Uova, storie alcoliche e litanie putiniane

S1020007
Una ordinaria storia del 1 maggio.
Ci si alza alle 6:00, ci si dà appuntamento alle 7:00, si arriva alle 8:00 sul posto, alle 9:00 in teoria non dovrebbero far passare più nessuno attraverso i metal detector, e via a continuare con la fiumana di popolo da una strada che per la folla ha ormai perso il nome fino alla Piazza Rossa, ultimi in fila dopo le diverse organizzazioni professionali, le università, i sindacati, gli sportivi, i veterani, ecc.
E si ha l’opportunità di entrare in contatto con campioni di umanità diversi tra loro. C’è la mamma con i bambini che, siccome è anche Pasqua, hanno portato le uova colorate. Poi ci sono quelli che si ricordano bene l’Unione Sovietica: il nostalgico del partito comunista e la vecchia komsomol’ka; lui le racconta una ordinaria storia di sbronze, lei vorrebbe sentire la gloria delle marce che furono, forse. Poi c’è Antontsev, il deputato, che nel discorso parla di Putin come se fosse la Madonna, e lo fa per giunta con toni retorici e vocali che mi ricordano il Duce. C’è un anonimo scazzato che mi mostra il badge di organizzatore per disperazione e poi mi chiede di oscurarlo. C’è l’occhio delle telecamere di RT che ci riprende tutti dall’alto, e ci sono io che ho il privilegio di riprendere tutto dal basso. C’è la gente che, uscita dalla Piazza Rossa, sulla Tverskaja, si dilegua nei viali e nei caffé e lascia targhe, poster e striscioni lungo i marciapiedi.
E’ la festa del lavoro. Pace, lavoro, Maggio, dice lo slogan. Io mi sono divertita un po’ a fare ironia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *