Rostov sul Don #1: Ederlezi


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Al mercato centrale di Rostov sul Don, mi avvicino ad una bancarella con scritto: gonne a 199 rubli.

– Che vuoi? – la proprietaria della bancarella, bassa, scura di pelle, con la pelle rattrappita e la voce roca, mi da del tu.
– Vorrei cercare una gonna lunga.
– Stanno là, le gonne lunghe.

Guardo.

– Scusi, ma queste non sono gonne lunghe, questi sono vestiti. – io, invece, alla signora, come si usa secondo le norme locali della buona educazione, do del voi. Le mostro anche come la fascia elastica larga copra il mio busto tutto intero.
– Ma che dici? Ma quali vestiti, ah? E’ una gonna, quella!
Penso che la signora ha dei modi da mercato e continuo a guardare i sarafàn tra le stesse pezze. Il sarafàn è, credo, quello che in italiano si chiama prendisole. La signora si avvicina.
– Guarda! Guarda! Ti ho detto che questa è una gonna!
E mi mostra come lei, quello che per me è un vestito, se lo mette a mo di gonna.
Annuisco e continuo a frugare tra i sarafàn: ce n’è uno azzurro a fantasie molto bello, quasi quasi chiedo se c’è la mia taglia.
– Ma che vuoi? Te le ho fatte vedere le gonne! O te la compri, o te ne vai!

La gente delle bancarelle vicine ci fissa. A questo punto, la bile mi sale fino a dentro le orecchie. Senza alzare lo sguardo, le dico: “Da, ladno” (traduzione funzionale: ma chi t sap), mollo il sarafàn e mi allontano dalla bancarella biascicando: “Si vede che non vuoi vendere niente, e io non voglio comprare.”

Dieci metri più in là, la signora ripete inviperita il mio “Da ladno” e mi lancia bestemmie.

A casa, racconto a Inna e Kristina. Rimangono atterrite. Poi Inna si gira verso Kristina e a bassa voce, per non farmi capire, le dice: “Ma forse ha capito che non è russa… l’avrà presa per una zingara.” “Che vergogna,” risponde Kristina.

Ora a me in due anni mi hanno dato dell’ebrea, dell’armena, mi hanno presa per caucasica e non mi sorprendo se mi prendono per zingara. Fino ad ora, semmai questi equivoci sono serviti a trattarmi male, piuttosto che a circondarmi di esotismo, ho sempre pensato all’ironia del fatto che i razzisti, nel mio caso, non azzeccano mai la razza, e che vorrei vedere se quando poi salta fuori che sono italiana, al posto di dire che fico! mi fanno la faccia storta.

Ma a me quel sarafàn mi piaceva e quella donna mi ha rovinato lo shopping, così la sera, dopo che Kristina mi ha spiegato cosa le aveva detto Inna, non sono riuscita a prendere sonno. Mi sentivo addosso l’odio ignorante e cieco di secoli e l’imbarazzo di avere una faccia piuttosto che un’altra.

Vi prego, gente volgare e stupida, estinguetevi.

Questa è dedicata agli zingari, e quindi anche a me.

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