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La Russia mi fa schifo

Scritto nel 2016.

Sono tre anni che uso questo blog per “costruire un ponte”, per raccontare cosa c’è di bello e di buono in Russia, e mi sono stancata.

Ci sta gente in Russia che continua a ripetermi: “Ma che sei venuta a fare in Russia?”, “Non posso capire come una persona possa venire dall’Italia in Russia”, e lo ripetono con la stessa frequenza con cui mi tartassano, ma anche in Italia, con commenti tipo: “E ancora non vi sposate?”, “E quando lo fai un figlio?”, “Ma vedi che il tempo passa”…

Oggi io a questa gente voglio dare ragione. E’ vero, non solo il tempo passa, la fertilità finisce, siamo una generazione vecchia e invecchiata, noi donne con questa indipendenza che abbiamo conquistato stiamo inguaiate a livello sentimentale, che tra l’inguaiatezza di oggi e quella di mia nonna, scegliere non saprei, ma è anche vero che questa storia dell’estero, del cosmopolitismo, dei giovani che devono diventare cittadini del mondo, delle coppie felici che si sono conosciute in Erasmus, è andata aceto.

Perché poi ci hanno instillato l’illusione che il mondo vada scoperto, che si debba viaggiare per capire e conoscere, e alla fine però siamo tutti uguali, tutto il mondo è paese, mogli e buoi dei paesi tuoi e chi fa da sé fa per tre, quindi che viaggiamo a fare, scusate? Perché ci insegnano che un Erasmus o un altro programma di studio o di lavoro all’estero rende il nostro curriculum più spendibile, se poi va a finire che questo curriculum lo spendiamo all’estero e dopo un po’ scopriamo pure che l’estero fa cagare?

Che poi non lo dico io che fa cagare. Lo dice la generalessa nell’ultima frase dell’Idiota. lei però lo dice perché l’estero è il posto dal quale viene l’Idiota, e quindi meglio dell’estero c’è la Russia. Io invece lo dico perché io sono italiana, e dopo quattro anni di vita in Russia mi sento forse abbastanza a casa da poter improvvisamente avere uno shock culturale di ritorno e dire: “Ma quanto fate schifo”. Esattamente come lo dicevo gli ultimi tempi dell’Italia: è uno schifo che solo chi ama profondamente può sentire, è lo stesso schifo che provi quando ti accorgi che il tuo principe azzurro è un essere umano, e pure un po’ rincoglionito, e chissà perché ti sembrava un’essere superiore quando te ne sei innamorata.

Perché io della Russia mi ero innamorata. E allora all’inizio la sua andatura, le sue sopracciglia sporgenti, i punti neri sul naso, il solletico quando le baciavo il collo, quell’inasprirsi quando si toccava l’argomento “Crimea”, mi sembravano buffe. Ma adesso che io e la Russia viviamo insieme, io mi domando come si faccia a sacrificare la veduta mozzafiato del mare in costiera, i limoni che ti cadono in testa, per l’autunno del 30 agosto e anche per il più sterminato bosco di betulle.

La Russia fa schifo.

Perfino a Vienna il 28 agosto c’erano 30 gradi e non si respirava, ma arrivi qua il 29 e il 30 di gradi già ce ne sono 15, e una pioggia torrenziale ti sganghera i sandali che ti sei voluta mettere per la questione di principio che io ad agosto i piedi li devo tenere ancora fuori, e basta. E poi ti rassegni e il 31 ti metti le calze 20 den. Il 31 agosto.

Le case in Russia sono piccole. Continuano a costruire palazzoni su palazzoni, distruggono boschi e villaggi senza ritegno per fare espandere queste città dove arriva tutta questa gente a pullulare come formiche su una percoca fracita, e poi alla fine abitano tutti in questi mono e bilocali che 30 anni non bastano per pagarli, messi insieme con la cognizione architettonica di una talpa. Gli appartamenti nuovi si trovano in edifici così alti e così vicini tra loro, che dalla finestra non entra la luce del sole, che nel cortile ci stanno due alberi sparuti tanto per far vedere e il classico parco giochi per bambini che chi lo sa come fanno a giocarci tutti insieme i bambini del palazzo. Forse fanno i turni.

E poi pure se abiti in una casa più vecchia, sei fortunata solo se ti mettono in un vecchio edificio staliniano con i soffitti alti, se non hanno diviso gli appartamenti a casaccio per fare più soldi. E anche lì, puoi trovare le finestre vecchie, di legno, che non si chiudono bene perché sono marce, e quindi sono fasciate con lo scotch. Ma anche se sei fortunata e le finestre ce le hai nuove, non hai scampo, perché anche nella casa più nuova e confortevole, una in cui non sembra che il parato sia stato attaccato con la colla stick e che dietro al termosifone degli anni ’70 crescano colonie di extraterrestri nascosti nella lanugine, non troverai finestre in bagno.

Io non me lo ero mai domandata prima, ma me lo voglio domandare adesso: ma perché cavolo fate questi bagni senza finestre? Che se non vi funziona più la presa d’aria rimanete asfissiati, che se poi il bagno affaccia direttamente sulla cucina, come succede a volte, cucinate nell’olezzo dei vostri bisogni grandi? Allora io quando abbiamo aggiustato il monolocale ho chiesto quattro vetromattoni messi in verticale sulla parete del bagno che comunica con la cucina, per fare almeno passare un po’ di luce. E la gente che mi domanda a che servono, tanto quando fai la pipì accendi la luce. Ma perché devo accendere la luce quando è giorno? Perché il bagno deve essere un luogo così claustrofobico?

Mi voglio anche domandare perché mai in inverno ci devono essere sì e no sei ore di luce e le devo passare tutte al lavoro, e se non le passassi al lavoro, il sole forse lo vedrei una volta al mese. Perché? Ve l’ha prescritto il medico che dovete stare al buio e diventare tutti nervosi e intrattabili, che mi strattonate nella metro e alle fermate degli autobus come se fossi invisibile e nelle fine ai negozi sareste in grado di far perdere la pazienza pure a Madre Teresa di Calcutta? Cioè un paio di domande ancora io me le farei. Due inverni fa ho avuto una sinusite talmente devastante che mi hanno prescritto di inalare acqua del mare adriatico e l’inverno scorso, per curare la pelle, che non si era mai screpolata tanto in vita mia, e la testa, ché sono una sega mentale ambulante, mi hanno consigliato di fare due solarium di un paio di minuti due volte alla settimana. Allora, se io devo inalare acqua del mare adriatico e farmi i solarium, che ci sto a fare in Russia?

Che non hanno niente di buono da mangiare. Vai in un supermercato e non riesci a trovare una cosa buona per cambiare. Non lo so, i broccoli da fare con la salsiccia, i fiori di zucca, un poco di pane fresco con la crosta che si sfregola, che non costi due euro un filone. L’origano. Ma uno per fare una spesa un poco più sfiziosa deve andare per forza da Azbuka Vkusa, che vendono pure le mele a peso d’oro e ci vanno solo i ricchi o gli irresponsabili? Per esempio io adesso non posso mangiare latticini e bere latte, perché sono stata male con lo stomaco. E secondo voi è semplice fare la spesa in Russia, dove il latte lo mettono ovunque? Se voglio il latte di mandorle lo devo comprare in un supermercato a mezzora di autobus da casa mia, quando ce l’ha, e pagarlo 7 euro. Se voglio le mandorle, ma non quelle sgusciate, che costano 5 euro 300 grammi, quelle con tutto il guscio, devo prima trovare un mercato che le venda e che le venda a prezzo buono. Ma non siete esagerati, voi russi? Non avete rotto con questa storia che non bisogna per forza importare, anche voi avete tanti prodotti e tanti collegamenti con i paesi della CSI? Io voglio andare al mercato e trovare prodotti senza lattosio, non troppo raffinati, non scongelati e poi messi sul banco della roba fresca, ma soprattutto senza tutti quei conservanti e coloranti del gruppo E, ché ormai rimetto sempre tutto sullo scaffale, perché non si trovano più nemmeno dei biscotti per la colazione non cancerogeni. E io lo vorrei il tempo per fare la massaia e prepararmi tutto da sola.

E poi hanno la neve per sei mesi. Ma non sono troppi sei mesi?

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