Io, esponente italiana della diaspora russa

C’è un uomo divorziato con un bambino che non ha mai imparato a parlare che ha perso il lavoro, ma ha anche ricevuto la chiamata al servizio di leva e, per non rischiare di essere arruolato nel frattempo, cerca rifugio nelle campagne russe. C’è un cittadino russo di nazionalità ucraina che si è sposato in fretta e furia con la fidanzata straniera ed è andato … Continua a leggere Io, esponente italiana della diaspora russa

Il Baikal di Boris

 

“Ai miei vecchietti diabetici io i dolci li compro qui,” Olga mi indica un banco al centro commerciale a Irkutsk. Prendiamo i pasticcini che servono sempre con il tè a casa loro, ripieni di frutti di caprifoglio… Avete mai mangiato i frutti del caprifoglio? Non lo fate, è pericoloso! La verità è che ho appena controllato come si traduce in italiano zhimolost’, quel frutto delizioso, blu uva, che mettono nella pasticceria da tè: ho scoperto che il caprifoglio è il nome comune di un genere di arbusti chiamato lonicera, che comprende ben 200 specie, di cui solo alcune commestibili. Zhimolost’ deve essere una di quelle. Insomma, non fatemi passare un guaio… Io non vi ho detto che potete mangiare i frutti del caprifoglio. Se andate a Irkutsk, però, fate pure. Quanto a frutta, fanno concorrenza ai paesi tropicali. Continua a leggere “Il Baikal di Boris”

Natasha consiglia

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Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”

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La conferenza di Yalta. 3- Obruset’, diventare russi

Il secondo e il terzo giorno dell’avventura in Crimea i peripatetici eravamo tre: una donna in cerca di se stessa perché sospettava di essersi spezzettata durante i suoi viaggi (io), un giovane folle e avventuroso con un solo zainetto che si era fatto 24 ore di autobus per arrivare in Crimea senza nessun programma (Boris), una donna altrettanto entusiasta e spregiudicata che si era trasferita in Crimea appena dopo il referendum e si era sposata con il suo couchsurfer (Rada).

Gli argomenti del simposio sono tanti, ma uno fa da filo rosso: come si fa a essere sé stessi, se si cambia? Si può non cambiare e rimanere sé stessi? Si può smettere di essere sé stessi, cambiando?

Una sega mentale assurda.

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La conferenza di Yalta. 2- La nuova vita di Rada

Rada ha un nome che mi piace molto: in russo rada significa “contenta”. Lei è la couchsurfer che ha accettato di ospitarmi a Yalta per tre giorni e che, con molta pazienza, è rimasta in contatto con me durante i miei cambiamenti di programma.

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Io e Rada al castello Lastočkinoe Gnezdò (Nido di Rondine)

Sul sito del Couchsurfing Rada condivide il profilo con il marito Dima, e sono molto popolari: hanno centinaia di commenti positivi e ospitano continuamente, tutto l’anno. Rada organizza anche un club dei viaggiatori, a Yalta, in cui invita degli ospiti a raccontare alla comunità permanente e temporanea dei viaggiatori le loro avventure. Il Couchsurfing, per Rada e Dima, è una missione, ed è cominciato tutto con la loro unione: perché Rada e Dima sono stati uniti dal Couchsurfing.

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La questione “Matilda” (e il culto dello zar in Russia)

È il film del momento in Russia, tutti ne parlano, alcuni volevano proibirne l’uscita nelle sale, altri si sono rifiutati di mostrarlo; ortodossi ferventi indignati si sono lanciati sui loro rappresentati alla Duma con lettere disperate in cui si chiedeva di fermare questa villanata, fanatici dello zar hanno minacciato regista, produttori e attori. Matilda è stato il pomo della discordia tra nostalgici dell’Unione Sovietica e nostalgici dell’Impero negli ultimi mesi, e adesso che è uscito finalmente nelle sale, si corre a guardarlo domandandosi: sarà poi tutto questo capolavoro?

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