Mosca a piedi: escursione con Mospeshkom

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Il teatro Bolshoy

Lui ha appena 23 anni ed è uno storico, pare. Vive a Mosca da soli 4 anni e ha già scritto due libri, di cui uno, Постижение Москвы (Postizhenie Moskvy, Conoscere Mosca) è già stato pubblicato dalla casa editrice Tsentropoligraf. Oltre ad essere l’organizzatore delle passeggiate storiche per Mosca Mospeshkom (Moscapiedi). Trovate tutti gli eventi sulla pagina facebook.com/mospeshkom.
Le passeggiate sono in russo e quindi non le potrete apprezzare se non avete raggiunto un buon livello in questa lingua; ma se siete studenti di russo questo è un tipo di escursione alla quale non potete mancare.
Si chiama Pavel Gnilorybov, la guida, ed oltre ad essere veramente competente, è un grande retore e sa eccitare gli spettatori con pause, discorsi concitati, mimica, battute di spirito, alimentando continuamente la suspence e, come un vero attore, senza alcun bisogno di usare il microfono.
krasnye v gorode
La passeggiata alla quale ci siamo unite ieri, domenica 09 novembre, per la prima volta e al costo di 300 rubli, è stata la prima sul tema: Красные в городе – они пришли строить утопию (Krasnye v gorode – oni prishli stroit’ utopiju; I rossi in città: sono venuti a costruire l’utopia). E’ cominciata alle 14:00 vicino alla fontana di fronte al teatro Bolshoj, in piazza Teatralnaja, e si è conclusa vicino al “luogo di esecuzione” (lobnoe mesto) in Piazza Rossa, passando accanto al monumento a Karl Marx, agli hotel Metropol e Natsional, all’obelisco nei Giardini di Alessandro, alla torre di San Nicola e al GUM (Gosudarstvennyj Universal’nyj Magazin, Grande Magazzino di Stato). Pavel ci ha accompagnati facendoci immaginare come fossero quei luoghi nel periodo dal 1917 ai primi anni ’30, mostrandoci vecchie fotografie e raccontandoci aneddoti sulla politica e la vita sociale di quei primi anni in cui si fondarono le basi dell’esperimento bolscevico.
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Monumento a Karl Marx

Per esempio, sapevate che nell’hotel Metropol vivevano i funzionari, che piano piano si portarono negli appartamenti le famiglie e che cominciò ad essere pieno di sporcizia, ci si stava stretti, l’elettricità andava e veniva e si facevano in continuazione “consigli dei compagni” per risolvere questioni come furti di cucchiai o altre minuzie?
E l’obelisco nei giardini di Alessandro, quello di fronte alla grotta sotto le mura del Cremlino, dove si lasciano le monetine tra le pietre per esprimere un desiderio, prima si trovava dove adesso c’è il fuoco eterno per il soldato sconosciuto. Siccome era un monumento dell’epoca dello zar, fu trasformato negli anni ’20: al posto dell’aquila bicipite sulla sua cima fu posto lo stemma con la falce e il martello. Adesso vediamo di nuovo l’aquila bicipite, perché molti dei monumenti, nel corso del tempo, sono stati riportati allo stato originale.
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A destra, la Duma

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Dom Sojuzov, “la casa dei consigli”

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L’hotel Natsional

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Hotel Natsional, dettaglio: scene della vita del kolhoz

 
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L’obelisco nei Giardini di Alessandro

Era così che costruiva l’utopia, anche toccando l’urbanistica, perché la gente vedesse intorno a sé i segnali del cambiamento e la venuta del nuovo ordine. Soldi ce n’erano pochi, per questo i nuovi monumenti erano modifiche dei vecchi, reinterpretazioni, sagome di cartone, lenzuola-striscione affisse sugli edifici del centro.
Per esempio, sapevate che l’icona di San Nicola sull’omonima torre all’entrata della Piazza Rossa fu coperta con un lenzuolo durante la prima manifestazione in piazza? Il lenzuolo cadde e fu ritrovato strappato; il fatto fu interpretato dai fedeli come un miracolo: miracolo intorno al quale nel corso della storia si sono raggruppate tante coincidenze. In seguito fu comandato di stuccare l’icona per farla sparire, ma chi fece il lavoro ebbe cura di lasciare un piccolissimo spazio tra lo strato di stucco e l’icona, in modo che questa, quando è stata riportata alla luce negli anni ’80, se non sbaglio, si trovasse in uno stato che le consentiva ancora di essere salvata.
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Cremlino: Torre di San Nicola

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Piazza Rossa: il GUM illuminato per l’inverno

E la Piazza Rossa, non era affatto un simbolo della grandezza della capitale prima della rivoluzione, ma lo diventò quando fu usata ripetutamente come luogo di manifestazioni del regime, tra cui spettacoli teatrali di strada in cui l’allegoria serviva ad educare le masse all’ideale del comunismo. E una signora, vedendo che affiggevano un cartello con un’immagine e la scritta “Rivoluzione”, domandò: “Cos’è, un nuovo santo?”; e le risposero: “Sì, è un nuovo santo, è la rivoluzione!”; “Questo santo non lo conosco.”
Un mare di aneddoti, un fiume in piena, Pavel è un’esplosione di energia e di passione per la conoscenza e per la condivisione del sapere. E il fatto che abbia 23 anni e viva della sua passione fa un po’ sentire in soggezione noi quasi trentenni che siamo venute ad ascoltarlo. Se passate di qua, vi consiglio di andarlo a vedere.
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Piazza del Maneggio: le torri del Cremlino e, raso terra, le cupole di vetro del centro commerciale sotterraneo Ohotnyj Rjad.

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Il museo storico e l’entrata della Piazza Rossa

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Vecchio edificio dell’MGU (Università Statale di Mosca). Da notare: su stile italiano/neo-romano

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Vista sull’ultimo piano di Ohotnyj Rjad dai Giardini di Alessandro

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