La festa dell’uomo?


23fevralya

Oggi in Russia si celebra la “festa dell’uomo”, o meglio La Giornata del Difensore della Patria (День Защитника Отечества).

Me l’hanno annunciato alcune mie studentesse, spiegandomi con orgoglio che nel loro paese si festeggiano sia l’uomo che la donna; ma qualcuno ha corretto: non è la festa dell’uomo, nasce come festa in onore di coloro che hanno prestato servizio nell’Esercito, che prima erano tutti uomini – e prima tutti gli uomini prestavano servizio nell’Esercito.

Anche la mia coinquilina lo ricorda: si fanno regali a tutti gli uomini, anche a quelli che non hanno mai difeso la patria, come per estensione del concetto. In caso di guerra, la difenderebbero.

La festa è stata indetta nel 1919, secondo wikipedia in russo, per ricordare l’istutuzione dell’Armata Rossa. Fino al 1949 si è chiamata Giorno dell’Armata Rossa e dal 1949 al 1993 Giorno dell’Esercito Sovietico e della Flotta della Marina Militare. Insomma, è una festa che ha a che fare con il sesso maschile e con il concetto di virilità solo indirettamente: a me sembra più una festa della guerra.

Il fatto è che, in questo paese, come forse succedeva nel nostro fino a quando esisteva ancora la leva militare obbligatoria, il concetto di virilità e quello di guerra sono strettamente connessi. Basta accendere la TV: ieri pomeriggio, alle 15:20, 1 Kanal dava un programma che si intitola Hochu Znat’ (Voglio Sapere); due vecchi brontoloni dissertano pigramente fatti di attualità seduti ad un tavolino sullo sfondo di un salotto di casa, come in certe nostre televisioni locali, e leggono le lettere dei telespettatori. Il tema del giorno era la Giornata del Difensore della Patria, e le lettere erano tutte di ragazzi o uomini che chiedevano informazioni su cosa fa esattamente il tale grado di soldato, come si fa a sparare nel tale modo, e via dicendo. Alla fine di ogni lettera, si apriva un servizio condotto da una donna che, travestita da soldato o comunque in abiti “maschili” si infiltrava nei campi di addestramento, nei poligoni o nelle basi aereonautiche per dare spiegazioni e mostrare in cosa consistevano le attività sulle quali i mittenti delle lettere volevano sapere di più. Ad un paio di domande, il conduttore ha commentato: “Ecco, questa è una domanda da vero uomo!”

I veri uomini, quindi, sono quelli che sanno sparare, o che nel caso, sparerebbero. Guardando il programma, mi sono resa conto che io, dal vivo, non ho mai visto né un uomo né una donna sparare con una pistola vera.

Mi sentirei di dire che non è un vero uomo colui che sa fare la guerra, facendo un po’ eco ad una canzone di Ornella Vanoni: “Forse la guerra la sentirai di più, però non sai, non sai, non sai, non sai fare l’amore tu, anche se ti dico di sì” (Non sai fare l’amore, 1976). Eppure, è un po’ un giudizio facile, se si considera che io una guerra non l’ho mai vista e non ho mai avuto la necessità che qualcuno sparasse per me, o di sparare io stessa.

Quello che forse è più interessante del semplice abbinamento virilità – guerra, è l’importanza che alla guerra viene data in un paese e la retorica che c’è dietro, una retorica maschile che in alcuni casi si femminilizza per addolcire la dose. Pensate all’Italia, dove i nostri soldati ormai si chiamano “operatori di pace”. Non parlo del fatto che sia vero o no che operano per la pace, mi riferisco alle parole con le quali si etichettano uomini addestrati ad uccidere – e se non li addestrano più nemmeno ad uccidere, allora possiamo continuare a chiamarlo Esercito? “Operatori di pace” è un’espressione più gentile, più delicata, meno mascolina. “Difensore della Patria” è un po’ più virile, ma evidenzia già una retorica politica meno maschilista di quella che sta dietro a “Esercito Sovietico e Flotta della Marina Militare”. Eppure, “Difensore della Patria” implica che ci sia una patria da difendere, e qualcuno contro cui difenderla. Da chi deve difendersi la Russia? Chi vuole attaccarla? E – farei la stessa domanda per l’Italia – si tratta ancora di una Patria nel vecchio senso della parola?

Perché uno stato investe tanti soldi nella guerra, quando ce n’è bisogno invece per fare molte altre cose? Perché uno stato ha paura di essere attaccato o che la sua potenza venga minacciata? Perché uno stato celebra le armi e la guerra, e in più le associa ad un sesso, dando valore ad una determinata versione della mascolinità piuttosto che ad altre?

Queste sono le domande di una donna i cui coetanei non hanno fatto il servizio militare, educata a credere che la violenza non risolva i problemi, e che un uomo non si riconosca dal proprio esercizio della violenza. Eppure, non è romantico festeggiare il sesso forte riconoscendogli quella forza che esso ama attribuirsi? Insomma, non sarebbe a volte un po’ più saggio, come nella canzone di Ornella Vanoni, dire di sì al nostro uomo che sa fare bene la guerra, anche se vorremmo che sapesse fare meglio l’amore?

Insomma, sì, qui si festeggia la guerra, i poligoni sono aperti al divertimento di comitive di uomini e famiglie, e c’è gente che oggi non vedeva l’ora di salire su un carro armato. Io ho mandato un paio di sms, ma non avevo nessuno a cui regalare la schiuma da barba. E mi è dispiaciuto un po’. Mi piace l’idea di avere tra i piedi un re della foresta e di fare almeno finta che lui possa essere più forte di me, difendere la casa, ed essere degno che io mi faccia piccola piccola e femmina sotto la sua ala.

Ascoltate: http://www.youtube.com/watch?v=2nwMmbBvGpA

Leggete: http://russiaoggi.it/societa/2013/02/22/per_il_giorno_dei_difensori_della_patria_22545.html

Perfino il Winnie Pooh russo augura un buon 23 febbraio dicendo tante cose belle sugli eroi della patria! http://www.youtube.com/watch?v=rUHQNiv8MvI

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