portatili, ascoltano il discorso di fine anno di Putin, e raccontano…

Ci sono quei due che si amano ancora dopo tanti anni. Ci sono gli studenti coreani che tornano a casa. C’è il tipo che è stato in prigione 9 anni e sta tornando da suo figlio, che ormai è grande e fa il soldato. C’è una comitiva di amici un po’ alticci, c’è una famiglia chirghisa che banchetta. C’è un uomo che voterebbe solo Zhirinovsky e un vecchietto che distribuisce un giornale comunista e chiede al pubblico di rivalutare i lavori compiuti da Stalin per rimettere in sesto la Russia dopo la Seconda Guerra Mondiale. C’è una signora che torna dal marito alcolizzato e che non ce l’ha mai fatta a lasciarlo, e c’è una ragazza che ha studiato tanto e ha preso i voti più alti per potersi trasferire dalla campagna sperduta a Vladivostok, dove spera di incontrare un uomo buono, intellettuale, bello, con le spalle larghe, con cui poter creare una famiglia.

Platzkart è una raccolta di racconti (una raccolta di vite) tenuti insieme dal filo del treno: come il paesaggio scorre dietro ai finestrini, così le vite scorrono davanti a loro, diverse, plurali, come ricorda la canzone di uno dei passeggeri, mescolate per qualche ora o qualche giorno a formare una sola voce, la voce della Russia, e poi ognuno a casa propria, ognuno nella propria realtà.

 

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