Infodemia

Ha un nome. Me l’ha detto l’AI Overview di Google. Il sovraccarico di informazioni non richieste, non verificate e non verificabili dal quale cerco di proteggermi da 5 anni ha un nome, e finisce proprio con “-demia”, come lapandemia e l’epidemia, parole che indicano la diffusione di un male tra la gente, ma anche con “-emia” come la glicemia, l’iperemia, l’anemia e laleucemia, che se … Continua a leggere Infodemia

Io, esponente italiana della diaspora russa

C’è un uomo divorziato con un bambino che non ha mai imparato a parlare che ha perso il lavoro, ma ha anche ricevuto la chiamata al servizio di leva e, per non rischiare di essere arruolato nel frattempo, cerca rifugio nelle campagne russe. C’è un cittadino russo di nazionalità ucraina che si è sposato in fretta e furia con la fidanzata straniera ed è andato … Continua a leggere Io, esponente italiana della diaspora russa

La Russia mi fa schifo

Scritto nel 2016. Sono tre anni che uso questo blog per “costruire un ponte”, per raccontare cosa c’è di bello e di buono in Russia, e mi sono stancata. Ci sta gente in Russia che continua a ripetermi: “Ma che sei venuta a fare in Russia?”, “Non posso capire come una persona possa venire dall’Italia in Russia”, e lo ripetono con la stessa frequenza con … Continua a leggere La Russia mi fa schifo

Il Baikal di Boris

 

“Ai miei vecchietti diabetici io i dolci li compro qui,” Olga mi indica un banco al centro commerciale a Irkutsk. Prendiamo i pasticcini che servono sempre con il tè a casa loro, ripieni di frutti di caprifoglio… Avete mai mangiato i frutti del caprifoglio? Non lo fate, è pericoloso! La verità è che ho appena controllato come si traduce in italiano zhimolost’, quel frutto delizioso, blu uva, che mettono nella pasticceria da tè: ho scoperto che il caprifoglio è il nome comune di un genere di arbusti chiamato lonicera, che comprende ben 200 specie, di cui solo alcune commestibili. Zhimolost’ deve essere una di quelle. Insomma, non fatemi passare un guaio… Io non vi ho detto che potete mangiare i frutti del caprifoglio. Se andate a Irkutsk, però, fate pure. Quanto a frutta, fanno concorrenza ai paesi tropicali. Continua a leggere “Il Baikal di Boris”

Natasha consiglia

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Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”

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La conferenza di Yalta. 3- Obruset’, diventare russi

Il secondo e il terzo giorno dell’avventura in Crimea i peripatetici eravamo tre: una donna in cerca di se stessa perché sospettava di essersi spezzettata durante i suoi viaggi (io), un giovane folle e avventuroso con un solo zainetto che si era fatto 24 ore di autobus per arrivare in Crimea senza nessun programma (Boris), una donna altrettanto entusiasta e spregiudicata che si era trasferita in Crimea appena dopo il referendum e si era sposata con il suo couchsurfer (Rada).

Gli argomenti del simposio sono tanti, ma uno fa da filo rosso: come si fa a essere sé stessi, se si cambia? Si può non cambiare e rimanere sé stessi? Si può smettere di essere sé stessi, cambiando?

Una sega mentale assurda.

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