La neve in Siberia


di Alessandra Schirò

Immaginate per un attimo di essere in Siberia, tra dicembre e febbraio. Siamo alla dača della bàba Lusja, tutti seduti davanti al kostër (falò) a guardare le stelle dopo aver fatto la sauna. Il rumore del vento accarezza i campi e sembra cantare una ninna nanna. La neve luccica, riflette il bagliore degli astri e il candore della luna. È un tappeto soffice, bianchissimo, come appena lavato. Ammanta la terra. Sembra di stare letteralmente sulle nuvole. C’è profumo di legna, di pino. È qualcosa di simile al paradiso.

Siamo pronti. Vi porto nel mio angolo di mondo preferito.

Sono sempre stata un po’ particolare. Le mie amiche si preoccupavano per la prova costume estiva, per il colore giusto del costume da bagno che valorizzasse l’abbronzatura, mentre io collezionavo sciarpe, cappelli invernali e guanti di lana per ogni occasione, impazzivo per gli sconti sui piumini e i golfini di pile. La mia stagione preferita è sempre stata l’inverno, forse perché ancor prima di imparare a camminare ho imparato a volare per raggiungere i miei nonni a Novosibirsk, nel capoluogo, nonché centro geografico della Siberia.

Novosibirsk

Piazza Lenin. Alle spalle, il teatro dell’Opera

La mia prima parola è stata Облепиха (Ablipikha), dal russo “olivello selvatico”. Non so in quanti conoscano questa pianta in Italia. Ha delle bacche color giallo vivo, a tratti arancioni. Sono acidule, buonissime. In Siberia le mangiano fresche, ne bevono il succo e d’inverno l’ablipikha si fa in infusione. Per i russi è uno dei rimedi contro tutti i mali, insieme al miele e al chaj s limonom (tè con il limone).

L’ablipikha sopravvive alle basse temperature e ama il clima ventilato, proprio come i siberiani. Proprio come me.

Era ottobre 2016, tornavo dal mare e dal sole della Sardegna per raggiungere una nuova meta: la Russia. La neve. Novosibirsk. Vi sarei rimasta per i cinque mesi più rigidi e freddi dell’anno. Ne ero felicissima.

Novosibirsk 3
Arrivo in Russia, è ottobre, non c’è ancora la neve. Tempo di disfare le valigie ed eccola, è lei, la метель (metel’). In russo ci sono diversi modi per chiamare la tempesta di neve. In base alla forza del vento, alla quantità di neve che cade, alle sensazioni che lascia, la tempesta di neve si chiama con parole diverse. Metel’ è il termine con l’accezione più dolce. È la piccola e lieve tempesta di neve, un po’ materna e un po’ bambina. È acerba, profuma di primi giorni d’inverno, con la neve bagnata che scende lentamente sulla terra, sull’asfalto, sui campi e dà una prima passata di bianco a tutto ciò che c’è. Dopo la metel’ viene la viùga con le sue gelide correnti di vento. Poi c’è la più crudele e gelida bùria: vento e neve all’ennesima potenza.

La neve ha un ruolo fondamentale nell’inverno siberiano. È la costante della vita di tutti i russi. La amano e la amerete pure voi, nel caso vi capitasse di passare un inverno nel paese degli zar.

In Russia esistono architetti e scultori che costruiscono strutture di ghiaccio e mastodontiche figure di neve pressata. A Novosibirsk sulle rive dell’Ob, sotto Natale organizzano un enorme lunapark di scivoli di ghiaccio. È un divertimento per grandi e piccini: basta coprirsi bene e portare con sé un pezzo di cartone per non appiccicarsi alle superfici gelide mentre si scivola.

Novosibirsk 2

Per i russi è normale cambiarsi durante la giornata. È normale uscire di casa con due paia di collant sotto i pantaloni, per poi togliere il superfluo una volta arrivati in un luogo chiuso, che sia l’ufficio, la scuola, il bar. Il гардероб (garderob), ovvero il guardaroba è da tutte le parti, ogni edificio ne ha uno.

Per strada a Novosibirsk vedrete i termometri che segnano -30°C. A casa avrete una temperatura che si aggira intorno ai +25°C, idem nei negozi, nei ristoranti, nei musei, in qualsiasi luogo chiuso visitiate.

Il motivo è semplice: c’è un’unica centrale che riscalda tutta la città. In inverno i tubi non si spengono mai, il riscaldamento funziona anche di notte. Se lo spegnessero, ghiaccerebbero gli impianti, scoppierebbero le tubature a causa delle basse temperature.

Vi ho raccontato la neve, l’inverno siberiano attraverso i miei occhi. Quali sono le vostre impressioni?

Aleksandr_Aleksandrovsky

Zimnij Den’, “Una giornata invernale”, di Aleksandr Aleksandrovsky

Ringrazio la gentilissima Russaliana per avermi ospitato nel suo spazio che profuma di Russia. «Там русский дух, там Русью пахнет», avrebbe detto Puškin (da Ruslan e Ljudmila, 1820).

Alessandra è fondatrice del blog Italia Russia Corner
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