Quando il rublo cadeva (e il Vangelo di Luca)


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A guardare cosa sta succedendo all’economia mondiale, ho la sensazione che l’Italia mi stia dando l’ennesimo calcio in culo.

Quando sono venuta qui nel 2012, con l’euro a 40 rubli, guadagnavo 1000 euro, e in Italia ne prendevo 500, se facevo molte ore, arrotondando e senza uno straccio di contratto.

E ci sta che forse avevo cercato male io. Conosco due lingue straniere fluentemente, con altre tre lingue mi arrangio tra l’elementare e l’intermedio, sono stata di qua e di là, ho fatto questo e quell’altro, faccio cose, vedo gente, mi interesso: è probabile che sia stata io che ho cercato male il lavoro. La EF a 22 anni non mi ha presa per accompagnare i ragazzini a Londra, anche se conoscevo benissimo l’inglese ed ero laureata, perché non avevo ancora la specialistica e l’età minima per essere assunti era 23 anni. Pagavano una cosa come 200 euro a settimana per avere 18 ore su 24 la responsabilità dei minorenni, però l’alloggio era incluso. Se facciamo due conti in tasca alla EF, ci vuole un coraggio a pretendere che per questa cifra lavori gente che ha finito la specialistica e che ha più di 23 anni. Ma in Italia si può, così io, fino a 25 anni circa, mi sono arrangiata a fare la cameriera, a chiedere la paghetta a papà, a fare l’animatrice nei villaggi turistici dove nemmeno la receptionist sapeva l’inglese (però sapeva usare quel programmino al computer, che io non so usare ed evidentemente non sarei in grado di imparare, altrimenti non si capisce perché alla reception preferiscono un diplomato a un laureato, ma nell’animazione un laureato se lo prendono lo stesso). E facevo l’attrice con la mia compagnia teatrale e con il mio maestro di recitazione. Nel frattempo sono anche stata ancora (perché ci ero stata già) in Inghilterra, ho cominciato a insegnare inglese, poi mi sono resa conto che il sistema scolastico italiano è praticamente chiuso ai nuovi insegnanti: non contiamo le eccezioni e non facciamo valere questi TFA e vari macchinosissimi nuovi concorsi, una persona con un minimo di senso pratico, se vede cosa ci vuole per diventare, forse, magari, un giorno, un insegnante di ruolo, va a lavorare nelle fabbriche di pomodori. Poi mi sono qualificata come insegnante di Italiano per Stranieri, ho preso un’altra borsa della Comunità Europea, sono andata a fare il tirocinio in Germania. Sono tornata, a quasi 26 anni, che il mio curriculum infinito e singhiozzante aveva una parvenza di serietà, perché avevo insegnato per 4 mesi di fila in un liceo vero. Così sono stata presa a lavorare in una scuola di lingue di un paese vicino al mio, dove guadagnavo quanto detto sopra solo alla fine dell’anno scolastico – all’inizio me la cavavo con 200 euro al mese. Alla fine dell’anno, continuando a singhiozzare tra specialistica (perché la devi fare, perché sei una tipa in gamba, e perché se no non ti prende a lavorare nemmeno EF), teatro, tesi e lavoro a scuola, mi sono laureata e ho trovato lavoro in Russia.

In verità, c’erano due possibilità: lavorare in Russia o lavorare per Costa Crociere. Nella stessa settimana. Non mi pareva vero. Non è questo, però, l’importante. L’importante è che la mia datrice di lavoro, bravissima e in gambissima, per carità, quasi ci rimase male che mi ero messa a cercare altro, e mi propose di rimanere con lei con un contratto di collaborazione continuativa e dandomi più ore (nota bene: più ore, non più soldi). Dice, ma se lei non ce li ha, dove li va a prendere. Dico: ma se io non ce li ho, dove li vado a prendere? In Russia.

Nel giro di due anni, prima aggiungevo ai 1000 mensili lavoretti vari, poi ho cambiato lavoro e ho cominciato a guadagnare 2000 euro fissi. Ma non appena questo cambiamento sì è realizzato, avete messo le sanzioni e il mio stipendio vale di nuovo 1000 euro, e i miei risparmi si sono volatilizzati. Cioè, che se mamma mi chiede quanto ho messo da parte, non so come dirglielo. 40000 rubli è come se fossero 1000 euro, qui, se non vuoi avvicinarti a robe di elettronica che sono rincarate, ma in euro sono 500. Un biglietto aereo per tornare da mamma e papà mi costa una fortuna, fare shopping in Italia non me lo posso più permettere, anche se qui, invece, posso fare tutto, e i miei investimenti fruttano il 10% annuo. Quindi mi sento così rifiutata dalla madre patria, che stanotte ho sognato di saltare felice su una strada tra la spiaggia e il Colosseo, e che macchine con tizi loschi stavano parcheggiate, la polvere si alzava come nel Far West, e mamma e papà mi dicevano che la situazione con la mafia era peggiorata, e i giornali già da una settimana non dicevano una sola notizia che servisse.

E penso al cap. 12 del vangelo di Luca, che dice che il corpo è più importante del vestito e che bisogna vivere come gli uccelli. Ve lo riporto: 

Non siate in ansia per la vostra vita, per ciò che mangerete, né per il vostro corpo, come lo vestirete. Perché la vita vale più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano né mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si affanni, può prolungare di un poco la propria vita?  (…)

Osservate come crescono i gigli: non filano, non tessono; eppure vi dico che nemmeno Salomone in tutto il suo splendore fu mai vestito come uno di essi. Ora, se Dio veste così l’erba che oggi è nel campo e domani viene gettata nel fuoco, quanto più valete voi, gente di poca fede! Non tormentatevi dunque per cercare che cosa mangerete o che cosa berrete: per tutte queste cose si dà da fare senza pace la gente del mondo, ma il vostro Padre sa che ne avete bisogno. (…) 

Fatevi borse che non si consumano e un tesoro inesauribile nei cieli, dove ladro non s’accosta e tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Mo’, non fate che chiudete questo post o vi cadono le braccia perché ho citato il Vangelo. Non è che per leggere il Vangelo uno deve essere credente. Cioè, io credo nella parola di Cristo, ma non ho bisogno di avere visioni, mi basta anche solo ammirare la Bibbia come testo e frugare risposte all’interno; sono sicura che, da evoluti e colti occidentali che siete, potete affrontare un capitoletto del Vangelo senza prendere fuoco: è un testo, e dice delle cose, e nemmeno tanto stupide.

Il mio corpo sta qua, stando così le cose. Non è che posso stare più di tanto a preoccuparmi del perché ho scelto di vivere in un altro paese, chi me l’ha fatto fare, e se il mio aereo sarà dirottato dai terroristi, si schianterà contro un aereo di ricognizione con il radar staccato della NATO o della Russia, e se poi potrò fare un mutuo in Russia ma i miei soldi non serviranno più a comprare nemmeno un biglietto col triciclo per tornare in Italia? Lo dice anche mia mamma.

Ieri ho avuto di nuovo una fantasia di pigliare un treno e in 8 giorni e mezzo andare a vedere con gli occhi miei la Corea del Nord. Che si dice sempre, tipo, che la Russia è quasi la Corea del Nord. Che ci sta questa ventiseienne sanguinaria, la sorella del dittatore, che ha preso tutte le decisioni mentre lui si operava ai talloni perché porta le scarpe col tacco cubano. Che hanno condannato all’esecuzione capitale un’intera squadra di calcio con la colpa di aver perso contro la Corea del Sud. E io mi immagino se la Corea del Nord non è un poco come era la Russia prima del disgelo: con risvolti inquietanti, sì (come se l’Italia non ne avesse); ma con un senso dell’humour nero tutto suo. Mi immagino che magari mentre tutti i giornali raccontano, senza le prove, di come hanno ucciso un’intera squadra di calcio, questi due, fratello e sorella, che hanno studiato in Svizzera, quindi ci conoscono bene, pranzano allegramente con gli alti segretari del partito e si fanno un sacco di risate guardando la nostra TV. Che simpaticoni, questi qua a Occidente, che pensano che la bomba atomica possono averla solo loro, che pensano che hanno trovato, afferrato, interiorizzato la Verità.

Che magari se vado in Corea del Nord non torno, ma nell’ultimo anno ci sono stati 100 mila turisti circa e, da fonti russe, pare che la casa degli orrori stia gradualmente aprendo le frontiere. E questa è una cosa bella, se si considera che in Inghilterra, nel 2008, ho studiato come la Cina rispediva indietro i profughi e questi venivano uccisi per aver tradito la patria.

Un po’, è mia l’arteteca. Un po’, mi viene sempre più da pensare la canzone “Buonanotte all’Italia”.

Che ci sta un tasso di disoccupazione mai visto, però l’euro costa come l’oro. Mentre nei paesi dove si fatica come muli, i soldi sono carta igienica.

Ciao mamma. Mi manchi. È colpa mia. Avrei dovuto decidere, a 25 anni, di tarparmi le ali, di fare la gavetta, il sacrificio con il riscatto solo nella Vita Eterna, combattere con l’ottusità fino a morire dentro. Invece siccome non ce la facevo più e sentivo l’arteteca, ho deciso di venire in questo paese di buzzurri.

E qui, mi è capitato anche di innamorarmi per davvero, di qualcuno che ama me. Di un amore che ti riempie i polmoni, ti allarga il cuore, ti da un significato, che tu sei una sua estensione, una sua costola, anche se siete nati con in mezzo l’Austria, l’ex Jugoslavia, la Bulgaria, l’Ucraina, l’Ungheria, la Polonia, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, le repubbliche Ceca e Slovacca. E non si capisce come sia potuto succedere, che due corpi si sentono come una sola carne pur essendo state le carni tanto lontane; se non per ragioni divine.

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