Cattolici di Mosca, e non


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Domenica, ho deciso di mantenere una promessa fatta a me stessa un po’ di tempo fa, e di andare in chiesa, senza lasciarmi distrarre per l’ennesima volta dal lavoro, dal sonno, dai divertimenti.

Siccome il mio cavaliere senza macchia e senza paura, che non è battezzato e conosce di vista solo la chiesa ortodossa, mi aveva chiesto a Natale di venire, una volta, in chiesa con me, mi sono improvvisata io organizzatrice dell’escursione domenicale e gli ho portato a vedere la cattedrale dell’Immacolata Concezione di Mosca. Conoscevo già questa cattedrale, perché ci ero venuta a pregare quando era morta la nonna, i primi tempi che ero qui. Mi aveva dato una sensazione di grandezza, di biancore, e di pace.

Il cavaliere mi domanda: ma dovremo inginocchiarci? ma voi come vi fate la croce? ma che preghiere dite? Quando entriamo, mi sta vicino come l’ombra mentre finisce la messa che crediamo di esserci persi; mentre giriamo per la chiesa e mi mostra il presepe del quale gli ho tanto parlato, ci accorgiamo che sta cominciando una messa per bambini e ci sediamo tra le prime file ad ascoltarla.

La messa per bambini, per noi due, è una novità. La cosa più bella è che ci troviamo seduti nella prima fila dei genitori, e che i bambini seduti nelle prime due file partecipano attivamente, rispondendo alle domande del padre, che scende tra il pubblico con il microfono e coinvolge tutti con domande tipo: “Ce l’avete l’i-phone?”; “Perché secondo voi Maria e Giuseppe hanno portato Gesù al tempio?”; “Perché Simeone ha aspettato la nascita del Messia?” Siccome il linguaggio è semplice e gli esempi sono quotidiani, io e il cavaliere capiamo tutto. Ogni tanto ci guardiamo in faccia, inteneriti da tante sagge osservazioni.

La messa di domenica era dedicata a Giovanni Bosco; non so se lo sia tutte le domeniche. Partecipava al servizio anche una suora salesiana che dirigeva il coro e spiegava ai bambini come stare seduti e come dire le preghiere. Sia il prete che la suora avevano un forte accento polacco, per questo, quando ogni tanto davo un colpetto al cavaliere per chiedergli: “Ma che ha detto?”, lui, un po’ perché forse non conosce le parole delle preghiere, un po’ perché non capisce l’accento polacco, alzava le spalle. Nonostante ciò, era facile capire proprio nei punti della messa che conoscevo: anche senza sapere il Padre Nostro in russo, ho potuto recitarlo insieme agli altri nella mia lingua. Quello è stato il momento più bello per il cavaliere: il prete invita tutti a prendersi per mano, lui si guarda intorno stupito, guarda me, mi fa “La mano?!”, e io lo tiro nella mischia. Ma la faccia ancora più sorpresa la fa quando il prete dice: “Scambiatevi un segno di pace” e una signora sconosciuta accanto a lui gli porge subito la mano e gliela stringe forte. Allora lui si volta verso di me e mi augura pace e amore, e continuiamo a stringere la mano a tutti fin quando non rimaniamo incantati a guardare una bambina piccolissima che, in prima fila, cerca le mani di tutti i compagni più grandi e ci si aggrappa senza dire parole, ma con gli occhi pieni di luce.

I bambini hanno partecipato alla messa portando all’altare i loro giocattoli. L’altare si è riempito di peluche.

Poi è arrivato il momento della comunione, si sono messi tutti in fila, tranne noi e alcuni altri tra i quali c’erano varie altre persone non battezzate – lo so, perché quando il padre, per fare degli esempi, ha chiesto chi fosse battezzato, il cavaliere è rimasto con la mano abbassata, un po’ tipo mosca bianca, ed io con la coda dell’occhio o controllato alle mie spalle, come per rincuorarmi che non fosse l’unico. Il cavaliere mi ha domandato: “Cosa fanno adesso?”, come farei io davanti ad una partita di pallone. “Prendono il pane e il vino.” “Ah-ah. E tu?” “Io non posso, non mi confesso da una vita.” Mi sorride, mi domanda: “E’ importante?”

Quando la messa è finita, mentre stavamo uscendo, siamo passati davanti ad un confessionale: “Padre *** confessa in russo, tedesco, italiano, inglese, francese”. “Hai visto?”, mi fa il cavaliere. “Sì. Posso confessarmi in tutte le lingue in cui ho peccato, qui.” Ride. Credo che gli piaccia molto il fatto che mi prendo sul serio.

Mentre andavamo via la chiesa si è riempita subito di nuovo: fanno una messa dopo l’altra, per tutti. Sul sito ci sono tutte le informazioni: http://catedra.ru/

La domenica:

8:30      Santa messa in polacco

10:00     Santa messa in russo

10:30     Santa messa in coreano

11:45     Santa messa per bambini in russo

12:15     Santa messa in francese e inglese

13:00     Santa messa in polacco

14:30     Santa messa in spagnolo

15:00     Santa messa in inglese

ecc …

Il susseguirsi di lingue nella chiesa mi ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, mi pare che a guardare la chiesa riempirsi di così tante lingue il Signore possa essere veramente fiero.

La stessa sera, il mio cavaliere senza macchia e senza paura per qualche motivo si paragona a Simeone della lettura del mattino. Mi piace poter stare a Mosca senza essere solo guidata. Mi piace quando si mischiano le storie, quando le persone si aprono al mondo degli altri senza pregiudizi.

Mi piace che, aldilà dell’educazione religiosa e della fede, la messa possa essere anche soltanto un pretesto per riflettere su storie di antichissima saggezza e darsi una regola per gioire della vita oggi. E in fondo, mi fa riflettere il cavaliere, la fede è speranza.

“Perché ti piace il verde? Cosa significa?”

“In italiano si dice verde come la speranza.”

“Verde, come Vera, la fede, come la verità?”

“No, come la speranza.”

“In fondo la fede è speranza, ed è verità.”

 

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