Mamma li russi #3: Scattare una foto

Perché in Russia si sente questa cupa atmosfera di controllo dittatoriale? Dopo Sorridere e Le città militarizzate, vi racconto cosa può succedere quando fate delle foto in Russia e perché alcuni divieti non hanno nessuna connessione con il controllo del regime.

Scattare una foto

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Kostromà, veduta del Volga

A chi dice che in Russia ci si sente controllati, forse bisognerebbe fare una rinfrescatina su cosa succede davvero quando in un paese il controllo delle libertà individuali è molto forte, e soprattutto lo è quello delle libertà individuali degli stranieri. Continua a leggere “Mamma li russi #3: Scattare una foto”

Mamma li russi #1: Sorridere

L’altro giorno Mirella mi ha presentato Simone, che mi ha chiesto di parlargli della Russia. Sia Mirella che Simone affermano di essersi sentiti controllati durante i loro soggiorni in Russia, rispettivamente di un mese e di una settimana. Dicono che si avverte che c’è una dittatura e che la libertà delle persone è molto limitata.

Mirella, soprattutto, pone l’accento sull’atteggiamento diffidente e altezzoso dei russi, sulla loro aria di sospetto. Simone racconta di essersi avvicinato a un poster del McDonald’s per fotografarlo e di essere stato fermato da un poliziotto.

A Simone ho spiegato che, sebbene sì, a Mosca si vedano poliziotti e militari ovunque, quello che è successo a lui non è quello che succede tutti i giorni ed è solo sintomo della guappaggine di alcuni membri delle forze dell’ordine. A Mirella ho spiegato che quella che a noi spesso sembra diffidenza e altezzosità, magari è soltanto indifferenza.

Sono troppo ottimista? Quattro anni di Russia mi hanno lavato il cervello? E’ possibile, certo, che io non senta la pressione della dittatura, perché mi ci sono abituata (o perché sono una semplice insegnante e non la leader di un partito di opposizione non rappresentato in parlamento). Sono anche possibili e probabili un mare di altre cose delle quali è urgente e necessario parlare, se vogliamo veramente essere i rappresentanti di quell’Europa tollerante e cosmopolita dalla quale diciamo di provenire.

Questo è il primo di una serie di post sul modo in cui si manifestano le differenze più inaspettate tra due culture, ed è per Simone, Mirella, e tutti quelli che, inconsapevolmente e nonostante la buona volontà di essere aperti al diverso, si irrigidiscono davanti allo straniero.

Ne ho programmati quattro, per ora:

Sorridere

Città militarizzate

Scattare una foto

Parlare di politica

Ecco il primo.

Sorridere

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foto da Google Images

Siamo abituati a pensare che sorridere sia normale, no? Non ci facciamo nemmeno caso, ormai: entriamo in un negozio e sorridiamo, ci presentano qualcuno, gli stringiamo la mano e sorridiamo, ci fanno un rimprovero e anche lì, senza accorgercene, mostriamo i denti. Al liceo il mio prof di filosofia mi fece notare che tra gli animali mostrare i denti è segno di una minaccia, e che solo gli umani mostrano i denti per stabilire rapporti pacifici. Io non sono per niente competente nella materia antropologica, ma la mia esperienza di viaggiatrice e conoscitrice degli umani mi suggerisce che la generalizzazione del mio prof di filosofia andrebbe invece diversificata, perché non tutti gli umani mostrano i denti allo stesso modo e nelle stesse occasioni. Continua a leggere “Mamma li russi #1: Sorridere”

Come ammalarsi in Russia e uscirne vivi

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Questo post lo scrivo perché me l’ha chiesto Sasha, che fa il tecnico nella scuola dove lavoro. Secondo lui racconto in modo molto avvincente le mie peripezie tra una poliklinika e l’altra e non devo pensare che il mio cabaret quotidiano non sia materia per scrivere.

Quindi, forse non sarò in grado di raccontarvi davvero come ammalarsi in Russia e uscirne vivi, ma potrò raccontarvi almeno del perché da un mese non scrivo e questa volta non solo a causa del lavoro.

E’ cominciato tutto il 9 maggio, o forse il 6, non lo so. Il 6 sera ho comprato un hachapuri col formaggio alle 19:00, prima di portare il gatto dai suoceri, in vista della nostra partenza per il Volga. Non si sa se il morbo misterioso che mi ha assalita fosse chiuso in quel hachapuri, in qualche pezzo di carne, uova o latte assunti sul Volga, nel vermetto da pesca che ho toccato e poi non mi sono lavata le mani, o se fosse già dentro di me in forma di sega mentale. Continua a leggere “Come ammalarsi in Russia e uscirne vivi”