L'Unione Sovietica è finita

lenin


L’Unione Sovietica è finita.
Ce l’ha annunciato una manciata di attivisti a Kharkov, in Ucraina. Perché noi non lo sapevamo, perché il mondo, in merito all’Unione Sovietica, si divide così: ci sono quelli che, a giudicare da certi titoli di giornale, non hanno idea che sia finita; ci sono quelli che rimpiangono che sia finita e la rivorrebbero; ci sono quelli che non riescono ancora a crederci, che è finita, e la vedono ovunque, e si allarmano.
E quindi, abbiamo bisogno che una folla relativamente piccola (ma sappiamo quanto è pericolosa la folla?) butti giù una statua di Lenin, per confermarlo. Perché una volta che quella statua lì non ci sarà e che avremo venduto i suoi frammenti come souvenir, o ci saremo inventati dei frammenti per venderli come souvenir, il mondo sarà cambiato e non ci sarà più nessun rischio che l’Unione Sovietica ritorni a farci del male e a impedirci con tutte le sue forze di diventare una democrazia liberale con tanto di bollino, attestato, e approvazione del Patto del Nord Atlantico.
Ma io ho una notizia per voi, e spero di non essere l’unica ad avere di queste allucinazioni:
l’Unione Sovietica è finita.
E se non ci credete, andatela a cercare. Andate a cercare i Consigli dei Compagni nei condomini, dove se torni ubriaco a casa o tradisci tua moglie, i compagni del condominio si riuniscono per giudicare le tue azioni e convincerti a tornare sulla retta via. Andate a cercare il culto della personalità, ma di una personalità sola. Andate a cercare la chiusura dei confini, dei traffici, l’assenza di passaporti e di permessi, andate a cercare il mercato nero di jeans denim, l’assenza di corsi di lingue straniere tenuti da madrelingua e di letteratura varia e aggiornata in merito. Andate a cercare l’ “assenza del sesso” di cui parlò, e non fu compresa, una giornalista russa alla televisione americana, andate a cercare la “mamma di Cosimo” che Khrushev voleva far vedere a Nixon nel 1959, e che tutti si domandarono allarmati che razza di arma di distruzione di massa fosse, e non la troverete da nessuna parte, salvo che forse a casa di Cosimo. Andate a cercare il realismo socialista, con quei romanzi pallosi dove giovani supportati dalla “Madre” (quella del polpettone di Gorky) se ne vanno a piedi a distribuire materiale informativo comunista come gli apostoli andavano a piedi a diffondere il verbo e i filosofi peripatetici andavano a piedi a diffondere il logos. O andate a cercare la censura, quella di Bulgakov, dove perfino al diavolo prendeva un colpo quando due distinti signori su una panchina a Patriarshie Prudy lo informavano della sua logica inesistenza: perché come può esistere il diavolo, se non esiste Dio? (parlo del Maestro e Margherita) O andate a cercare quei poeti morti di un male ai polmoni, perché nel panorama asfissiante post-rivoluzionario gli mancava l’aria, anche se avevano fatto alla rivoluzione l’onore di scrivere il poema I Dodici, proprio come dodici erano gli apostoli intorno a un solo Cristo (parlo di Blok). Andate a cercare l’assenza della proprietà privata e troverete gente che si fa i debiti per comprarsi un monolocale, gente che vive in un buco ma ha l’i-phone, gente che ha la casa di proprietà perché negli anni ’80 gli hanno privatizzato l’appartamento ricevuto anni prima dallo Stato. Andate a cercare la fila per le arance alla Piazza Rossa, quella di cui parla la Lollobrigida della Marchesini nel video che ho postato, e non la troverete più: di fronte al mausoleo, lì dove si distribuivano le razioni, c’è uno spocchiosissimo centro commerciale dove nemmeno se fossi ricca mi comprerei mai qualcosa, e dove l’unico posto che ricorda l’Unione Sovietica è un self-service economico all’ultimo piano dal nome “Mensa numero 57” (Столовая N°57, Stolovaja N°57).
Cosa troverete? Un mondo con le tracce dell’Unione Sovietica che c’era, con i giovani che l’hanno rinnegata e dimenticata, con quelli che ancora la lottano, ma come si lotta un fantasma; perché forse non lo sanno nemmeno loro di cosa bisogna avere paura, ma bisogna pur aver paura di qualcosa. E un mondo con quelli che la rivorrebbero indietro, perché prima non avevano tutte queste cose nell’armadio, ma erano felici, e nessuno litigava per un posto macchina.
Troverete un mondo di padri senza figli, figli senza padri, madri senza mariti, amanti, donne innamorate dei tacchi a spillo più che dei loro stessi piedi, sbandieratori di tricolori russi e urlatori di slogan nostalgici, gente che scappa dai paesini e gira il mondo e che schifa la mentalità bigotta di questo mix confuso di neo-ortodossia, filo-sovietismo, filo-occidentalismo e neo-capitalismo. Troverete un Lenin in ogni città come nel vostro paesino in ogni città trovereste almeno una Madonna, ma mica solo un Lenin: vedrete degli Stalin, degli Esenin, dei Blok, dei Gorky, chiunque abbia contribuito al sogno della società ideale, voi lo vedrete immortalato nei paesi sperduti della Russia accanto a un McDonald’s, a un Benetton, a un Leroy Merlin.
L’Unione Sovietica è finita. Sono tutti questi Lenin solitari, con la mano distesa ad imporre il verbo come dei Gesù al vento su piazze troppo occupate nei commerci, a ricordarcelo.
E adesso che una dubbia folla, senza l’intervento della polizia, ha legittimato un atto di vandalismo verso un bene comune, solo adesso c’è il rischio che ce lo dimentichiamo, che l’Unione Sovietica è finita. Perché se ci metteranno una fontana, al posto di Lenin, ci avranno messo una menzogna: la menzogna che tutto ciò che è nuovo non si è fatto spazio tra nulla di vecchio.
Come il Tempio di Cristo Salvatore, quello che tanti europei conoscono solo grazie al fatto che lì sono state arrestate le Pussy Riot. Per decine di anni, durante l’Unione Sovietica, lì dentro c’era stata una piscina, e dopo che l’Unione Sovietica è finita hanno tolto la piscina e ricostruito l’interno sul modello del progetto originale: ma non c’è niente di vero, niente di antico, niente di originale. Una volta che sei stato un tempio comunista della salute del corpo, non lo puoi cancellare così. C’è ancora gente che ha memoria.
La memoria non la abbatte un manipolo di attivisti in rivoluzione. Insomma, funziona così?
Perché io ci tengo a ricordarlo. Questo non ha nulla a che fare con le cose che non funzionano, con i politici che non ci piacciono, con le dinamiche internazionali che non approviamo e non riusciamo a controllare, con le guerre che combattiamo o che non combattiamo: l’Unione Sovietica è finita, e non tornerà.
E se tornerà, non sarà un ritorno, sarà solo una novità figlia del suo tempo, e del suo spazio, e perciò non sarà Unione Sovietica.

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