Cosmopolitan


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Continua la mia indagine sui meccanismi della sega mentale femminile. Continua in particolare nei momenti morti in cui sto per farmi una sega mentale, una del tipo: “E se forse avessi sbagliato io e lui avesse ragione? E se forse lui avesse avuto dei buoni motivi per calpestare la mia dignità? E se forse è colpa del mio carattere, delle mie pretese, delle mie aspettative?” In quel momento capisco che ho urgente bisogno di nutrimento per l’anima. Trasformare la sega mentale in una ricerca antropologica.

Con le mani tremanti, attraverso la sala della metropolitana in senso contrario, supero la barriera che separa chi va da chi viene e mi avvicino al gabbiotto dell’edicola come al confessionale. Guardo i libri esposti, eccone uno che farebbe al caso mio: Perché gli uomini mentono e le donne piangono. Chiamo la signora: “Scusi, mi fa vedere quel libro?” e le dico il titolo, lei non sa di cosa sto parlando; allora glielo indico col dito come si fa con i calzoni in rosticceria. Me lo porge, le chiedo l’autore, non lo sa. Mi guarda un po’ sconfortata, mentre le spiego che ho bisogno di sapere se è un russo o uno straniero tradotto. Apro, sfoglio le prime pagine, controllo: è un libro americano. Non che non mi interessi il punto di vista di un americano sulla questione, ma a quel punto lo vorrei leggere in inglese. Spingo il libro indietro, dico alla signora: “Faccia una cosa, mi dia Glamour.” “Glamùr?”, fa lei. “Glamùr, sì.” Si gira perplessa sotto il suo scaffale e non sa cosa cercare. Spazientita, le dico: “Guardi, se non ha Glamùr, Cosmopolitan va bene.” Mi porge questo Cosmopolitan che non mi ero mai resa conto li facessero dello spessore di un Dostoevskij e mi dice che sono 75 rubli. Penso: meno di due euro per tutto questo contenuto, nefigaj sebjé. Nella busta, che scartoccio avidamente mentre scendo le scale mobili, ci sono anche una targhetta per la valigia con sopra le matrioshke e una custodia di latta a fiori azzurri, con dentro degli o.b.

Mi siedo sul treno tra due grasse vecchiette e mi accomodo facendo spazio per il grosso Cosmopolitan sulle mie ginocchia. Cerco qualcosa che mi interessi tra le donne seminude. Ci sono Zoey Deschanel che parla di come preferisce un uomo sincero ad uno ideale, consigli su come lavorare di mano, coppie sposate perfette di 21 anni che danno consigli alla gente e, eccolo, l’articolo di una giornalista che spiega perché ha deciso di smettere di scrivere d’amore e di questioni di coppia e come tutto questo parlarne sia proprio una cretinata.

Sono arrivata a un quarto dell’articolo, al punto in cui dice che se scrivi di cucina, chi ti legge può ancora seguire qualche criterio nel cucinare, mentre se scrivi d’amore, ognuno alla fine farà comunque come gli pare, e non è detto che il tuo consiglio sarà valido in generale. Una cosa, ragionevole, mi sembra, ma devo scendere.

Vado al lavoro. Con le studentesse faccio un gioco: di nascosto da alcune, tutte tiriamo fuori qualcosa dalla borsa, e quelle che non avevano visto devono chiedere: “Questo è il tuo?” fino a quando non trovano il proprietario. Penso bene di tirare fuori due cose al femminile che non sono al femminile in russo: la mela golden e la rivista Cosmopolitan.

Fino alla mela golden, tutto bene. Cioè, le senti commentare in russo: ma secondo te in quale paese la gente è abituata a mangiare mele? Mi chiedo: perché, in Russia la gente le mele non le mangia?

Poi arriviamo alla rivista. Si passano la palla a vicenda commentando: “Ti sembro una che legge queste riviste?”, “Si vede chiaro che non sono una che legge queste riviste.” Comincio ad avere voglia di sprofondare, fin quando non mi scoprono. Allora tengo la testa alta e mi dico: “Non arrossire, non hai rubato, non hai detto falsa testimonianza, non hai commesso atti impuri!” Porgendomi la rivista una mia studentessa mi fa, col sopracciglio alzato: “Lo sa? Da noi la gente alla moda non legge queste riviste.”

Sono mortificata. Torno a casa e non riesco a smettere di pensarci. Potevo dire loro che ho anche letto tipo Guerra e Pace, che ho la Bibbia e le Fiabe di Pushkin sul comodino, che la mia citazione preferita è di John Keats e dopo viene una di Giovanni Evangelista, che mi piace l’erotismo di Italo Calvino e che sì, non ho ancora visto Lost e ho visto tutto Sex and the City ma non per discriminazione, quanto per un interesse in questioni di genere, ma ho lasciato stare. Ebbene sì. Io sulla metro Turgenev non lo riesco a leggere. Cosmopolitan ha le figure e ci trovi tutte le parole che puoi usare quando inciuci con le amiche in russo. In quanto insegnante, so come insegnarmi. E poi, nei Turgenev non mettono i campioncini di rossetto e non danno in regalo gli o.b. nella custodia di latta con i fiorellini – un capolavoro del marketing.

Una mia amica italiana mi chiede: “Ma scusa, che cosa legge a Mosca la gente alla moda?” Le dico: “Che ne so. I detektiv al femminile, i best-seller americani tradotti. Sulla metro questo vedo.” “Bleah,” mi fa, “la letteratura è una cosa seria. Cosmopolitan sa stare al suo posto.”

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Una risposta a “Cosmopolitan

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