Una terrona a casa di Tolstoj


A destra si va a Jasnaja Poljana. A piedi, se non hai la macchina.

A destra si va a Jasnaja Poljana. A piedi, se non hai la macchina.

E così, siamo andati a Tula, o meglio, come diceva il mio compagno di avventure, invitandomi: “da Tolstoj”.

La verità è che nel frattempo lui si è informato bene su Tula e ha scoperto che questa cittadina a 3 ore e 30 di autobus da Mosca, che sorge sul fiume Upa, custodisce tante Sehenswürdigkeiten, ovvero достопримечательности (dostoprimechatel’nosti), ovvero “(cose) che vale la pena vedere, (cose) che vale la pena notare”, per le quali noi italiani non abbiamo una sola parola così lunga. Per esempio, il museo delle armi, del quale vi parlo in quanto egli, avido lettore del mio blog, non può che scalpitare all’idea che dedichi un intero post a Tolstoj, senza usare nemmeno una delle tante foto che ha fatto a quelli che io guardavo e biasimavo come strumenti dell’odio, mentre lui me li indicava entusiasta con il suo interesse storico ma, devo dire, di stampo troppo westfaliano per i miei gusti. Perciò, strabiliate:

20140208_173435 Il mio compagno di avventure, a proposito del mio rifiuto delle armi, mi poneva il caso della difesa. Per questo anche posto quest’immagine: nel museo non c’erano spray da mettere nelle borsette, mazze di scopa, forchette, padelle. Questo nella mia borsetta non ci entra, né me lo piazzerei mai in soggiorno.

Detto questo, a Tula ci sono anche una strada principale che si chiama Leninskij Prospekt, un museo dei Prjaniki, dolci fatti con un impasto al miele, che non abbiamo visto, come potete leggere in Gentilezza Russa, un Cremlino, un parco, un teatro davanti al quale c’è un giardinetto con un cuore con su scritto “Io amo Tula”. La città non è affatto piccola, infatti dal nostro albergo ci volevano 20 minuti di autobus per arrivare al centro e ancora altri 20 minuti circa per arrivare dall’altro lato della città (mi sembra). Una Salerno russa, in pratica, ma senza traffico. Tra l’altro, per arrivarci e per tornare, nemmeno una probka (ingorgo): quasi tutti quelli che possono permettersi una macchina sono a Sochi, secondo me.

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Cremlino. Chiesa. Siccome non sono una turista pedante, non so come si chiama. Ma so che ha le cupole d’oro simili a molte altre!20140208_16364920140208_163832 

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“I proletari non hanno niente da perdere a parte le loro catene. Sono destinati a conquistare tutto il mondo. (Karl Marx)”

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turista colta in un inaspettato momento di interesse per i dettagli di un fucile (con dei fiori intarsiati).

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Anche a Tula, come a Mosca, è arrivata la moda dei lucchetti. (…)

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monumento ai caduti

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I love Tula

 A 20 minuti di autobus (prendete il 114 o il 117, gli stessi numeri valgono anche per la marshrutka) si trova Jasnaja Poljana, la derevnja dove c’era e c’è ancora l’usad’ba (la tenuta) di Tolstoj. La marshrutka vi lascia in un grande incrocio su uno shossé (l’equivalente di una nostra statale o provinciale), e alla vostra destra potete vedere un bosco tagliato in due da un grande vialone. Ecco, immaginate che una volta attraverso quel vialone passava qualcuno in carrozza. Voi dovete percorrerlo a piedi, per due chilometri, perché non ci sono marshrutke, e noi l’abbiamo fatto sotto la neve.

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A un certo punto vediamo una cosa che mi colpisce. In mezzo al nulla un cartello attaccato ad un palo indica la farmacia più vicina: la farmacia numero 64.

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Arrivati a Jasnaja Poljana, ci accolgono dei venditori di souvenir davanti al paesaggio di casette di legno. Alla nostra destra, immediatamente, il cancello del museo-tenuta di Jasnaja Poljana. Con il nostro biglietto possiamo girare per il parco, vedere la casa di Tolstoj e la scuola per i contadini da lui fondata.

La casa è conservata in ottime condizioni ed è facile visitarla anche senza guida, se si conosce il russo, perché in ogni stanza è affisso un cartello con spiegazioni abbastanza dettagliate. Molte stanze sembrerebbero essere state ricostruite nell’arredamento osservando vecchie foto di Tolstoj al lavoro nei suoi ultimi anni di vita. Tutto è di legno, caldo e accogliente, e per quanto le condizioni delle camere da letto possano sembrare spartane, a me la stufa tra le pareti, con la porticina che si apre da diverse camere, e i libri che tappezzano ogni angolo della casa, trasmettevano calore. Purtroppo all’interno non era possibile fare fotografie.

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La casa di Tolstoj

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La scuola, invece, è diventato un vero e proprio museo, quindi il suo interno non rispecchia più l’uso al quale era adibito l’edificio in passato. In compenso, sono conservati molti giocattoli didattici e libri dell’epoca, oltre a vestiti, strumenti musicali, testimonianze dell’intervento di Tolstoj: quest’uomo aveva 9000 anime e con il suo contributo nella regione intorno a Jasnaja Poljana furono aperte 20 scuole. Immaginate che voglia di imparare e di crescere avevano i contadini!

La tomba di Tolstoj si trova in un posto isolato nel bosco alle spalle della casa, su un falsopiano alle spalle del quale si vedono innalzarsi gli alberi. Intorno alla tomba, a primavera, crescono alti i tulipani.

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Siccome ho promesso tempo fa di adempiere un rito pagano della tradizione dei miei nonni, se non addirittura dei miei avi, decido di farlo qui. Se non altro, perché bisogna adempiere questo rito in un posto dove non tornerai mai più, e non è che io pensi di non tornare mai più a Jasnaja Poljana, ma mi è difficile scegliere un posto in cui non tornerò, e so che posso al massimo scegliere un posto nel bosco, avendo come punto di riferimento la tomba di un uomo che mi ha ispirata, per poter evitare di tornarci in futuro. Oltre al fatto che è abbastanza difficile che io torni così spesso in quel punto esatto di proposito.

Insomma, devo fare una cosa che farà sparire le mie verruche. In teoria, uno dovrebbe, in occasione di un funerale, sfregarsi la zona infettata con della terra e recitare una formula tipo: “Come se ne va il morto, così se ne vanno i miei porri!”, tre volte. In pratica, ci sono diverse varianti. Una è quella di andare da una donna che “incarma” i porri assimilandoli a dei chicchi di mais o di un altro cereale, che vengono poi lanciati in un corso d’acqua al quale non ci si avvicinerà più. Un’altra, che non so da dove sia uscita, è che questo rito possa funzionare, se si è animati dalla fede e da un forte desiderio, usando qualsiasi parte del corpo al posto del morto.

Siccome il mese scorso mi hanno tolto il dente del giudizio e io l’ho conservato, subito mia madre mi ha avvisata di questo fatto e io ho cominciato a pensare a dove poter sotterrare il mio dente in cambio della sparizione delle verruche. Quando abbiamo deciso di andare a Tula, ho subito messo il dente nello zainetto, accuratamente avvolto in un fazzoletto con un elastico per capelli intorno.

Poi, dopo aver pregato e meditato davanti alla tomba di Tolstoj, io e il mio compagno di avventure ci siamo allontanati nel bosco e abbiamo contato una certa quantità di bivi e di alberi fino alla roccia che abbiamo scelto. Lì ci siamo chinati per scavare un buco nella neve fino a raggiungere la terra. Allora ho tirato fuori il dente dal fazzoletto, ho scavato quanto più a fondo potessi nella terra ghiacciata e ce l’ho infilato dentro. Poi ho preso della terra e della neve e me le sono passate sul viso ripetendo: “Come se ne va il dente, così se ne vanno i porri miei!”. Nel frattempo il mio compagno mi aveva avvisato che stava passando qualcuno che ci guardava un po’ stranito. Siccome non mi potevo interrompere, ho continuato a dire la formula mentre quest’uomo passava dall’altro lato della roccia e faceva una faccia della serie “Cose dell’altro mondo!”. Beh, e io cosa dovrei dire? In un bosco tanto grande, proprio di qua vai a passare? Magari era una guardia… Perché al ritorno ha fatto la stessa strada che abbiamo fatto noi. Anche se in verità io non so cosa ci sia da rubare nel bosco della tomba di Tolstoj se non… il corpo di Tolstoj. Insomma, l’hanno fatto mi pare con Mike Bongiorno.

Poi ho sotterrato il dente con la terra e con la neve, ci ho battuto sopra le mani soddisfatta, e siamo andati via.

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Prima di lasciare la derevnja ci siamo fermati a mangiare nella casa di legno in primo piano in questa foto. Pare che i piatti siano fatti secondo le ricette di Sofia Andreevna, la moglie di Tolstoj. Il mio compagno dice che è solo una trovata pubblicitaria, ma io il zharkoe  l’ho preso lo stesso, e lui i bliny con la marmellata di lamponi. E veramente, molto altro ancora, perché farsi i chilometri sotto la neve fa venire fame.

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