Fine settimana a Uglič

Era la festa del 4 novembre, quando siamo partiti per Uglič.

Uglič è una città dell’Anello d’oro (in questo blog vi ho parlato di Suzdal’ e Vladimir, di Kostromà, di Kolomna) e si trova 200 chilometri a nord-est di Mosca.

Arrivare in treno non è semplice. Bisogna fare almeno un cambio e i biglietti sono reperibili su compagnie diverse, per questo abbiamo preferito andare con un minibus della compagnia Express Car diretto a Rybinsk. Il minibus costa più del treno, 750 rubli a persona, cioè circa 12 euro con il cambio corrente, ma è una comodità. In più, quello che mi piace dei viaggi in pullman sono le soste agli autogrill, che in Russia sono spesso diversi dai nostri e nei quali puoi trovare sempre prodotti interessanti che non avresti immaginato. Per esempio, l’autogrill a metà strada tra Mosca e Uglič vendeva, tra le altre cose, attrezzatura da giardino molto ingombrante. Ci vogliono circa 5 ore di macchina per arrivare a destinazione: il minibus ferma davanti a un negozio di alimentari ai margini della città; da lì siamo andati a piedi fino al centro.

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Per la strada abbiamo visto le solite cose: chiese delle quali non conosciamo il nome, con cupole brillanti che si stagliano sul cielo bianco-grigio e casine di legno con i naličniki alle finestre. II naličniki sono delle cornici decorate, e sono interessanti perché sono diversi in ogni paese o città: per via delle differenze e delle somiglianze tra i diversi tipi, sono diventati oggetto di studio.

Una cosa in particolare, però, mi è venuta voglia di fotografare: una signora con il suo banco del pesce improvvisato sul marciapiede. Mi è sembrata una cosa tipicamente russa, la babùlja che arrotonda la pensione vendendo i suoi lavori o i suoi raccolti, e che allo stesso tempo ricorda le nostre città com’erano trenta, quarant’anni fa.

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Abbiamo alloggiato in un albergo bellissimo al centro e la camera doppia con colazione inclusa ci è costata solo 3000 rubli, circa 50 euro con il cambio corrente, prezzo più alto del solito, visto che si tratta di giorni di vacanza. L’albergo si chiama Voznesenskaja: salite le scale dell’ingresso ci si ritrova in una veranda con tavoli di vimini e vasi con le piante, da qui si prosegue nella hall con i divani e affreschi che rappresentano diversi paesaggi di Uglič. La signora alla reception ci dà il talončik per la colazione e ci indica la camera, che si trova al secondo piano, in mansarda, ed è dotata di frigorifero, televisione e asciugacapelli. Facciamo un giro: sullo stesso piano ci sono una palestra con diverse cyclette e tapis roulant, e una camera dei giochi per bambini, con fasciatoio, giocattoli, un grande tappeto. Ci piace.

Dopo esserci sistemati, siamo andati in giro. Il nostro albergo si trova proprio vicino al fiume Volga e a due musei: quello dei fischietti di terracotta e quello delle bambole, dei quali vi parlerò in un altro post. Dall’altro lato della strada, non lontano dall’albergo, comincia anche il Park Pobedy (Parco della Vittoria). Lungo il viale principale del parco sono disposte diverse bancarelle, tra cui una che mi piace molto perché vende vestiti lunghi a fiori che sono una via di mezzo tra lo stile russo tradizionale e la moda che si ripropone in Russia ultimamente.

Dal Park Pobedy andiamo verso il cremlino, la cui particolarità è che le mura, essendo di legno, non si sono conservate. Si è conservato però il fossato che lo circonda. Percorrendo il ponte per arrivare dall’altro lato, vediamo una donna in costume che canta: per pochi spiccioli mi improvvisa una serenata personalizzata!

All’interno del cremlino si trovano diverse chiese e due edifici collegati al principe Dmitrij, figlio della settima moglie di Ivan il Terribile. Il primo edificio che si vede percorrendo il ponte è la cattedrale Spassko-Preobraženskij con il suo campanile.

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Proseguendo all’interno del Cremlino, entriamo nel museo dell’arte, della storia e dell’architettura e compriamo un biglietto unico che ci permette di entrare quasi dappertutto. Così visitiamo il palazzo del principe Dmitrij e la cattedrale a lui dedicata. Dopo la morte del padre, infatti, il figlio e la madre furono esiliati da Boris Godunov a Uglič e, alle spalle della casa, il bambino fu trovato morto, ferito da un coltello in circostanze misteriose: una versione è che si fosse ferito da solo durante una crisi epilettica, un’altra sostiene invece che Boris Godunov ne avesse ordinato la morte per escluderlo come possibile erede al trono. L’ultima versione, comunque, non sta molto in piedi, perché la Chiesa Ortodossa consentiva massimo tre matrimoni e questo rendeva Dmitrij un figlio illegittimo. Nonostante ciò, il bambino fu canonizzato nel 1606, cioè quindici anni dopo la sua morte, ed è celebrato il 15 maggio.

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Una cosa che abbiamo notato di Uglič è che dopo le sei, salvo qualche negozio di souvenir e un paio di musei, è tutto chiuso. Trovare un posto dove mangiare è stato così difficile che, dopo essere passati dal supermercato Dixy a prendere un paio di brioche, abbiamo preso una pizza e dei noodle da asporto e abbiamo cenato nella nostra accogliente mansarda con la finestrella affacciata sulla neve.

La mattina dopo abbiamo fatto una abbondante colazione contenente lattosio in tutte le salse (zapekankakašha, yogurt!) e ci siamo rimessi in cammino. Abbiamo visitato alcuni musei (quello che mi è piaciuto di più: il museo dei fischietti di terracotta) e poi siamo andati ad esplorare la città, ammirandone gli edifici abbandonati o cadenti.

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Allontanandoci verso la diga sulla quale sorge la centrale idroelettrica aperta nel 1950, ci siamo imbattuti in altre chiese e monasteri, ma ho anche scoperto un fatto curioso: in Russia è possibile celebrare i funerali con il pulmino! In Italia c’è questa possibilità? Io non avevo mai visto una cosa del genere. Nella chiesa si sente la gente mormorare e c’è la bara al centro con il morto, ancora aperta, mentre sul sagrato aspetta un pulmino con il fondo aperto: nel fondo verrà posta la bara, mentre tutti gli ospiti viaggeranno fino al cimitero stando sopra al morto. Non mi sono messa a fotografare il funerale: sarebbe stato troppo indiscreto e anche maleducato, per questo qui potete vedere soltanto il pulmino e la chiesa. Il resto immaginatelo.

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Presso la centrale idroelettrica di Uglič è possibile visitare un museo che, per motivi di orario, noi non abbiamo visitato. In compenso abbiamo costeggiato la centrale e siamo andati a piedi dall’altro lato del fiume, nella parte “nuova” della città. Lì abbiamo trovato altre casine di legno con i naličniki alle finestre, un negozio di alimentari e un grande negozio di pesce al quale faceva la guardia un cane grosso e affettuoso. Siamo tornati al centro in autobus. Mi piace provare i trasporti pubblici nelle altre città; mi piace vedere la strada che fanno, la gente che ci sale, che tipo di autobus sono, in che modo l’autista decora la sua postazione: ci sono quelli che attaccano le icone, quelli che incollano le figurine dei cantanti preferiti, c’è chi appende addirittura delle specie di arazzi e tiene il konduktor, cioè la persona che vende i biglietti, in mezzo ai cuscini. Mi piace anche provare i prezzi diversi: arrivare dalla periferia al centro di Uglič costa solo 15 rubli, che in euro adesso sono circa 25 centesimi.

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L’autobus del ritorno con la compagnia Express Car ferma davanti all’albergo Uspenskaja (nel caso vi fosse venuta voglia).

C’è ancora molto da vedere a Uglič, ma noi non abbiamo fatto i turisti pedanti. Considerate anche che non siamo né esperti di arte, né fanatici del turismo religioso. Il momento più bello del viaggio a Uglič si è verificato in uno dei musei: ve ne parlerò in uno dei prossimi post.

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