Lingua russa a San Pietroburgo. Episodio 1

La mia partenza per San Pietroburgo, inizialmente, non era stata fissata per febbraio, ma per ottobre: numerosi problemi con il visto l’hanno fatta slittare di parecchi mesi. Per chi è abituato a viaggiare in Russia, il visto è una rottura di scatole; per chi in Russia non c’è mai andato, il visto è una creatura mitologica, una sorta di unicorno albino appena uscito dalla Foresta … Continue reading Lingua russa a San Pietroburgo. Episodio 1

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Viaggio al termine della notte – guida a una Siberia mordi e fuggi

Dopo il giorno viene la notte. Giusto? E poi di nuovo il giorno. E così via. Sbagliato. Almeno, se state volando da Milano a Irkutsk, Siberia meridionale, su un volo notturno che di notturno non ha niente. Dai finestrini appannati di fiato e ditate si vede un sole che non tramonta. È giugno, è sera, e voi avete tanto sonno. Ma al sole non importa … Continue reading Viaggio al termine della notte – guida a una Siberia mordi e fuggi

Il Baikal di Boris

“Ai miei vecchietti diabetici io i dolci li compro qui,” Olga mi indica un banco al centro commerciale a Irkutsk. Prendiamo i pasticcini che servono sempre con il tè a casa loro, ripieni di frutti di caprifoglio… Avete mai mangiato i frutti del caprifoglio? Non lo fate, è pericoloso! La verità è che ho appena controllato come si traduce in italiano zhimolost’, quel frutto delizioso, blu uva, che mettono nella pasticceria da tè: ho scoperto che il caprifoglio è il nome comune di un genere di arbusti chiamato lonicera, che comprende ben 200 specie, di cui solo alcune commestibili. Zhimolost’ deve essere una di quelle. Insomma, non fatemi passare un guaio… Io non vi ho detto che potete mangiare i frutti del caprifoglio. Se andate a Irkutsk, però, fate pure. Quanto a frutta, fanno concorrenza ai paesi tropicali. Continue reading “Il Baikal di Boris”

Sbandamenti georgiani

Non c’è un angolo di Georgia dove non ci sia un cane assonnatissimo tutto raggomitolato su se stesso. Nell’unico punto in cui non ce n’era uno, a Tbilisi, hanno messo una scultura lì a rappresentarlo. Tbilisi… Una città in cui domina l’oziosità e la decadenza, tutta l’opposto di Mosca, così dinamica e tirata a lucido. La principale attrazione della città, suonerà strano dirlo, sono le … Continue reading Sbandamenti georgiani

Portogallo – Iran a Saransk: una sfida epica dai tanti significati

Primo messaggio vocale:

“Ciao zio, quando torni mi porti un autografo di CR7?”

Secondo messaggio vocale:

“Vabbeh, anche se non riesci a farti fare l’autografo gli fai almeno una foto?”

Lo stadio per novanta minuti è una bolgia e io riesco ad ascoltare i messaggi vocali che mi manda mio nipote su Whatsapp solo dopo esserne uscito. Le sue richieste sono irrealistiche come la sua età richiede, anche se in un secondo momento abbassa il tiro. Continue reading “Portogallo – Iran a Saransk: una sfida epica dai tanti significati”

CAMPEGGIO ALLA RUSSA, parte II – Il fiume è in fiore!

Dopo un viaggio di diciotto ore e un’estenuante conversazione su Nietzsche, la solitudine e l’immoralità degli uomini con la babushka, il treno ferma alla stazione di Saratov. Sulla banchina, Kolja mi saluta con “Chto eto za fignja?”, “Che sono ‘ste cacate?” riferito alle mie scarpe col tacco a rocchetto. Osservo la sua mise: infradito, costume e occhiali da sole. Sono fuori luogo, come sempre. Ma … Continue reading CAMPEGGIO ALLA RUSSA, parte II – Il fiume è in fiore!

CAMPEGGIO ALLA RUSSA, parte 1 – Il viaggio

Prima di scrivere questo post, mi sono presa una lunga pausa. Di tre anni.

Temevo di non avere le forze per raccontare un’esperienza del genere, o forse degenere, che rasenta il mistico, l’estremo e l’incredibile: il campeggio alla russa. Cos’ha il campeggio alla russa di diverso rispetto al campeggio normale? L’idea di fondo: non siamo qui per divertirci, siamo qui per vedere chi di noi sopravvive.

Questa sorta di darwinismo dei bungalow si attua in una splendida radura nella boscaglia delle isole di Saratov, raggiungibile col gommone quando non tira troppo vento. E quando tira troppo vento, direte voi? Meglio non approfondire.

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LUNGO LE STRADE (FERRATE) DI RUSSIA

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Si dice che le persone che si incontrano sui treni a lunga percorrenza che attraversano la Russia diventano quasi parte della famiglia, quasi родные. A febbraio 2015 decisi che era ora di fare un giro, così presi un aereo per Vladivostok, mi feci una passeggiata sul Pacifico congelato e salii in treno per tornare a casa.

Un po’ di quello che è rimasto di quelle 146 ore ve lo racconto oggi con la voce di allora. Continue reading “LUNGO LE STRADE (FERRATE) DI RUSSIA”

La conferenza di Yalta. 3- Obruset', diventare russi

Il secondo e il terzo giorno dell’avventura in Crimea i peripatetici eravamo tre: una donna in cerca di se stessa perché sospettava di essersi spezzettata durante i suoi viaggi (io), un giovane folle e avventuroso con un solo zainetto che si era fatto 24 ore di autobus per arrivare in Crimea senza nessun programma (Boris), una donna altrettanto entusiasta e spregiudicata che si era trasferita in Crimea appena dopo il referendum e si era sposata con il suo couchsurfer (Rada).

Gli argomenti del simposio sono tanti, ma uno fa da filo rosso: come si fa a essere sé stessi, se si cambia? Si può non cambiare e rimanere sé stessi? Si può smettere di essere sé stessi, cambiando?

Una sega mentale assurda.

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La conferenza di Yalta. 1- Lo strapiombo.

In un mondo in cui si rimane intrappolati nelle convenzioni e nella routine, i pazzi si ritrovano sempre.

Io, per esempio, ordino il cappuccino dopo la pizza, se non addirittura durante, e quando torno a casa la sera metto gli avanzi tutti nello stesso piatto: in un angolo la pasta, in un angolo la carne, in un angolo l’insalata. Mia zia mi guarda esterrefatta ed esclama a mia madre: “Ma sta criatura s’è scurdata tutt cos! Magn comm’e’stranier!” (“Questa bambina ha dimenticato tutto! Mangia come gli stranieri!”). La mia fedeltà alla patria si nota ancora, certo, in piccole cose, come il mio rifiuto di lasciare che gli ospiti spremano maionese e ketchup sulla pasta e fagioli.

Sebastopoli

Quindi io ero sulle montagne russe dei miei ormoni scioccati dall’apparente instabilità della mia vita, e dovevo fare qualcosa per non rimanere a fissare il soffitto durante le vacanze di maggio: ho prenotato senza badare a spese un biglietto per la Crimea, ho cercato altri couchsurfer che mi ospitassero. Il mio piano era: arrivare a Simferopoli, da Simferopoli prendere la filovia fino a Yalta, rimanere a Yalta per tre giorni in grazia di Dio facendo l’eremita sulla spiaggia per ritrovare me stessa. Nelle conchiglie, sul fondo del tubetto di protezione solare vuoto, insieme ai sassolini che ti si infilano nelle mutande, non lo so.

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