Io la festa della Vittoria non l’avevo mai vista, anche se ne avevo sentito parlare e ne avevo scritto l’anno scorso.
Quest’anno sono andata a passeggiare a Park Pobedy (il Parco della Vittoria) e sono stata molto toccata.
I veterani passeggiano per strada o vengono accompagnati dai figli e dai nipoti. Al petto portano le medaglie che raccontano del loro eroismo a difesa della patria durante la Seconda Guerra Mondiale. I giovani girano con mazzi di fiori in mano e si fermano a salutarli e a ringraziarli. A volte non lasciano solo fiori, ma anche cartoline, piccoli regali in segno di riconoscenza.
I genitori invogliano i bambini a portare i fiori ai veterani o a lasciarli accanto ai monumenti in ricordo della fine della guerra, e a dire grazie.
Il ragazzo in questa foto in basso si è avvicinato alla signora, un po’ rintontita per la vecchiaia, e le ha detto con voce ferma e tenera, come un nipote: “Grazie per quello che avete fatto per noi. Lo difenderemo e lo rispetteremo.” La signora per un attimo ha sollevato lo sguardo, quasi stupita, con sopra le labbra la voglia di raccontare cose, ma non è riuscita a dire niente; è probabile che non ce la faccia più. Io mi sono allontanata quasi in lacrime.
Perché mi veniva da piangere?
Pensavo all’amore per la patria. Alla venerazione delle storie raccontate dagli anziani. Al legame tra le nuove e le vecchie generazioni. A quanto sangue è costato conquistare questa pace e a quanta ipocrisia costa adesso conservarla.
Vedevo i carri armati esposti nel parco e non mi piacevano. Ma sentivo le canzoni e vedevo la gente formare cori lungo i viali, e capivo che questa specie di inno alla guerra è un modo per ricordare come la guerra è finita, la patria è stata difesa, l’identità non è stata violata. Un mito, magari, come tanti altri nel mondo. Ma che bel mito.
Che bel mito, che i bambini vadano a baciare i nonni degli altri e a ringraziarli perché è grazie a loro che vivono nel paese in cui vivono. Che bel mito che i giovani vadano a rassicurare anziani devastati dalla vita promettendo loro di amare e di difendere il mondo che per loro è stato conquistato.
Pensavo alla mia, di patria. Dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò. Che mi manca. Mi manca quando sono lontana e anche quando ci sono dentro. Mi manca una festa che sia di tutti, mi manca il sentimento comune di orgoglio e rispetto per quello che ci è stato conquistato e che ancora si può fare.
Da bambina non ho mai ringraziato nessuno per avermi conquistato il mondo in cui vivo. La guerra era finita un giorno che un soldato americano per strada aveva dato un pezzo di cioccolata alla nonna, il primo pezzo di cioccolata della sua vita.
Questi anziani con lo sguardo basso e confuso sembravano veramente capire che cos’è la guerra e che cosa significa che una guerra così non deve esserci mai più. Chissà se i loro nipoti e i nipoti dei nipoti sparsi per tutta la Russia, lo capiscono. Chissà se a parte il kitsch del nastrino di San Giorgio che, a quanto pare, è stato introdotto solo una decina di anni fa, i fiori portano veramente con sé un messaggio di pace e di amore per quello che è proprio, per le radici, per la memoria.









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[…] prazdniki). Siccome anche il 9 maggio in Russia è festivo, perché è il “Giorno della Vittoria” (День Победы, Djen’ Pobjedy), molte persone avranno o si prenderanno […]
Un bel articolo :)) Vorrei, tuttavia, precisare che potrebbe essere un mito per chi non ne fa parte, ma è la realtà per la popolazione del Paese. E chiamarla mito mi sembra un po’ offensivo. La guerra ha portato via le persone care a tutti: i figli, i mariti, i fratelli, i nonni, i bisnonni che siano, ma anche le mamme, le figlie, le sorelle, le nonne.. Più di venti milioni di morti riconosciuti solo ufficialmente. Non si tratta di un romanzo, ma della realtà e delle persone a cui si deve la propria vita ed il proprio futuro. Considero un dovere e questione della coscienza, o meglio dire совесть, doverli ringraziare. 😉
Ciao! Quando si dice “mito” non si intende dire per forza che quelle cose non siano vere. Ci sono realtà storiche che assurgono a “mito”, nel senso che giocano un ruolo importante e sorreggono determinati modi di pensare e di vedere il mondo anche per chi non ha più memoria dei fatti. E’ il caso, per esempio, del “mito di Roma” nell’Italia fascista: non significa che l’impero romano non ci sia mai stato, significa semplicemente che viene riproposto in diverse salse per ricordare al popolo le sue radici, creare un sentimento collettivo di identità nazionale, e qualche volta anche per fare in modo che, accettando la storia ufficiale senza problematizzarla, la gente accetti i meccanismi del potere senza farsi troppe domande. Non intendevo dire che non sia la realtà: altrimenti non avrei intitolato il post “Grazie, veterani”. Usavo di proposito un’espressione comune quando si fa critica storica.
[…] disastrate”, mi dicevano anche lo scorso anno prima di andare a Volgograd per il 9 maggio, il Giorno della Vittoria (sul nazifascismo). Festa più importante del paese al pari del più frivolo Capodanno ed evento […]