C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

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Stasera, 13 aprile 2014, dopo 30 anni Gianni Morandi è tornato a Mosca in concerto nel teatro del GKD (Kremlin State Palace).
La sala si è riempita di persone di mezza età, di cui molte parlavano benissimo in italiano, e alcuni di loro erano proprio italiani residenti a Mosca. Il concerto è cominciato con Un mondo d’amore, alla quale sono seguite canzoni del repertorio vecchio e più recente di Morandi e vari aneddoti sulla musica italiana e sulla sua visita in Russia.
Io stessa non sapevo una cosa: che quando nel 1966 uscì C’era un ragazzo, una canzone della generazione dei miei genitori che mi emoziona sempre tantissimo sentire e cantare, la censura italiana arrivò ai limiti del ridicolo. Alla RAI e al Parlamento Italiano non piaceva che un cantante di musica leggera si permettesse di criticare la politica estera di un paese amico dell’Italia.
Fino a quel momento Gianni Morandi era stato un cantante di canzoni d’amore per teenager ed era stato abbastanza comodo così, ma questo tentativo di “politicizzarsi” in qualche modo (o semplicemente di dire una cosa che gli stava a cuore?), non fu subito capito da pubblico: la canzone Se perdo anche te, incisa sul lato B del singolo per salvare le vendite, schizzò ai primi posti delle hit parade, mentre C’era un ragazzo rimase al decimo posto nelle classifiche. I versi incriminati erano: “Gli han detto vai nel Vietnam/ e spara ai Vietcong” e “Adesso è morto nel Vietnam”. La cosa che mi sorprende oggi è quanta ipocrisia ci deve essere nella televisione di stato per censurare una cosa che si sa: uno che va a fare la guerra nel Vietnam non va certo a portare fiorellini e non torna certo a casa tutto intero.
La RAI propose di sostituire Vietnam e Vietgong con Corfù e Cefalù. Cioè, i versi quindi sarebbero diventati: “Gli han detto vai a Corfù / e spara a Cefalùùùùùù”, una cosa logica, comprensibile, che non fa ridere nemmeno un po’. Franco Migliacci, che aveva scritto il testo partendo da una versione iniziale di Mauro Lusini, si rifiutò di cambiarlo e invitò Morandi a sostituire invece le parole “Vietnam” e “Vietcong” con “taratatà”, perché alla gente fosse chiaro che lì era stata imposta la censura e quale fosse la loro posizione. “Gli han detto vai nel tatatà, e spara tatatà”.
Oggi questa è una delle canzoni italiane più famose contro la guerra, l’ha cantata anche Joan Baez ed è stata tradotta in tantissime lingue. Nonostante l’impegno artistico di quelli che più che sottolineare l’anti-americanismo del quale la canzone era accusata, sottolineano un invito alla riflessione, ancora oggi molti sono i paesi dei quali gli Stati Uniti sono amici e che, vittime inconsapevoli di quello che io chiamo “totalitarismo liberaldemocratico”, fanno tanta censura, se non addirittura più di quella che viene attribuita al regime putiniano. Al concerto con noi c’era un’amica che sta cercando di ottenere il permesso di soggiorno in Svezia e ci ha raccontato che lì i media russi su internet sono bloccati, e che l’opinione svedese in merito ai fatti di Ucraina e Crimea si forma solo in base ai media Europei o a quelli asserviti alla politica estera statunitense.
Mi guardo intorno e vedo nel mondo un mare di gente di lingue diverse che però su una sequenza di suoni è d’accordo: taratatà. Una sequenza che copre ciò che è scomodo, distrugge ciò che non ci serve, che la gente ripete senza sapere più perché e di cosa sta parlando. Taratatà? Taratata. Taratatatà! Come i bambini che emettono i primi suoni, così persone grandi e grosse dentro stati tanto grandi governati da persone potenti che chi lo sa se sanno o non sanno di cosa stanno parlando. Nessuno lo sa. Il Signore sparse la gente per il mondo, perché la gente voleva stare tutta insieme nella torre di Babele. E loro a Babele ci ritornano sempre, preferiscono dirsi taratatà invece che rassegnarsi che, per parlare con un altro, bisogna saper cambiare lingua.
L’America sta provando a tutti i costi a convincere il mondo che la Russia è già, o quasi, in guerra con l’Ucraina. Nel frattempo in Ucraina a momenti comincia una guerra civile e in Russia, salvo strategie salva-voti che decantano l’inclusione della Crimea, tutto tace. Non c’entra con la canzone, non c’entra con il concerto. Sono solo preoccupata per il taratatà. Non dimentichiamoci del taratatà.
 
 
A parte la mia presenza al concerto, le informazioni presenti in questo articolo sono state trovate su questi link:
http://www.hitparadeitalia.it/mono/censura.htm
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=42
Entrambi i link fanno riferimento, tra l’altro, ad un’intervista di Morandi per Vincenzo Mollica.
 

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