Ja tebia liubliu


adriano_celentano_-_quel_punto_-_front

In Russia i cantanti mainstream che erano miti per i nostri genitori, sono miti ancora adesso. Sarà anche il revival degli anni ’80, ma le mie prime impressioni musicali russe sono state proprio quelle di una tensione di braccia tra la Russia sovietica e l’Italia. della ricerca di un abbraccio della quale l’Italia mi sembra inconsapevole. Pensate per esempio all’ultimo Sanremo, al coro dell’armata rossa che ha cantato Volare insieme a Toto Cutugno. La notizia è uscita, che io sappia, almeno su Russia Oggi, pubblicazione della Rossijskaja Gazeta  on-line e supplemento mensile di Repubblica, esistente in diverse lingue come Russia Today, Russland Heute, ecc. In Italia sì, se ne è parlato, ma mi sembra che l’approccio sia totalmente diverso: per l’Armata Rossa è stato un onore cantare Volare con Toto Cutugno; ma voi invece vi immaginate il coro degli alpini italiano che canta Katjusha, le canzoni di Vysotskij, i Kino? L’italiano medio non conosce Vysotskij, né i Kino, e conosce Katjusha solo nella versione italiana molto liberamente ripensata La Rossa Primavera.

Perché i russi sono così legati al panorama musicale italiano degli anni ’80 (e ’90)? Qual’è il legame tra il momento della caduta dell’Unione Sovietica e la diffusione della musica italiana in questo paese?

Alla dacha, dopo avermi cantato questa canzone, Ja tebia liubliu, che io stessa non conoscevo, dall’album Quel Punto di Adriano Celentano, 1994, un amico mi ha detto che ha a che fare con i forti scambi culturali che c’erano tra Italia e Russia durante il regime comunista. Ma quelli c’erano prima. E dopo?

E’ come se negli anni della caduta e in quelli della perestroika, nel periodo più duro, quello con più scaffali vuoti nei negozi, quello in cui per le mie coetanee la barbie era una bambola per ricchi e i pastelli colorati un ambito regalo di compleanno, l’Italia in Russia avesse fatto il botto, lasciando strascichi ancora oggi e adombrando il panorama musicale nuovo, promuovendosi attraverso il monopolio di Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli, e… Emma Marrone. Nello stesso periodo, però, la Russia non ha fatto il botto in Italia: cosa ci è arrivato, non dico a livello materiale, dico a livello di miti, di idee, dalla Russia e dall’Europa dell’Est degli anni ’80 e ’90? Mi sembra, la prostituzione, il turismo sessuale, la pornografia, l’immigrazione, i club di incontri, le russe che rubano i mariti agli italiani, le badanti. Ricordo che proprio nel ’94, anno di uscita dell’album Quel Punto di Adriano Celentano, un amico di mio padre ci portò a casa Doina, una donna rumena. Sì, sì, non è russa, ma io ero bambina e per me faceva uguale, tutto quello che era a Est era lontano, e anche adesso, pur essendo rumena, mi sembra che Doina, seduta sul nostro divano con una maglia della Benetton con sopra ricamato l’anno 1989, che aveva imparato a capire abbastanza l’Italiano guardando Canale 5 in Romania, che faceva l’architetto e guadagnava 35000 lire al mese, il costo di un vasetto piccolo con su dipinti i limoni come souvenir sulla costiera amalfitana, che non accettava i miei biscotti perché le facevano venire “mal di dento”, e che ogni volta che voleva venire a trovare il suo ragazzo ci volevano cinquantamila permessi, sia una specie di simbolo, nella mia memoria, di cosa è arrivato in Italia della Russia di quegli anni – dico della Russia, come di questa grande area geo-politica che rispetto all’Italia si localizza dal lato opposto dell’America. Perché da noi, infatti, in quel periodo la musica, il cinema, le mode, arrivavano dall’America. Da noi la guerra fredda l’ha vinta l’America.

In Russia ai falò si canta ancora Ja tebia liubliu di Celentano e sul wikipedia russo ci sono più informazioni sull’album Quel Punto di quante ce ne siano sul wikipedia italiano (guardate: http://it.wikipedia.org/wiki/Quel_puntohttp://ru.wikipedia.org/wiki/Quel_punto)

In Russia (in Ucraina, in realtà) di Ja tebia liubliu esistono addirittura delle bellissime cover.

Noi giovani (e meno, se consideriamo che siamo trentenni o quasi) Celentano non ce lo filiamo più, perché pensiamo al rock, alla musica alternativa, alle cose complicate, e ci sembra che Celentano, Morandi, Pupo (ma anche no) siano roba vecchia. Stando qui invece Celentano mi sembra attualissimo. Ai miei studenti abituati al grigiore di Mosca, che le domeniche d’estate scappano alla dacha, faccio ascoltare Il ragazzo della via Gluck. Loro non la conoscono, e io non conoscevo, fino al 9 maggio, Ja tebia liubliu. Russi e italiani, ci scambiamo informazioni sulla musica italiana, sulla poesia nella musica italiana.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...