Il quarto strato

Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1901
Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1901

Io e A. stiamo facendo il remont in una odnushka al sesto piano di un panel’nyj dom. Tradotto: lavori di ristrutturazione in un monolocale in un palazzo costruito con blocchi messi insieme uno sopra l’altro alla fine degli anni ’70 (pare, info da verificare).
Il mio compito, qualche settimana fa, era grattare via la carta da parati. Cinquantamila strati ricoperti, negli ultimi dieci anni, con un inguardabile strato di fiorellini color crema con il glitter: ma in fondo, sul cemento, al posto dell’intonaco, c’era la carta di giornale; mi sono fatta una cultura, ed anche se non era davvero il quarto strato, ma forse il decimo, ecco cosa succedeva al “quarto strato” russo esattamente 30 anni e 2 giorni fa. Tra le tante pagine difficili da scollare, una con una grande foto di famiglia.
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Da Sovjetskaja Rossija del 1 Agosto 1984, rubrica Famiglia:
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??? dei Ryzhkov
??? del bello delle famiglie numerose
[…]
Vede, Valerij Sergeevich, io sono convinto che se una persona si trova in difficoltà finanziarie, questo non è altro che il risultato di esigenze economiche non proporzionate alle proprie possibilità, o della propria pigrizia. E nella famiglia Ryzhkov non ci sono pigri.
Mi ricordo ancora un altro suo argomento sulle famiglie numerose. Lei crede che il livello generale di sviluppo dei bambini nati nelle famiglie numerose sia inferiore a quello dei figli unici, in quanto i genitori non possono contribuire ugualmente alla crescita dell’intelletto di ognuno. Voglio contraddirla.
Ricordo di essermi trovato una volta presso una di quelle famiglie che si usa chiamare “perbene”, dove sono stato vittima del terrore dell’unico erede. Nel giro di due ore ha provato in tutti modi ad attirare su di sé l’attenzione, nonostante i genitori, arrabbiati, lo richiamassero. Vedendo che tra i genitori e l’ospite si stava intrecciando un’interessante conversazione, per prima cosa lui si è infilato senza cerimonie nella borsa della mia macchina fotografica e ha distrutto uno strumento abbastanza costoso. Poi ha tirato fuori la cipolla che il papà gli aveva portato da un viaggio di lavoro all’estero e ha cominciato a spararlo su tutta la compagnia. Infine, per il dessert ha messo su una scena isterica di quelle mai viste.
Per quanto riguarda gli “eredi” dei Ryzhkov, invece, io non ho mai incontrato bambini più educati e corretti. Mentre chiacchieravo con i genitori, i ragazzi [???], per far piacere all’ospite, arrotolavano, impastavano e cuocevano allegramente dei pelmeni di patate incredibilmente buoni. Probabilmente anche loro erano curiosi di sapere cosa succedesse nella camera accanto, ma nessuno di loro si è permesso in qualche modo di disturbare la conversazione. Ho notato un senso di consapevole autodisciplina in quei ragazzi. Non ho mai sentito che gli ripetessero la stessa cosa due volte! (Ricordiamo, a questo proposito, i nostri figli). Mi dica, Valerij Sergeevich, lei ha spesso la possibilità di stendersi sul divano e riposare un po’? Perché la mamma e il papà dei Ryzhkov lo fanno ogni volta che ne hanno bisogno. Loro sanno che tutto quello che c’è da fare in casa sarà fatto, che nessuno dei piccoli disturberà il loro riposo. Quindi, che cosa fa di una persona una persone perbene, Valerij Sergeevich? Che un bambino di dieci anni conosca già delle frasi in inglese o che, entro quell’età, abbia già sviluppato un senso di umanità? Quale di questi due bambini sarebbe più evoluto?.. A questo proposito, i piccoli Ryzhkov non sono privati di nutrimento intellettuale: in casa ci sono molti libri. Tolstoj, Chehov, Majakovskij, Dreiser, Pushkin – tutte queste corpose raccolte non si limitano a stare sulle mensole della credenza. Anzi, il più delle volte non ci stanno: in famiglia leggono tutti, i piccoli al seguito dei più grandi (come si può non leggere un libro che è piaciuto al fratello maggiore?).
Sa, Valerij Sergeevich, io di questa famiglia le parlerei all’infinito. Ma le propongo: ci vada di persona, si convinca da solo di come vivono bene. I Ryzhkov sono sempre contenti di ricevere ospiti. Si dice che l’aria di montagna pulisca i polmoni. Beh, l’aria di quella famiglia pulisce l’anima. Lo ammetto francamente, io ho guardato a loro con un’invidia buona. Eh, se avessi conosciuto i Ryzhkov prima, se avessi imparato da loro ad essere felici, avrei forse preso coraggio e avrei fatto un sacco di bambini! Qualsiasi cosa si possa dire, i Ryzhkov non saranno mai soli… Felici lo sono già adesso.

V. Rolov

dal villaggio Borovoje,

quartiere Belozerskij,

regione di Kurgansk.

Foto dell’autore.

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La società ideale, quella che, secondo A., il comunismo ambiva a costruire, quella che secondo me qualcuno ha pagato un prezzo per costruire, quella che secondo A. si è sfasciata gradualmente dopo la perestrojka e con l’arrivo del capitalismo. Io e A. parliamo molto di queste cose, e anche se entrambi ci portiamo dentro il germe della società ideale, spesso litighiamo di politica interna e internazionale. Però io pensavo: quanto questa società ideale, costruita anche sulla negazione di Dio, sembra la società ideale dei cristiani? Qualche volta i Ryzhkov litigavano? Come risolvevano i problemi? Per aver avuto tanto coraggio a fare una famiglia così, quanta paura avranno avuto prima e come l’avranno affrontata?

La colla è tanto vecchia che litri e litri di acqua non la scollano. Io sono stanca e già comincio a dire parolacce in italiano. I Ryzhkov a quest’ora avranno tra la mia età e i quarant’anni: chissà come hanno preso l’arrivo dei MacDonald’s, dei gioielli Pandora, di H&M, gli immigrati delle ex repubbliche sovietiche, il turismo sessuale, la generale decadenza dei costumi, il potere della chiesa ortodossa, le vite con quattro divorzi, e tutte le cose pagane che sono entrate nella vita ideale dopo il ’91. Sarebbe bello saperlo.

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Originale dell’estratto che ho tradotto

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