
La città in corsa (Бегущий город, Begushij Gorod) è una caccia al tesoro di proporzioni metropolitane che ha luogo da dieci anni, ogni aprile, a Mosca e che si sta diffondendo a macchia d’olio anche in altre città russe e dell’Europa Orientale.
A febbraio è possibile cominciare a comprare un posto per singoli o per una squadra in una delle tante categorie: Centauri, Cavalieri, Unicorni… A seconda della categoria si può partecipare in macchina, con i trasporti, di corsa, in bicicletta, a piedi, sui rollerblade o su altri mezzi di trasporto, tipo il monopattino, il monociclo, lo skateboard, i trampoli!
Noi come al solito ci siamo iscritti troppo tardi ed era rimasto posto solo nella categoria a piedi e con le istruzioni in inglese, ovvero la categoria del Leone e dell’Unicorno. La nostra squadra si chiama “Lumache”. Ci siamo io, il cavaliere senza macchia e senza paura, il suo compare, e la mia amica.
Il punto di incontro per la partenza è a Sportivnaja; ci vengono dati i badge, ci viene scattata una fotografia e ci vengono rilasciati un libretto di controllo, dove segnare tutte le nostre tappe e le risposte ad ogni domanda o indovinello, e il libretto con le istruzioni per il primo percorso.

Le domande sono diverse: all’interno di un quartiere bisogna trovare un particolare edificio ad un particolare indirizzo e riportare una determinata parola della targa appesa alla porta, oppure bisogna capire a che edificio si riferisce un giro di parole, trovarlo e poi indicare l’informazione richiesta, oppure bisogna risolvere un vero e proprio indovinello.
Per esempio:
c’è una foto di Ben Gurion con alle spalle una bandiera dell’Israele, il simbolo = e poi una bandiera dell’India con un punto interrogativo; significa: se questo tipo ha svolto la tale funzione per Israele, chi ha svolto la tale funzione per l’India?
Il primo passo è scroccare la connessione in metropolitana (l’unica corsa concessa) per verificare che nella seconda immagine c’è davvero la bandiera dell’India, poi controllare le facce dei personaggi più importanti di Israele per confermare che quello della foto è Ben Gurion e poi domandarsi: chi è stato il primo ministro indiano? Siamo tutti d’accordo che l’indipendenza dell’India è stata proclamata nel 1947, ma io non sono d’accordo che il primo ministro sia stato Gandhi. Tanto più che l’indovinello richiede di trovare la piazza con il monumento che porta lo stesso nome e di contare i bottoni. La connessione è già andata via e quindi non posso confermare che Gandhi, il Mahatma, non è mai stato primo ministro, mentre un’altra Gandhi, Indira, lo è stata, ma non era sua parente. Eppure reminescenze della tesi di laurea triennale su Salman Rushdie mi fanno essere sicura di questo, anche se non mi ricordo, in quel momento, che il primo ministro indiano si chiamava Jawaharlal Nehru. (In modo molto particolare e avvincente è raccontata la storia dell’indipendenza dell’India dal Commonwealth nel romanzo di Rushdie Midnight’s Children.)
Alla fine, siccome tanto abbiamo deciso di arrivare alla fine, ma il nostro punteggio non verrà calcolato perché una dei nostri partecipanti ha dovuto lasciarci, decidiamo di imbrogliare, alle 9 di sera, con il freddo e le gambe che non ci reggono più, e di precipitarci ad una certa piazza Indira Gandhi in marshrutka, per trovare una statua con lo stesso cognome ma non lo stesso nome, che raffigura il Mahatma avvolto in un unico pezzo di stoffa che non ha nessun bottone.


Altro esempio:
100000 lepri di una determinata nazionalità vi daranno il toponimo. Qual’è la cifra più bassa del termometro posto sul muro al numero 14? Oppure: una citazione dal Maestro e Margherita, in cui Abadonna uccide il marchese; bisogna trovare la casa dove ha avuto luogo l’omicidio (che ha avuto luogo, secondo le nostre ricerche con la connessione a scrocco da Mu-mu, durante il Grande Ballo di Satana), e sulla piazza di fronte alla casa, l’anno riportato sul monumento.

Non eravamo adeguatamente attrezzati per questa avventura: l’ideale sarebbe partire con le mappe (ci siamo fermati in diverse librerie dove le avevano già esaurite), e avere tutti con sé il telefono carico con la connessione 3G e la ricarica per telefonare a parenti e amici che possono aiutare. Da un altro lato, però, girare per la città in questo modo dà la possibilità di scoprire cose interessantissime e di parlare con la gente.
Nella libreria, agli incroci, nei momenti di difficoltà, la gente ci fermava o si lasciava fermare volentieri per darci indicazioni e raccontarci aneddoti e storie sui loro quartieri: una vecchia, sentendomi leggere un indovinello, ci ferma e comincia a raccontarci tutto quello che sa sulla strada che portava dal Cremlino a Novodeviche, e poi ci lascia dicendoci: “Bene, adesso andate e ditegli: abbiamo vinto noi! Perché noi sappiamo tutto!”

Alla ricerca di una targa che non sarebbe in un certo posto che non so se tre quarti di un secolo fa il codice stradale del Massachussetts avesse imposto di dare la precedenza ai pedoni, ai ciclisti e alla gente in carrozza sulle autostrade, mi infilo disperata nella casa-museo di Tolstoj, che ho incontrato appena il giorno prima nel libro di Enzo Biagi Russia, dalla collana Geografia. Domando alla signora seduta all’ingresso se, che lei sappia, nella storia di Tolstoj c’è qualche collegamento con il Massachussetts. No, no, signora, lo so che Tolstoj non è vissuto in America e che è morto più di 75 anni fa, ma una parentela, magari, un aneddoto sulla vendita della casa alla federazione? Niente, solo che la figlia di Tolstoj viveva in America.


E così via, alla scoperta della città, azzeccando qualche indovinello e sbagliandone qualcun altro. Il giorno dopo sul sito di Begushij Gorod compaiono le risposte esatte ad ogni quesito, ma purtroppo non il procedimento di risoluzione; per questo, per quanto riguarda la domanda sulla quantità di bottoni sulla statua del primo ministro indiano, viene riportato solo il numero 5, e sono io a dover cercare per conferma, su Google Images, una foto del monumento a Nehru in Piazza Nehru e a controllare che sul suo vestito ci siano dei bottoni.



E voi sapete a quale indirizzo, nei pressi dell’Arbat, ha avuto luogo il Grande Ballo di Satana? Perché noi ci siamo scervellati a cercare l’ex sede dell’ambasciata degli Stati Uniti, secondo degli indizi trovati sul sito bulgakov.ru, ma poi il resto dei russi, quando ormai era troppo tardi, ci hanno detto che non era il posto giusto. Toccherà rileggere bene il Maestro e Margherita.





