Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”
Come funziona l’opposizione e come funziona la politica in Russia, vista dal basso, dalla prospettiva di una vita “piccola”, lontana dai riflettori della macchina mediatica internazionale? La domanda è sorta quando questa estate uno dei lettori di questo blog ha commentato il post Parlare di politica; una delle domande era: “Ma bisogna avere paura o no di esprimere la propria opinione in Russia?”
Per provare a rispondere a questa domanda ho intervistato Nadya, attivista politica e agitator (leggete: aghitator) del deputato Dmitrij Gudkov. La parola agitator non è stata tradotta perché definisce un tipo di attivismo retribuito e porta a porta che non ho mai visto in Italia, salvo quando il candidato in questione organizza un incontro presso una famiglia tramite conoscenze. Continua a leggere “Nadya, Agitator, e le elezioni del 2016”
Un paio di settimane fa Simone e Mirella mi spingevano a parlare di una presunta aria di repressione che si respirerebbe in Russia. Ne ho scritto in tre post: Sorridere, Le città militarizzate, e Scattare una foto. Ecco il quarto.
Perché in Russia si sente questa cupa atmosfera di controllo dittatoriale? DopoSorridere eLe città militarizzate, vi racconto cosa può succedere quando fate delle foto in Russia e perché alcuni divieti non hanno nessuna connessione con il controllo del regime.
Scattare una foto
Kostromà, veduta del Volga
A chi dice che in Russia ci si sente controllati, forse bisognerebbe fare una rinfrescatina su cosa succede davvero quando in un paese il controllo delle libertà individuali è molto forte, e soprattutto lo è quello delle libertà individuali degli stranieri. Continua a leggere “Mamma li russi #3: Scattare una foto”
Dopo il postMamma li russi #1: Sorridere, continuo la serie con l’hashtag #mammalirussi, per approfondire alcune differenze culturali che scioccano gli stranieri in Russia e purtroppo spesso li fanno scappare via.
Molte persone che sono state in Russia si sono lamentate che ci sono militari ovunque, e adesso che i militari ovunque sono anche a Roma, nemmeno a Roma a loro piace che ci siano. E’ ovvio che i plotoni militari che sfilano in metropolitana con il mento in su o le camionette parcheggiate nelle piazze dei teatri e dei cinema, a meno che non sei Salvini, non ti piacciono. E’ ovvio che la militarizzazione delle città è sintomo della paura della minaccia terroristica. E’ pur vero, però, che il militare all’angolo della strada non è il terrorista (o almeno lo speriamo). Continua a leggere “Mamma li russi #2: le città militarizzate”
L’altro giorno Mirella mi ha presentato Simone, che mi ha chiesto di parlargli della Russia. Sia Mirella che Simone affermano di essersi sentiti controllati durante i loro soggiorni in Russia, rispettivamente di un mese e di una settimana. Dicono che si avverte che c’è una dittatura e che la libertà delle persone è molto limitata.
Mirella, soprattutto, pone l’accento sull’atteggiamento diffidente e altezzoso dei russi, sulla loro aria di sospetto. Simone racconta di essersi avvicinato a un poster del McDonald’s per fotografarlo e di essere stato fermato da un poliziotto.
A Simone ho spiegato che, sebbene sì, a Mosca si vedano poliziotti e militari ovunque, quello che è successo a lui non è quello che succede tutti i giorni ed è solo sintomo della guappaggine di alcuni membri delle forze dell’ordine. A Mirella ho spiegato che quella che a noi spesso sembra diffidenza e altezzosità, magari è soltanto indifferenza.
Sono troppo ottimista? Quattro anni di Russia mi hanno lavato il cervello? E’ possibile, certo, che io non senta la pressione della dittatura, perché mi ci sono abituata (o perché sono una semplice insegnante e non la leader di un partito di opposizione non rappresentato in parlamento). Sono anche possibili e probabili un mare di altre cose delle quali è urgente e necessario parlare, se vogliamo veramente essere i rappresentanti di quell’Europa tollerante e cosmopolita dalla quale diciamo di provenire.
Questo è il primo di una serie di post sul modo in cui si manifestano le differenze più inaspettate tra due culture, ed è per Simone, Mirella, e tutti quelli che, inconsapevolmente e nonostante la buona volontà di essere aperti al diverso, si irrigidiscono davanti allo straniero.
Ne ho programmati quattro, per ora:
Sorridere
Città militarizzate
Scattare una foto
Parlare di politica
Ecco il primo.
Sorridere
foto da Google Images
Siamo abituati a pensare che sorridere sia normale, no? Non ci facciamo nemmeno caso, ormai: entriamo in un negozio e sorridiamo, ci presentano qualcuno, gli stringiamo la mano e sorridiamo, ci fanno un rimprovero e anche lì, senza accorgercene, mostriamo i denti. Al liceo il mio prof di filosofia mi fece notare che tra gli animali mostrare i denti è segno di una minaccia, e che solo gli umani mostrano i denti per stabilire rapporti pacifici. Io non sono per niente competente nella materia antropologica, ma la mia esperienza di viaggiatrice e conoscitrice degli umani mi suggerisce che la generalizzazione del mio prof di filosofia andrebbe invece diversificata, perché non tutti gli umani mostrano i denti allo stesso modo e nelle stesse occasioni. Continua a leggere “Mamma li russi #1: Sorridere”