Scenette napoletane tra Cherkizovskaja e Preobrazhenskaja


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Salgo sull’autobus a Sirenevyj Sad. Mi incanto a guardare il panorama di casermoni e centri commerciali e mi dimentico di scendere a Cherkizovskaja. E’ a quel punto che vengo distratta dalle urla di un ragazzo accanto a me, che inveisce contro degli adulti.

Inizialmente penso: “Ma guarda questo come risponde male alla mamma sull’autobus.”

– Ma come, non vi vergognate di prendere i soldi a uno studente? Ma che coscienza avete?

Perché in russo non si dà del lei, ma del voi, e in molte famiglie si usa dare il voi ai genitori, inizialmente non ho notato che la mamma e il papà avevano l’uniforme. Poi ho capito.

Il ragazzo era stato sorpreso senza biglietto e i controllori l’avevano fermato. Il controllore uomo continuava a chiedergli il passaporto, ma il ragazzo si rifiutava. Alla domanda sulla data di nascita ha risposto che è del 1991. 23 anni, sesto anno di università, che in Russia significa una persona adulta.

Allora comincia la rivoluzione nel pulmando, una rivoluzione tutta al femminile. Donne, donnine, donnette, cominciano a urlare in coro che è solo un bambino, piccolino, e a intimare ai controllori di vendergli il biglietto o di lasciarlo libero. Manco fosse un ostaggio dei terroristi.

La signora risponde: – Guardi che noi non siamo bigliettai, noi siamo del dipartimento dei trasporti. Noi facciamo le multe.

Parentesi: salire senza biglietto sul pullman in Russia non è possibile, perché la sbarra non si sposta se la macchinetta non legge il biglietto, che si può comprare alle casse o dal conducente. L’alternativa è infilarti sotto la sbarra o nuotare controcorrente dalla porta sul retro, mentre la gente scende. Negli autobus ci sono le telecamere, quindi lo fai a tuo rischio e pericolo. Parentesi nella parentesi: le telecamere non ci sono solo per controllare se sali senza biglietto, ma per la sicurezza delle persone a bordo.

Nel bel mezzo della rivoluzione, si alza in piedi con impeto dai posti per invalidi una signora grassoccia e imbellettata, e sventola il certificato di disabilità: – Guardate! Io sono disabile! Facciamo che lui mi ha accompagnata! Vieni qua, giovanotto! Assittete cca’.

Mi scappa il napoletano, scusate. Ma la traduzione della scena sembra proprio richiedermelo. Ma dove l’ha comprato la signora il certificato di disabilità? No, perché quasi quasi me lo vado a comprare pure io. Un mio conoscente proprio a questo proposito mi diceva che con il suo certificato di invalidità si comprava i biglietti gratis a teatro. E a parte un po’ di strascichi di un’operazione al viso, il mio conoscente era sano come un pesce, anzi, faceva pure fitness.

La controlloressa si gira indispettita, e dice alla signora disabile di farsi i fatti suoi. La folla femminile comincia a gridare: – Lasciatelo stare! Farabutti! Perdonatelo, almeno per una volta!

Io non capisco cosa ci sta tanto da difendere uno che si infila in un pullman che è Il Grande Fratello senza biglietto. Se non sei un impostore, sì nu scem.

E poi le donnine e donnone incalzano:

– Come si vede che non avete figli!!!

La controlloressa è d’accordo con me, ma non solo. Dopo questa uscita diventa rossa come un peperone:

– Cos’è? che mi vedete giovane e pensate che non ce li ho anche io i figli? Due ne ho, studiano e lavorano tutti e due. Perchè io ai miei figli glielo faccio comprare il biglietto del pullman, e a lui lo devo fare andare senza? Eh? Cosa credi tu? Che io i figli non ce li ho? Credi che puoi stare al mondo solo per studiare e fare le tue cose? I miei figli vanno a lavorare, perché si devono imparare a campare, perché il mondo funziona in un’altra maniera.

– Ma su, su, una volta lo potete perdonare!!!

La controlloressa è sopraffatta. Se non lo perdona, queste la picchiano.

– Va bene, ti perdoniamo. Ma non lo fare più.

L’autobus si ferma a Preobrazhenskaja. Il ragazzo scende e si infila nella metro senza nemmeno salutare. I due controllori si allontanano abbattuti, come chi fa un lavoro di merda, che è tanto di merda perché la gente in te vede solo il nemico. La folla si disperde.

Io pure entro nella metro. Mi faccio delle domande sul regime in Russia, sul senso civico, sul rispetto delle leggi, sulla democrazia.

Mi domando perché è tutto così simile a casa mia.

E compatisco la controllora. Io al suo posto, alla signora che è saltata su col certificato di disabilità, le avrei dato una capata in bocca: – Tu, furbastra, le tasse io le pago pure per te!

 

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2 risposte a “Scenette napoletane tra Cherkizovskaja e Preobrazhenskaja

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