Mamma li russi #2: le città militarizzate

Dopo il post Mamma li russi #1: Sorridere, continuo la serie con l’hashtag #mammalirussi, per approfondire alcune differenze culturali che scioccano gli stranieri in Russia e purtroppo spesso li fanno scappare via.

Le città militarizzate

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© Michail Dzhaparidze /ТАSS

Molte persone che sono state in Russia si sono lamentate che ci sono militari ovunque, e adesso che i militari ovunque sono anche a Roma, nemmeno a Roma a loro piace che ci siano. E’ ovvio che i plotoni militari che sfilano in metropolitana con il mento in su o le camionette parcheggiate nelle piazze dei teatri e dei cinema, a meno che non sei Salvini, non ti piacciono. E’ ovvio che la militarizzazione delle città è sintomo della paura della minaccia terroristica. E’ pur vero, però, che il militare all’angolo della strada non è il terrorista (o almeno lo speriamo). Continua a leggere “Mamma li russi #2: le città militarizzate”

Come ammalarsi in Russia e uscirne vivi

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Questo post lo scrivo perché me l’ha chiesto Sasha, che fa il tecnico nella scuola dove lavoro. Secondo lui racconto in modo molto avvincente le mie peripezie tra una poliklinika e l’altra e non devo pensare che il mio cabaret quotidiano non sia materia per scrivere.

Quindi, forse non sarò in grado di raccontarvi davvero come ammalarsi in Russia e uscirne vivi, ma potrò raccontarvi almeno del perché da un mese non scrivo e questa volta non solo a causa del lavoro.

E’ cominciato tutto il 9 maggio, o forse il 6, non lo so. Il 6 sera ho comprato un hachapuri col formaggio alle 19:00, prima di portare il gatto dai suoceri, in vista della nostra partenza per il Volga. Non si sa se il morbo misterioso che mi ha assalita fosse chiuso in quel hachapuri, in qualche pezzo di carne, uova o latte assunti sul Volga, nel vermetto da pesca che ho toccato e poi non mi sono lavata le mani, o se fosse già dentro di me in forma di sega mentale. Continua a leggere “Come ammalarsi in Russia e uscirne vivi”

Fare filone / Filonit’

Oggi al lavoro ho fatto filone, che in russo, incredibile, si dice filonit’. Chissà perché. In realtà non ho nemmeno fatto filone, ho semplicemente approfittato del fatto che un gruppo è in vacanza e ho chiesto di spostare una lezione alla quale rischiavo di non arrivare in tempo, per andare a rinnovare il passaporto.
Credevo che, siccome sono iscritta all’AIRE, l’avrei ricevuto subito, invece me la sono sbrigata in 10 minuti: ho compilato il modulo e mi hanno lasciato il numero a cui telefonare per confermare che hanno ricevuto il nulla osta, e che quindi posso andare a fare il passaporto nuovo.

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Il consolato italiano si trova vicino al Patriarshij Most, il ponte dietro al tempio di Cristo Salvatore

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L’orologio della torre Spasskaja

Salire dentro l’orologio è un privilegio e questa volta, circa in 20, gli impiegati dell’organizzazione della Elka si sono imbarcati su per la torre, accompagnati da uno dei guardiani, per andare a vedere l’orologio dall’interno, sorvegliato a sua volta da un guardiano mezzo sbronzo, e il panorama della Piazza Rossa come non l’avevano mai visto. Continua a leggere L’orologio della torre Spasskaja

Sorpresa a Elektrozavod

Per il suo compleanno, Lyuba ci ha invitate al Mac di Elektrozavodskaja. Ci ha chiesto di metterci un vestito o una gonna e di portarci delle scarpe di ricambio, preferibilmente ballerine o décolleté. Mi è sembrato che la festeggiata fosse un po’ esigente, quando all’ultimo momento, pensando che non avrei avuto il tempo di tornare a casa dopo la lezione di danza, ho pensato di presentarmi con i jeans: ma lei è la festeggiata e bisogna accontentarla. Così mi sono infilata la gonna a mezza ruota rossa, ho infilato le scarpe col tacco nello zaino, e come una tartaruga sono scappata dopo la lezione ad Ohotnyj Rjad; ho comprato le calze, un regalo di Natura Siberica per i bellissimi capelli di Lyuba, e ho trovato per caso una camicia tigrata in saldi da Kira Plastinina – che non sapevo che mi sarebbe servita. Continua a leggere “Sorpresa a Elektrozavod”