Notti magiche


Ventotto anni, ventotto lunghi anni. Tanto è il tempo che è passato dall’ultima volta che i mondiali di calcio si sono disputati nel paese in cui vivo. Allora era l’estate del 1990, quella di Baggio e Schillaci, Maradona e Matthӓus, Roger Milla e Gazza Gascoigne. Le notti magiche, come cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini, e vi assicuro che per un bambino di allora dieci anni quelle notti erano magiche davvero.

Ricordo il concorso a punti della Ferrero, “Vinci campione”, reclamizzato attraverso uno spot in cui i campioni di diverse nazioali che militavano in Italia (all’epoca la serie A era quasi come l’NBA, tutti i migliori giocavano da noi) prendevano per mano giovani tifosi con la stessa casacca e li accompagnavano sul campo per vivere il sogno di un mondiale.
Di anni ne sono passati parecchi, ma non sento la distanza da quel bambino. O meglio, la sento in tutte o quasi le altre cose ma non nella passione con cui vivo lo sport. Ne è testimone il direttore dell’hotel dove alloggiava il Portogallo l’anno scorso durante la Confederations Cup (più che un torneo vero e proprio, un test in vista dell’imminente mondiale), che mi ha cacciato in malo modo dal luogo di sua competenza dove mi ero intrufolato con la speranza di incontrare Cristiano Ronaldo, visto poi da lontano, solo attraverso le transenne (bella figura alla soglia dei 40 anni, ma la passione non ha né età né pudori).

fifa

Impossibilitato in quell’occasione, ho idealmente dato appuntamento all’asso lusitano in un futuro prossimo, che si concretizzerà il 25 giugno, giorno della partita contro l’Iran a Saransk. Strano teatro per un sogno, Saransk. “Cosa ci vai a fare?”, mi chiedono i locali con un misto di sorpresa e di disprezzo. “A vedere il Portogallo!”, rispondo io senza però sortire effetto.

È un atteggiamento che hanno tanti russi, quello di svilire il proprio paese nella stessa misura in cui a volte idealizzano il nostro. Sono patriottici e orgogliose se la Russia subisce attacchi e critice da fuori, ma fintanto che si gioca in casa (per usare una metafora sportiva) si divertono a gettarvi mer… ops!, discredito. Saransk non sarà Parigi, certo, ma cosa potrà mai succedermi lì? Cosa dovrebbe esserci di tanto orribile per impedire un giorno di raccontare ai miei eventuali nipotini di aver ammirato CR7 durante il suo – probabilmente – ultimo mondiale? C’è una grande prigione, sì, ma io non ho intenzione di fare l’hooligan, dovrei stare tranquillo…

“È una città brutta, le strade sono disastrate”, mi dicevano anche lo scorso anno prima di andare a Volgograd per il 9 maggio, il Giorno della Vittoria (sul nazifascismo). Festa più importante del paese al pari del più frivolo Capodanno ed evento cardine della storia e dell’identità dela Russia conteporanea, il Giorno della Vittoria è una festa estremamente toccante. Avevo deciso proprio per questo di viverla nella ex Stalingrado e mi sembrava strano come diversi autoctoni non capissero il valore che questo poteva avere per me. Oltre alla composta e orgogliosa solennità del Reggimento Immortale potei ammirare il compesso della collina Mamaev Kurgan con la statua della Madre Patria e il lungo Volga, la strada da me percorsa più volte alla faccia dell’asfalto dissestato che mi avevano paventato.

Ma questo appartiene al passato. A Stalingr… ehm… Volgograd, ci tornerò il 18 giugno per vedere Inghilterra-Tunisia. L’Inghilterra potrebbe essere una delle sorprese di questi mondiali, se non altro perché oltre a Harry Kane annovera Jamie Vardy, stella del Leicester di Ranieri che due anni fa stupì il mondo vincendo la Premier League.

Ci saranno sorprese clamorose anche in questi mondiali di calcio?
Scopriamolo insieme!
Da scoprire, intanto, per me ci sarà chi giocherà il quarto di finale del 6 luglio a Nizhnij Novgorod, il cui biglietto mi sono accaparrato proprio oggi.
Avviamoci alla scoperta della Russia attraverso il calcio, dunque, e Lev Jashin sia con noi e con il nostro spirito!

 

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Una risposta a “Notti magiche

  1. Attendiamo i tuoi resoconti, sia delle partite che delle città, sgarrupate o meno… Stalingrado specialmente! Auguri per l’incontro con CR7. Sui mondiali del ’90 hai ragione, di campioni (veri!) ce n’erano tanti , e noi avevamo Baggio… Baggio! Se non fosse stato per quell’uscita di Zenga, chissà…

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