Lingua russa a San Pietroburgo. Episodio 1

La mia partenza per San Pietroburgo, inizialmente, non era stata fissata per febbraio, ma per ottobre: numerosi problemi con il visto l’hanno fatta slittare di parecchi mesi. Per chi è abituato a viaggiare in Russia, il visto è una rottura di scatole; per chi in Russia non c’è mai andato, il visto è una creatura mitologica, una sorta di unicorno albino appena uscito dalla Foresta Proibita che dovrebbe idealmente portarti in Russia. Il mio caso era a metà tra queste due situazioni: ero già stata in Russia con dei visti turistici, quindi sapevo che era necessario il visto e che ci voleva del tempo; ma non avevo mai richiesto un visto a lungo termine e non sapevo che “lungo termine” era soprattutto riferito al tempo – biblico – necessario per averlo. Ad agosto del 2013 avevo deciso che, visto che mi ero appena laureata in Mediazione Linguistica, era necessario trascorrere un periodo di tempo in Russia. A settembre, grazie all’aiuto di colui al quale da allora mi affido sempre per i visti, avevo individuato la scuola e il percorso che avrei voluto seguire, avviando di conseguenza le pratiche per le quali in teoria avrebbero dovuto volerci circa sei settimane. Alla fine di gennaio, finalmente, è arrivato il visto!

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COME SI VIVEVA SENZA I SOCIAL (E SENZA SAPERE I VERBI DI MOTO)

C’era una volta una vita senza internet e social network. C’era anche la Russia, e anche lei stava tranquilla con poco internet e senza social network. Erano gli anni gloriosi degli internet café aperti 24 ore, con i ragazzini che giocavano ai giochi sparatutto e gli studenti stranieri che cercavano di mantenere qualche contatto con la madrepatria. In questi internet café generalmente c’erano dai dieci ai venti computer, c’era un administrator che forniva di malavoglia i foglietti con le password, c’era un bar gestito sempre dallo stesso administrator, che, quando non era fuori a fumare, cioè molto spesso, serviva semi di girasole, birra, patatine e bibite gassate di vario tipo e colore.

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