letteratura

Mosca dal punto di vista di un gatto

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A gennaio del 2020 è uscita una mia traduzione letteraria, o meglio la mia traduzione di esordio: Il mondo secondo Savelij di Grigorij Služitel’, dal titolo russo Дни Савелия (Dni Savelija). In questi giorni, Instagram me ne ha ricordato, e mi ha fatto venire in mente non soltanto il lungo processo creativo (non si direbbe, ma ci vuole creatività anche per tradurre le idee di altri), ma in particolare che, nei giorni a seguire la pubblicazione e appena prima del lockdown, invitai l’autore a fare una passeggiata per fotografare e raccontare ai miei iscritti di Instagram estratti del romanzo attraverso la città, ma anche la città (in una versione sconosciuta ai turisti) attraverso il romanzo.

Il mondo secondo Savelij in originale e in traduzione

Oltre a tutto questo, Instagram mi ha ricordato com’era la mia vita tra il 2019 e il 2020. Proprio all’inizio del 2019, infatti, ricevuta notizia che mi era stata assegnata la traduzione di questo romanzo, chiusi questo blog. Il blog era ancora legato, in quel periodo della mia vita, alle mie avventure con il “cavaliere senza macchia e senza paura” che compare in molti post precedenti al 2018, e nel web stavano ormai prendendo il sopravvento i blog “fatti bene”, quelli che “convertono”, oltre al panopticon di Instagram, in cui, anche con l’aiuto della pandemia, siamo diventati tutti attori e registi di noi stessi e fruitori del cinema che è la schiuma della vita altrui. E io non pensai, allora, che invece il mio blog sarebbe potuto trasformarsi insieme a me e continuare a mostrare e a filtrare tutte quelle esperienze che, fino ad oggi, sono state russaliane anche senza volerlo essere, anche senza essere legate necessariamente alla narrazione della Russia, ma appunto perché, essendoci io dentro, accidentalmente la narravano.

La prova di traduzione, prima di ricevere il lavoro, la feci in parte in aeroporto e in aereo, tornando a Mosca dopo sei mesi in cui ero stata in Italia, inizialmente con l’illusione di restarci. E la traduzione del Mondo secondo Savelij, per questo, con il senno di poi, divenne lo spazio mentale in cui io mi ricongiunsi alla città in cui è nato Russaliana e in cui cominciò una seconda fase di questo viaggio a metà tra ricerca etnografica e psicoterapia.

Lavoro di traduzione con glosse per recuperare tempo durante le prove dell’Otello
Lavoro di traduzione attraverso il disegno

Il libro mi sembrò, a una prima lettura, un libro che io avrei potuto scrivere se avessi messo insieme un racconto mai steso dopo la scomparsa del mio cane quando avevo 20 anni, dal titolo Lillo va in città, e Russaliana, se fossi davvero mai riuscita a dare la forma compiuta del libro alle divagazioni del blog. E parla, questo libro, della vita, ma per farlo parla della città, e per parlare della città usa il punto di vista del gatto Savelij.

Uso l’espressione “punto di vista” non a caso, perché è un concetto che hanno in comune la letteratura e il teatro e, come me, Grisha (così mi permetto di chiamare l’autore, con il diminutivo) è un attore: e da attore impersona un gatto che narra in prima persona. Perché sembrerebbe facile guardare la città attraverso gli occhi del gatto, ma il “punto di vista” non sono solo gli occhi: è l’altezza dalla quale percepisce l’esperienza tutto il corpo, è il modo stesso in cui quello specifico corpo esiste e funziona nello spazio e si rapporta agli altri esseri viventi. E il modo in cui sentiamo (pur senza pensarci) il nostro corpo nello spazio influenza inevitabilmente il linguaggio che usiamo.

Lavoro di traduzione di un libro in cui il narratore è un gatto in compagnia di un gatto
Lavoro di traduzione di un libro in cui la città è l’elemento fondamentale con l’uso di Google Street View

Il libro, oltre che il viaggio di una vita attraverso la città di Mosca, la città contemporanea, proprio come l’avreste vista nel 2018, è un viaggio, arduo ed entusiasmante per il traduttore, attraverso i generi letterari: c’è spazio per la lirica, per la fiaba, per il rocambolesco, per la filosofia, ogni situazione e personaggio porta con sé il proprio colorito lettarario.

Tradurlo, per me che, ritornando a Mosca, ero andata a vivere con una coppia di amici americani che avevano appena avuto una bambina e che avevano un gatto in casa, e considerato che ero già fluente in russo, anche se non avevo ancora lavorato sulla dizione, come avvenne dopo, fu una sfida a saltare tra le lingue senza perdere la fluidità in italiano. Ma fu anche una sfida che mi accompagnò nel percorso che stavo intraprendendo: ricominciare a recitare. Perché se Grisha aveva interpretato Savelij per scrivere, io non solo, in quanto traduttrice, dovevo assumere la postura di Grisha per tradurre lui, ma dovevo anche farmi interprete del gatto esattamente come aveva fatto lui.

Prime pagine d’epoca. La Repubblica.
Prime pagine d’epoca. Il Corriere della Sera.

Di questo e di altre cose attinenti racconto in questa intervista per la casa editrice. Qui, invece, ricondivido le immagini maldestramente recuperate da Instagram e i passi del romanzo a cui si riferiscono. Potete farvi semplicemente una passeggiata per una Mosca poco battuta dai percorsi turistici (e comunque poco battuta dai turisti occidentali negli ultimi anni) oppure, se vi capita di avere il libro tra le mani, potete usare queste immagini come spunti per immaginare dove si muovevano i personaggi raccontati.

La nostra scatola era sistemata presso la vecchia palazzina dei Morozov. Ebbene sì, il mio famoso omonimo, mercante, uomo di teatro e suicida, era un discendente di questa stirpe. L’edificio, risalente al diciannovesimo secolo, all’inizio del nuovo millennio era già completamente tumefatto e incartapecorito. Sulla facciata pendeva la rete stracciata di un’impalcatura, le finestre erano annerite dalle vampate di fumo degli incendi passati. Un paio di corvi si erano insediati nella soffitta. Il lucernario rotondo sul frontone era sorretto ai due lati dalle mani premurose di due paffuti cupidi e, quando i corvi tiravano fuori il becco, assumeva l’aspetto di un medaglione di famiglia. Uno stormo di ninfe correva saltellando per le parti del rilievo rimaste intatte. Due satiri le rincorrevano scalmanati senza riuscire mai a raggiungerle. La testa e il piffero di uno dei satiri si erano staccati da tempo, e una ninfa si era persa un piede e un ginocchio durante la corsa. Il tema goliardico del rilievo era un po’ in contrasto con la destinazione d’uso dell’edificio: all’epoca dei Morozov era stato un ricovero per i membri della stessa gilda, durante il periodo sovietico aveva ospitato il reparto maternità Klara Tsetkin. (Dni Savelija, @sluzhitel , traduzione mia.
Sul ponte sferragliava un treno regionale. Lampeggiavano nelle cornici dei finestrini le sagome scure di chi stava andando alla casa in campagna, quelle dei migranti, dei poliziotti, dei pensionati e dei semplici moscoviti tormentati dai postumi della sbornia e dall’insopportabile puzza di bruciato delle torbiere. (Il mondo secondo Savelij, @sluzhitel, @francescobrioschieditore
, traduzione mia. Capitolo 1, p. 27)
Qui Lena Pasechkina incontrò per la prima volta Vitjusha, il primo padrone del gatto Savelij: Mitino, come meeting
… E per l’appunto dopo uno di questi concerti alla dacia del sindaco, Sveta fu invitata a rimanere a ubriacarsi con gli ospiti. Ci rimase. E dopo tre settimane si comprò la prima BMW. Una settimana dopo ancora, andò in vacanza in Sardegna. E poi dopo un mese prese in affitto un bilocale in una delle sette sorelle sul lungofiume Kotel’nicheskij.

Io ero distesa sul davanzale e guardavo la fitta coda di automobili sul lungofiume. La Moscova scorreva affaticata e sonnolenta. Su di lei passava un battello. Riuscivo a intravedere le sagome delle persone che ballavano, le luci, persino le bottiglie sui tavoli. L’allegria di qualcun altro, se non la puoi sentire, sembra così stupida.
(“Il mondo secondo Savelij” , di @sluzhitel
, traduzione mia, edito da @francescobrioschieditore)
Per riconciliarsi con sé stessi, gli umani si sono inventati un mare di stratagemmi. Per esempio, i divertimenti. Passeggiando di sera per via Marosejka, osservavo la gente. Piccole compagini di uomini e donne se ne andavano a zonzo senza trovare pace. Battevano via Marosejka passando da un bar all’altro fino a ridursi in quello stato in cui l’euforia, per un brevissimo lasso di tempo, ti fa dimenticare quanto la tua esistenza sia miserabile. Le paure del giorno diventavano innocue, le notizie terribili del giornale non sembravano più così preoccupanti. Ogni spostamento degli umani veniva suggellato da una fotografia scattata con il telefono e subito postata su internet, al fine di elemosinare un po’ di attenzione e di coprire almeno temporaneamente la propria spaventosa nudità interiore. (…) Qualcuno si accontenta di una scazzottata a un angolo di strada: spacca il muso del nemico a forza di pugni seguendo il proprio ritmo sacro, bilancia il debito con il credito nel libro maestro dei casi della vita. Altri si purificano cantando a squarciagola nel pub Imagine. Dalle finestre basse osservavo spesso la folla sfrenarsi in quell’angusto locale surriscaldato. Lo stesso Antonio Vivaldi, inorridito, si sarebbe tappato le orecchie con i boccoli della parrucca se avesse sentito un paio di battute del chiasso che proveniva dall’Imagine. (“Dni Savelija”, @sluzhitel, traduzione mia)
Quella sera stessa Askar e Joomart persero il posto di lavoro al Gor’kij Park.
Ma il consiglio supremo è fatto apposta per risolvere i problemi. Gli amici si riunirono di nuovo da Burger King, nella galleria della metro Baumanskaja. Presero posto. Si misero le corone in testa. I whopper fecero in tempo a raffreddarsi. Per la vergogna Askar e Joomart guardavano sotto al tavolo. Ruslan prese la parola. Batté con una patatina contro il bicchiere di birra, l’assemblea ammutolì, e poi disse:
– Kance da biz jerde jakin dostorbuz, uluu katari men aytayin.

… (Il mondo secondo Savelij, di @sluzhitel, edito da @francescobrioschieditore, traduzione mia)
Come se non bastasse, padre Polikarp era un tifoso accanito della Dinamo. Ahimè, le vittorie della sua squadra del cuore si alternavano alle sconfitte nella proporzione di uno a quattro. Se la sconfitta era particolarmente deludente, poteva succedere che padre Polikarp non desse da mangiare al branco per il semplice fatto che era arrabbiato. Per questo, in vista delle partite contro avversari importanti, alcuni gatti si arrampicavano sulla finestrella della guardiola all’ingresso del cortile della chiesa e seguivano con preoccupazione i risultati dell’incontro. Se la Dinamo vinceva, le ossa non gli dolevano e i denti non gli facevano male, padre Polikarp spargeva su tutta la colonia un vero e proprio banchetto. (cap. 7 – Il villaggio di Elochovo, da “Il mondo secondo Savelij” di @sluzhitel, edito da @francescobrioschieditore, traduzione mia)

Se avete letto il romanzo e avete domande su altri luoghi di Mosca, fatele pure.

Se avete letto altre storie ambientate a Mosca e volete saperne di più sui luoghi dei vostri libri del cuore, posso provare a rispondervi.

Teniamo insieme accesa questa fiammella grazie alla quale i luoghi, prima di essere entità geopolitiche, sono la mappa mentale delle esistenze umane.

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