Cosa dicono i russi? Discorsi sull’Ucraina


2014-03-04 21.46.03

Questo è un mosaico che si trova nella stazione della metro Novoslobodskaja. Ci passo sempre, tornando dall’anticaffé in cui lavoro, ma solo oggi l’ho notato. La scritta sul nastro dice “Mir vo vsem mire”, cioè “Pace in tutto il mondo”, perché in russo “mondo” e “pace” sono omofoni e omografi e si scrivono entrambi “mir”. Per questo, anche quando Tolstoj ha scritto Guerra e Pace, in realtà ha anche scritto La Guerra e il Mondo. La Russia, così poco conosciuta all’Occidente salvo per Tolstoj, Dostoevskij, la Vodka, i gulag, è un paese molto grande, molto complesso, pieno di ricchezze, ma soprattutto è un paese che ha ospitato il primo e più grande esperimento di comunismo, che per quanto sia sfociato poi nelle sue varianti più violente e meno comuniste, ha lasciato  le sue tracce, che sono una bellissima testimonianza del sogno, nei casi in cui il sogno c’era davvero, di creare un mondo più giusto in cui tutti sono fratelli e lavorano insieme per il bene comune.

Scrivo questo e posto quest’immagine perché in questi giorni diverse persone mi hanno chiesto un’opinione sulla situazione in Ucraina e, sapendo che vivo in Russia, mi hanno chiesto cosa dicono i russi.

I russi non sono due o tre persone che decidono insieme cosa pensare: come tutta la gente del mondo, pensano cose diverse. Molti di loro hanno parenti in Ucraina, molti di loro sono ucraini di origine. In generale, sono allibita dal fatto che i russi con cui parlo a Mosca non manifestino un odio tanto irragionevole verso i “fratelli” e gli “amici” ucraini, quanto alcuni ucraini verso di loro. Anzi, i russi con cui parlo amano l’Ucraina, ricordano bene la storia dell’antica Rus’, ricordano bene che Kiev è stata la prima capitale e che la Russia trova le proprie origini in Ucraina. La parola stessa “Ucraina”, significa “o kraine”, cioè “sul confine”, perché dopo che la Russia fu diventato un impero, quella regione si trovava al confine con l’Europa. I russi che conosco, salvo fare a volte l’errore di dire l'”Ucraina è nostra”, confondendo l’identificazione etnica e culturale con l’effettiva delimitazione dei confini di stato, sono molto preoccupati e dispiaciuti per gli amici ucraini, e ritengono che l’invio delle truppe da parte di Putin sia soltanto una giusta risposta, da ex compagni dell’Unione Sovietica, ad una richiesta di aiuto da parte della Crimea, territorio regalato da Krushev all’Ucraina durante l’URSS e vinto ai turchi nell”800, russofono, sebbene, a detta degli ucraini parenti dei russi che conosco, le nuove generazioni si sentano ucraine, e non russe. Possiamo non essere d’accordo con questo, e ci starebbe.

Ci sono diverse cose che mi lasciano perplessa. Inizialmente io ho preferito restare un po’ disinformata per non intossicarmi e per non lasciarmi allarmare dai media, ma quando ho sentito dire che il paese in cui vivo aveva cominciato una guerra, ma ho notato che io in questo paese continuavo a vivere tranquillamente, a parte un improvviso calo del rublo, mi sono seduta a leggere per ore. Prima mi erano bastate le discussioni col mio ragazzo, russo, con il quale non sono d’accordo su molte cose, ma non per questo non ci riesco a ragionare. Ci tengo a dire questo per quelli che ultimamente mi hanno dato della russo-fila o mi hanno detto che ultimamente dico cose “strane”. Non mi definirei russo-fila, ma non posso essere sicuramente anti-russa, visto che in questo paese ci lavoro, ci vivo e ci amo. Se fossi anti-russa solo perché la Russia ha un primo ministro che non ci piace, sarei dovuta essere anche anti-italiana. Non amo gli schieramenti bianco contro nero, li trovo sospetti. Quando leggere le notizie dalla sola fonte di turno e discutere col mio ragazzo su come la sua mentalità di politica territoriale sia retrograda e non separi i diversi livelli di analisi della questione, quando questo non mi è bastato più, mi sono seduta a leggere e sono rimasta allibita. Ho aperto contemporaneamente due link, entrambi del 1 marzo, sabato, uno della Rai e uno della BBC russa.

Cito i titoli.

RAI: Ucraina: esercito russo invade la Crimea. Obama: manovre preoccupanti.

BBC: Москва “не оставит без внимания” просьбу Крыма о помощи (Mosca “non sarà indifferente” alla richiesta di aiuto della Crimea)

Nel primo si parla già di un’invasione e di manovre. Campo semantico: guerra.

Nel secondo si parla di una richiesta di aiuto e si mette tra virgolette la doppia negazione, una figura retorica che a Orwell non piaceva proprio. E’ molto interessante la posizione della BBC. Volendo partire prevenuti nel confronti di un paese o di un’istituzione, come parte il giornale italiano facendo subito una aperta dichiarazione di valore su un’azione appena cominciata e ancora non discussa, si dovrebbe credere che la BBC sia contro la Russia (il mio ragazzo diceva: cosa leggi sulla BBC! mentono!), e invece no. La BBC in russo per i russi propone una cosa che a me che sono in Russia e vengo momentaneamente risvegliata prima del sonno dai talk-show di politica alla TV, pare molto più vicina alla realtà.

Ah, una parentesi sulla TV e sui media russi. Censura? In teoria, sì. In pratica, a me viene di rispondere no. Non succede nulla che in Italia non succeda. Su internet trovi quello che vuoi, in TV tagliano le cose, licenziano i giornalisti ecc. Vengo da un paese dove questo succede sempre, quindi non vedo la novità. Qualche volta guardo la TV, ma se voglio sapere qualcosa per bene, cerco su internet, e sono contenta di sapere diverse lingue per farlo.

Andiamo agli articoli; mi limito solo ai sottotitoli, perché non posso riscrivere la tesi di laurea.

Rai: All’aeroporto militare di Gvardiiski, vicino alla capitale della Crimea, sono atterrati 13 aerei militari russi con a bordo 2.000 soldati. Lo denuncia il rappresentante permanente del presidente ucraino in Crimea, Serghiei Kunitsin. Il Cremlino: agiamo secondi gli accordi. Fonti Usa: ci sarebbero anche “movimenti via mare”. Obama: “Un intervento militare russo costerebbe caro”. Yanukovich: Crimea resti ucraina.

BBC: Премьер-министр Украины Арсений Яценюк призвал Москву немедленно вывести из Крыма российские войска, возложив ответственность на возможные последствия на российские власти. (Il primo ministro dell’Ucraina Arsenij Jazeniuk ha esortato Mosca a ritirare immediatamente le truppe russe dalla Crimea, facendo riferimento alla responsabilità per eventuali conseguenze sulle forze politiche russe.)

L’articolo della BBC, tra l’altro, spiega come lo stesso Arsenij Jazeniuk avesse chiesto aiuto alla Russia il giorno prima, mentre l’articolo della Rai non si dilunga in spiegazioni giustificazioniste ma presenta una trafila di opinioni americane e, per fortuna, quando a proposito di venerdì dice che da allora “le milizie filorusse occupano due aeroporti”, precisa, ma non nel grassetto, che non è sicuro che si tratti di forze autorizzate da Mosca in quanto non hanno il segno distintivo.

Lo stesso giorno ho letto molto altro (diventerei pazza a spulciare tutta la cronologia): per esempio interviste a questi uomini senza distintivi, che dichiaravano di essere volontari che hanno semplicemente deciso di difendere il proprio popolo. In generale, ho avuto l’impressione che i media occidentali e filo-occidentali si divertissero un po’ a creare allarmismo e ad annunciare come quasi sicure cose che in realtà ancora sicure non erano.

Ho riflettuto a lungo, perché in realtà io credo che, per come ce l’avevano raccontata in principio, gli ucraini abbiano ragione e avessero il diritto di protestare pacificamente e provare a cambiare il loro governo.

Però ci sono delle cose che non tornano, e siccome io non sono all’asilo e non do ragione a uno e tengo il muso all’altro, dico tutte le cose che so e che non mi tornano che ho sentito, letto, saputo.

Credo che protestare pacificamente e provare a cambiare il proprio governo che non si ritiene giusto (anche se mi dicono che sia stato votato, questo governo) sia un diritto, ma credo anche che se ci si arma contro la polizia, la protesta non è più pacifica e la polizia ha il dovere non solo di difendere le istituzioni che per lavoro rappresenta, ma anche il diritto di difendersi per amore delle famiglie che lascia a casa. In piazza c’era gente armata. Si dice che non a caso la Russia prova a conquistare l’Ucraina dopo Sochi. Dal momento che in piazza erano armati e che pare che abbiano un sistema di assistenza medica e di mense, a me viene spontaneo pensare che la rivolta sia stata programmata per avvenire durante le Olimpiadi di Sochi. L’ultima informazione, sul sistema di assistenza, l’ho letta da Nicolai Lilin, scrittore moldavo transnistro che non mi piace, ma che ritengo affidabile per la visione sfaccettata che propone su Facebook e per il fatto che non cita fonti ufficiali, ma porta l’esempio di conoscenti che si trovano sul posto.

Credo che non sia giusto che un premier mangi sul suo paese e si comporti in modo anti-democratico, ma resto scioccata se questo premier viene deposto anti-democraticamente e ancor di più se il giorno dopo vedo i passanti entrare nella sua casa e contargli i lampadari. Posso capire l’odio verso il premier, ma la perdita totale di ragionevolezza non la posso giustificare: invadere una proprietà privata (anche se in quella proprietà ci sono cose rubate), non è democratico, quindi non me la fate passare per democrazia. Non sono filo-fondamentalista-islamica, ma quando l’America ha mandato a morte Saddam Hussein e gli americani se lo guardavano felici dietro la TV come la partita di pallone, io sono inorridita comunque: il modo in cui si pretende di stabilire un regime democratico secondo il punto di vista dell’Occidente è la maggior parte delle volte contrario a qualsiasi principio di giustizia elaborato dall’Occidente stesso.

Credo che l’Ucraina sia un paese autonomo per il diritto internazionale e che sulla base del diritto internazionale questa cosa vada rispettata. Credo nella politica del non-intervento, ma credo che laddove quest’intervento viene richiesto, bisogna pensare a come prestarlo e perché. Credo che sì, Putin abbia degli interessi in Ucraina, ma che l’America e l’Europa non ne abbiano di meno. Mi sorprende che l’intervento materiale di Putin venga considerato contrario alla politica del non-intervento, ma gli asfissianti interventi mediatici e ideologici dell’America abbiano pieno diritto di esistere. La Russia è piena di MacDonald’s e di scuole di Inglese piene di insegnanti americani. I miei studenti pre-adolescenti dichiarano che il loro paese preferito è l’America e non gli viene in mente una sola cosa bella della Russia, la loro patria. Nemmeno noi venivamo educati così: io alla loro età sapevo l’inno nazionale a memoria, conoscevo i nostri patrioti e sapevo almeno un po’ di quello che distingue la mia gente e il mio paese dagli altri. Per me questo è un segnale che l’America è qui, ovunque, pure se non ci ha portato l’esercito.

Credo che se la Crimea volesse separarsi dall’Ucraina per stare con la Russia, ne avrebbe il diritto, ma avrebbe ugualmente il diritto di fare quel che vuole se decidesse di rimanere repubblica autonoma uscendo dall’Ucraina, o se decidesse di essere autonoma e basta. Credo che debba decidere la gente della Crimea, e non vedo come e secondo quale principio l’America e l’Europa siano più adeguati a garantire questo diritto all’autodeterminazione rispetto alla Russia. Mi pare che si allarmino così tanto perché della Russia hanno paura.

Perciò mi dico questo, che anche io prima di venire a vivere qui spesso avevo paura della Russia. Mi sembrava un mostro. Mi sembrava di venire in un posto dove la gente non capisce niente, c’è la censura, uccidono i giornalisti. E non che non li uccidano, ma la realtà è molto più complessa e la verità di oggi forse la sapremo solo tra cinquant’anni. Quello che vedo, però, è che la Russia, salvo importare frutta e verdura in inverno, ha tante di quelle risorse naturali e spirituali che non ha bisogno di conquistare nulla. Non gli serve addirittura che il rublo sia competitivo, secondo me, perché ha un’estensione geografica e un capitale umano che gli garantisce l’autosufficienza. Quando c’era l’Unione Sovietica, dal punto di vista dell’autosufficienza era ancora meglio: penso alla frutta estiva che viene dall’Uzbekistan, dal Kazakistan, dal Tagikistan e che nel periodo dell’URSS veniva dall’URSS stessa. La Russia, salvo nel caso della Siria che, essendo disinformata, non intendo commentare, pratica una politica di non-intervento. Non mi risulta infatti che vada in continuazione a mettere il naso negli affari delle ex repubbliche sovietiche: se fosse imperialista, le vorrebbe indietro. Invece importa le prugne, l’uva e le albicocche e sciami di manodopera che vengono di loro spontanea volontà. La Russia è un paese etnicamente variegato nel quale si sente l’intolleranza per le etnie delle ex repubbliche che si insediano a Mosca, ma anche la compattezza di un popolo consapevole delle proprie radici e orgoglioso non dei propri eccessi e delle proprie sfortune, ma delle proprie conquiste: mentre un napoletano si glorifica del suo essere un povero meridionale ché hanno tolto il regno a Franceschiello, un russo mediamente intelligente e istruito si glorifica delle conquiste scientifiche, tecnologiche e culturali e si cruccia per il problema tuttora vivo dell’alcolismo e per il decadimento dei valori della famiglia. La compattezza dei russi la vedo quando mi raccontano: “ma chi la odia l’Ucraina? ma loro sono nostri fratelli, addirittura nostri genitori! è da loro che noi siamo nati e se hanno bisogno di aiuto noi siamo con loro”. E questo lo dice anche gente che Putin non lo vorrebbe.

Quanto poi all’appoggiare Putin, ho pensato un’altra cosa. Ho pensato a tutta questa gente che Putin non lo vorrebbe, ma che a vederlo fare una cosa che considerano giusta adesso, e a vederlo accusato quasi preventivamente dai media internazionali, quando nel frattempo si è messo d’accordo con Merkel per risolvere la questione all’interno dell’OSCE e oggi ha spiegato nel dettaglio le ragioni del suo intervento, quasi cambiano idea; che nel vedere la Russia, in generale, messa alla gogna ancor prima di aver analizzato bene la questione e ancor prima che qualcosa sia davvero successo, cominciano a pensare: “Mah, però, questo Putin forse non è così male come credevamo.” Credo che l’Europa e l’America, con la loro russo-fobia, stiano solo alimentando la popolarità di Putin… a cosa gli serve fare la guerra all’Ucraina quando gli stanno regalando tutto questo consenso? Sono semplici tattiche psicologiche, che i media europei non hanno la calma di praticare, perché culturalmente abituati a dover sputare subito una cosa qualsiasi. Mi sembra invece che qui spesso valga una legge diversa: informa del necessario, non allarmare, non mettere zizzania, dì le cose ma preoccupati anche della tranquillità delle persone. Che sì, a volte rischia di diventare “teniamoli buoni non dicendogli le cose”, ma molte altre diventa “se volete saperne di più potete da altre fonti, ma noi non vi sommergiamo di merda senza chiedervi il permesso”.

Così ieri sera, dopo aver tanto pensato, mi è venuta voglia di scrivere uno dei miei coloriti status di FB, in cui tra l’altro mi diverto ad usare, come farei nel mio dialetto, la parola “pirito” (scoreggia):

non dico chi ha ragione e torto, perché la situazione è intricatissima. 
solo una cosa mi sento di dire con il cuore: la Russia non se la caca nessuno salvo per Tolstoj, Dostoevsky e la Corazzata Potemkin, la poca gente che sa il russo lo sa coi piedi, gli attori che recitano ruoli russi continuano a dire Bòris e Ivanòvna senza vergogna, a parte le donne, il gas e gli scandali internazionali pare che in Occidente la Russia abbia poco da dare… però basta che faccia un pirito, un solo pirito, e subito Europa e USA (per non parlare dei loro media) sono in grado di trasformarlo in una diarrea. Io, in assenza di censura in Russia (da internet reperisco ancora tutto in diverse lingue), mi porrei alcune domande serie sulla santità di questa democrazia in scatola prendi tre paghi due.

Stamattina mi sveglio e trovo un messaggio privato di una mia “amica” ucraina (le virgolette sono per FB, per la situazione e per il fatto che era un’amica, ma non una delle mie più care amiche):

Ciao Syd. Sei molto simpatica e intelligente, ma se sostieni Putin e la Russia in questo momento.. mi sa che non possiamo essere amiche. Buona fortuna in tutto.

Questa è una persona con cui avevo sempre avuto un dialogo stimolante e vario. Sono rimasta sorpresa e mi sono sentita in dovere di perdere un po’ del mio tempo a risponderle. La cosa che mi lascia più sorpresa è che si assimilino Putin e la Russia, come se fossero il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Poi mi sorprende che dal mio colorito  intervento sul valore misconosciuto della Russia e la scorrettezza dei media occidentali si sia evinto che sono una filo-putiniana; e non lo sono, ma non significa che Putin non possa qualche volta meritarsi di essere difeso e di essere innocente, come in qualsiasi legge democratica, fino a prova contraria. Cioè se non essere filo-putiniana significa che appena Putin dice “2+2=4”, io devo dire che no, fa “5”, allora stiamo sragionando.

Per scrupolo, sono andata a vedere la sua bacheca, dopo che mi aveva già tolto l’amicizia – asilo nido?

In cima alla lista delle immagini non censurate ai non-amici, questa, con traduzione in inglese “A world without problems”:

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L’immagine rappresenta la carta dell’Europa con l’Oceano dei Sogni al posto della Russia e la scritta “Un mondo senza problemi” in polacco. Sarebbe di origini polacche la parte separatista occidentale dell’Ucraina. A vedere quest’immagine mi si è ghiacciato il sangue. Non capisco a cosa serva che sia morta della gente, non lo capivo già prima, ma lo capisco ancora meno adesso, se le loro buone ragioni poi vengono annebbiate da un odio cieco che riesce a immaginare la cancellazione di un paese in cui migliaia di persone tutto vogliono fuorché cancellare l’Ucraina. Non riesco ad immaginare me, nel caso che in Italia scoppiasse una rivoluzione, a postare un’immagine del genere, rinnegando totalmente il paese (o parte di un paese che ora non c’è più) di cui parlo la lingua, dal quale ho ereditato le tradizioni o che ha ereditato le tradizioni dal mio paese, con il quale ho una storia in comune; ma in generale non riesco ad immaginare me stessa nell’atto di postare una cartina senza un paese, probabilmente credendo che davvero quel paese possa essere la sola e unica origine di tutti i problemi del mio.

Insomma, mi sono anche un po’ incazzata per tutti quegli ucraini che sono gente che ragiona ancora e che non è uscita di senno fino a questo punto. Per scrupolo di coscienza, sono andata a sbirciare sulle bacheche di altri conoscenti ucraini. Ho trovato questa:

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“Amico russo

se te lo ordinano, mi spari?”

Il commento: “***-(diminutivo), a te no! davvero!”

Sulla stessa bacheca, mi è piaciuto vedere che erano state postate fonti diversissime tra loro, in cui si scoprivano gli altarini di tutte le varie parti in causa: i media, la Russia, l’Ucraina, i neonazi, i volontari, i fascisti…

Mi è piaciuto, si intende, nel senso che mi ha fatto piacere avere l’opportunità di vedere le diverse facce di una verità molto triste.

Per me è questa: che in Ucraina ci vogliono mangiare un po’ tutti, e la povera gente che davvero credeva di fare la rivoluzione, si è data in pasto agli squali.

Quanto all’amica che mi ha cancellato dagli amici, penso che forse sia meglio così: non saprei cosa condividere con una persona che desidera che ci sia acqua nel posto che mi ospita, mi offre un lavoro, un fidanzato, una vita normale lontana dalla depressione, che soddisfa la mia curiosità verso una cultura che ammiro, e che in Italia, nel momento in cui ho deciso di partire, non riuscivo ad avere. Ma soprattutto, non saprei cosa condividere con una persona che con il pretesto del minimo dubbio che io non sia “dalla sua parte”, mi taglia fuori. Che se poi invece il motivo era fare pulizia su FB, lo capirei molto di più: ripulisco i contatti e la privacy in continuazione.

Stasera parlavo ancora col mio ragazzo, perché con lui non è che se non ti trovi d’accordo, ti cancella. Il dialogo ci fa crescere, ci fa anche spesso cambiare idea e arrivare a punti di vista comuni diversi da quelli iniziali.

“Se il mio paese fosse contro il tuo, mi spareresti?”

“Nessun russo ragionevole sparerebbe ad un altra persona. Non ti sparerei mai.”

“E tu, se mi sparassero, mi difenderesti?”

“Sì. Ma cosa succederebbe se fosse mio padre a sparare te? Chi dovrei difendere?”

“Dipende perché mi spara.”

“Se foste ragionevoli tutti e due, non mi mettereste mai nella condizione di dover scegliere, e non importerebbe da che parte state. Ma se uno dei due, o entrambi foste talmente usciti di senno da fare porcherie in cui non potrei mai riconoscermi e che mettono a rischio la mia vita, forse sarei costretta a farvi fuori entrambi per difendermi. Ma non lo vorrei mai, io non vorrei mai dovermi difendere da te, o da mio padre.”

“Non succederà assolutamente niente.”

In questo io spero che il mio cavaliere abbia ragione e non sia troppo buono, come al solito, con il suo amore per la patria che gli fa vedere sì tutti i difetti, ma lo fa stentare a credere nei complotti. Se non per me, perché rimarrebbe deluso: e la delusione che ti può dare il paese in cui sei nato, cresciuto, e hai ricevuto la tua prima educazione, è grande quanto la delusione che ti può dare una mamma che ti abbandona.

P.S. Ieri ho dimenticato di aggiungere un’immagine comparsa in questi giorni nel mio ascensore:

2014-03-04 22.38.24

Si chiama svastica ed ha una fortissima connotazione ideologica.

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7 risposte a “Cosa dicono i russi? Discorsi sull’Ucraina

  1. Pingback: Cosa dicono altri russi | Russaliana·

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  3. Bravissima davvero. Magari un pò ingenua (non per offenderti) a esserti sorpresa dell’odio antirusso degli UcraIni (meglio dire dei Galiziani specialmente: gli Ucraini dell’overst) e specialmente dei Polacchi (la cartina era in polacco, giusto?). E’ una cosa nè nuova nè insolita.
    Non so se hai mai sentito parlare di “prometeismo” E’ una scuola di pensiero, o un programma politico, se preferisci, che risale alla Polonia fra le due guerre mondiali (Pilsudsky, cose così), e si propone, nè più nè meno, la frammentazione della Russia, cioè, se non proprio il suo allagamento, la sua riduzione alle dimensioni del Granducato di Moscovia del 16° secolo, in quanto tutta la sua successiva espansione sarebbe frutto di politiche “imperialiste” (contro Tartari, Turchi, Siberiani, Cinesi, e naturalmente Ucraini e Polacchi). Un pò come se qualcuno, basandosi sul genocidio dei nativi americani (indubitabile), si battesse per ridurre gli Stati Uniti alle dimensioni delle tredici colonie originarie, o qualcosina in meno.
    Da notare che come al solito “chi è senza peccato scagli la prima pietra”: anche la Polonia aveva un piccolo impero “da mare a mare” (dal Baltico al Mar Nero) più o meno proprio fino al 17 secolo.. L’impero comincio a declinare quando i polacci cercarono (anche riuscendoci, per un pò) di mettere dei loro vassalli sul trono di Mosca (i “falsi demetri” che probabilmente conosci), Da allore non han fatto che perdere terreno contro i russi (dopo aver dominato fino a Minsk e oltre, oltre ovviamente all’Ucraina).finendo per essere loro governati dai “Moscoviti”. Prima dagli zar, e poi dall’URSS. E se la sono legata al dito…
    E tato che la malerba non muore mai, il prometeismo esiste ancora. Specialmente fra i poòacchi “espatriati” (non so se ricordi cosa diceva il polacco naturalizzato USA Brzezisky negli anni 90, quando i russi si fidavano ancore fin troppo dell’Ovest: “la Russia è una potenza sconfitta che andrebbe frammentata e messa sotto tutela”. Tipico esempio di “prometeismo”…). Per cui, se ti chiedi chi c’è dietro Maidan (meglio, la sua radicalizzazione e il suo essere finita “in pasto agli squali”), non guardare solo oltreoceano. Ci sono dei colpevoli molto più vicini. Perfino dentro la UE. Purtroppo…

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  4. Un articolo molto bello ed equilibrato, complimenti. Più di tutto mi ha colpito il tuo metterti nei due panni, scoprendo le forzature propagandistiche… è bello questo fare luce su una realtà davvero poco conosciuta da queste parti (divertente quando dici che la Russia non se la caca nessuno salvo… no, no, non solo non ci si caca più la Russia, ma nemmeno Tolstoj e compagnia!) o conosciuta solo col velo di molti pregiudizi. E’ un piacere leggerti, sono curioso di scoprire pian piano gli altri tuoi post.

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