Capodanno in Russia

elka+kot
Forse ne ho già parlato diverse volte, del fatto che la festa grande in Russia è Capodanno, visto che il 25 dicembre è un giorno qualsiasi e che Natale arriva solo il 7 gennaio, secondo il calendario giuliano in uso nella Chiesa Ortodossa.
Quest’anno, almeno, il Natale posso dire di averlo festeggiato comunque, in Russia, perché la scuola dove lavoro ha organizzato un Christmas Party e dopo il lavoro siamo rimasti tutti lì a bere, mangiare, giocare e cantare i Carols. La cosa strana, comunque, è andare in giro in autobus e vedere che intorno a te non è assolutamente festa, ed è come se ti portassi dentro un segreto, come se tu sapessi che è festa, mentre gli altri non lo sanno. Natale, quando intorno non è Natale, diventa un giorno in cui si ha voglia di raccontare com’era una volta il Natale vero, quello dei bambini, con i salti dalle sedie di plastica incastrate le une sulle altre, il capitone che puntualmente schizzava fuori dalla bagnarola, la letterina nascosta sotto al piatto di papà e i cugini e i fratelli che facevano la fila per salire in piedi sulla sedia sgangherata e recitare la poesia, per poi andare in giro per il tavolo a ricevere i soldini dalla folla degli zii e dei nonni. Si ha voglia di insegnare alla gente che esiste Tu scendi dalle stelle, cosa sono i presepi viventi, Consolati Maria/ del tuo pellegrinare, e di raccontare che ogni anno dipingevi qualche nuova casetta ricavata da un rotolo di carta igienica, facevi camminare i pastorelli, perché non era logico che già l’8 dicembre aspettassero tutti davanti alla mangiatoia vuota, e che puntualmente nascondevi il bambinello così bene, che dopo la messa di mezzanotte non lo trovavi più.
Quando intorno non è Natale, succede che la sete di racconti si alimenta, anziché asciugarsi, e non solo si ha voglia di raccontare, ma anche di ascoltare, com’era allora quando il Natale non c’era per niente? Com’era questo Capodanno? Cosa facevate? E di prendere parte alla festa.
Anche l’anno scorso ci eravamo presentati alla festa con il cappello di Babbo Natale e i regali, ma quest’anno ci siamo attrezzati: ci siamo infilati i costumi di Nonno Gelo e Snegurochka sul cappotto e siamo scesi così, con il sacco con i regali, ci siamo precipitati così sull’autobus per non perderlo, attraversando di corsa la strada innevata tra le macchine e la gente che ci salutava e degli indiani, seduti accanto a noi, che commentavano animatamente il nostro travestimento.
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L’altra novità di quest’anno è che ho cercato usare le cose imparate alla Baumanskij (l’università) per fare non un semplice video di Capodanno, ma una prova di reportage.
Mi sono presentata in qualità di aiutante in cucina con la videocamera sotto il braccio e ho scoperto che è molto più facile e interessante fare un’intervista a persone affaccendate.
Questo è il risultato: una sbirciata in un monolocale degli anni ’70, un po’ dello stile di vita, un po’ di folclore, un po’ di ricordi di infanzia e di crisi degli anni ’90. Spero (e sperano gli intervistati) che sia interessante per chi comincia a interessarsi alla Russia e a anche a chi della Russia non sa proprio niente.
E chissà, magari l’anno prossimo sarò in Italia, per raccontare ai russi i miei Natali del sud. Per ora, chiedo di perdonarmi la saturazione del blu.

2 pensieri su “Capodanno in Russia

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