Ascella, ascella. Quando tolgono l’acqua.


Se siete mai venuti a Mosca in estate, non avrete potuto fare a meno di notare, usando la metropolitana, la puzza di ascella della gente che si regge alla sbarra e che, se siete alte un metro e sessanta come me, l’ascella ve la spiaccica proprio sul naso, specialmente nelle ore di punta.

Ascella, ascella, mi lavo l’ascella / Mi faccio la doccia e mi lavo l’ascella, diceva una canzone in un campeggio dove capitai molti anni fa. Gliela canterei ogni volta che mi trovo incastrata tra le loro ascelle.

Ci si domanda, all’inizio, se i cicli di lavaggio rimangano gli stessi dell’inverno anche quando sopraggiunge la bella stagione o se i russi siano persone che non hanno simpatia per l’igiene personale: succede specialmente quando all’ascella puzzolente e sudaticcia si abbina una nuvola tossica di profumo.

Dopo un po’ di tempo in Russia, però, si svela un mistero, la cui scoperta potrebbe far diventare anche voi ascelle puzzolenti alle quali qualcuno canterebbe:

Ascella, ascella, mi lavo l’ascella / Mi faccio la doccia e mi lavo l’ascella.

Il mistero è: ogni estate, a turno in ogni quartiere, per una decina di giorni in tutti i palazzi viene tolta l’acqua calda. Lo si fa perché a Mosca i riscaldamenti sono centralizzati e, siccome l’inverno è molto lungo e i termosifoni funzionano senza interruzione per sei mesi di fila, gli impianti richiedono lavori di manutenzione in preparazione dell’inverno successivo.

All’inizio tu questo non lo sai, quindi ti svegli un bel giorno, apri il rubinetto, vedi uscire certa acquiccia tra il color pipì e il ruggine, e poi il silenzio. E siccome vieni dal sud, la prima frase che ti viene in mente è: “la cannola no botta” (cit. Io speriamo che me la cavo). Poi scopri dalla tua coinquilina che l’acqua non ci sarà per dieci giorni. A quel punto, fai due cose.

La prima è lavarti a zone o per intero con l’acqua fredda, una cosa che, non ci avevo mai pensato, è anche un buon inizio di preparazione ai tuffi nell’acqua ghiacciata nel periodo dell’Epifania.

La seconda è lavarti a zone, o per intero, se ci riesci, con l’acqua riscaldata nei pentolini. Se hai la coinquilina, aspetti quando è in casa per farti fare lo shampoo senza ucciderti la cervicale, se no ti arrangi.

C’è una terza possibilità: la mattina ti svegli tardi dopo una notte brava, nel sonno ti sei dimenticata che non c’è l’acqua calda, e vai di fretta; è giugno, fanno trenta gradi, e anche tu ti precipiti al lavoro con i capelli unticci e l’aura assorbita da una nuvola di deodorante che molto presto non riuscirà a mascherare quanto ti puzzi l’ascella.

Dopo qualche anno, invece, lo sai già. Ti sei pure iscritta, dopo varie peripezie, al sito dell’amministrazione cittadina mos.ru, e il sito ti fa sapere via mail che c’è un link dove puoi controllare, inserendo il tuo indirizzo, in quali giorni rimarrai senza acqua. Adesso che lo sai, puoi usare con più scrupolo quell’abbonamento della palestra o della piscina in cui vai troppo raramente: almeno dopo puoi farti una doccia come si deve, sempre che l’acqua calda non l’abbiano tolta anche lì.

Dopo qualche anno, quando alla gente puzza l’ascella, sei più clemente. Speri con tutto il cuore che la ragione sia che gli hanno tolto l’acqua calda.

acquacalda

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6 risposte a “Ascella, ascella. Quando tolgono l’acqua.

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