Arrivederci


È un po’ ridicolo che io senta l’esigenza di darvi una spiegazione, visto che ormai sono mesi che non pubblico niente di nuovo. Prima, però non pubblicavo solo per mancanza di tempo. Poi, per mancanza di forze. Adesso non pubblicherò per non so quanto ancora, e siccome la ragione fa un po’ parte della vita di questo blog, voglio spiegare.

Sembra che abbia parlato di me in alcuni dei post di questo blog, e forse l’ho fatto, ma sempre con riservatezza: tant’è vero che adesso che sto portando le mie gambe in un’altra direzione e ne ho tutti i buoni motivi, anche chi mi sta intorno stenta a crederci; e perché no, non è vero che sono sempre un libro aperto, ho scoperto di sapermi chiudere all’occorrenza.

È successo questo: il “cavaliere senza macchia e senza paura” è morto e non farò e non voglio fare assolutamente niente per resuscitarlo. È morto, sia chiaro, simbolicamente: la persona che ne impersonava il ruolo nella mia immaginazione, e forse ormai già solo nel mio linguaggio, è viva, e gli auguro tutto il bene.

L’ironia con cui lo chiamavo, usando quell’epiteto, è una figura retorica basata sull’affermazione di una cosa falsa. Ascoltate bene: una cosa falsa. Che non significa che la persona, quella vera e di carne, sia un mostro; ma che io sapevo già da molto tempo dentro di me di essere in errore, e al mio errore mi sono abituata come nella sindrome di Stoccolma. Ero prigioniera di una mia idea, di una mia decisione, e mi ero dimenticata che una delle mie abilità più belle è cambiare idea, e che se cambio idea non è, come dicono gli altri, per incostanza, anzi, è solo perché io so cosa voglio (paradosso?). Se fossi una persona incostante e che ha paura degli impegni a lungo termine, avrei mai sposato le lingue straniere? Mi sarei mai fidanzata con la lingua e la cultura russa? Stiamo insieme da 14 anni ormai ed è probabile che staremo insieme fino alla fine. E con la scrittura nella mia lingua madre, per la cronaca, ci sto insieme da 28 anni, ed è un amore senza fine.

Per essere severa con me stessa, per giudicarmi una persona avventata, con la testa al vento, spericolata, incapace di instaurare rapporti profondi, mi sono punita creandomi una prigione che mi stava soffocando. Non è vero. Pensate quello che volete quando, magari seduti al tavolo di un bar e guardando con che leggerezza parlo, vi sembrerà che sono avventata, che mi lascio trascinare dalle situazioni, che sono incostante, confusa. Parlo con leggerezza perché sono leggera, e la leggerezza non è sinonimo di incostanza. So che può spaventare, e so che chi ha costanza con leggerezza può addirittura terrorizzare, ma adesso non mi metterò a pensare a che persona paurosa sono… Sono quella che sono, e va bene così.

Non cercherò di essere costante a modo vostro, seria a modo vostro, non cercherò di rispettare i cliché di questo mondo per sentirmi più sicura o per paura che quello che desidero io sia introvabile. L’ho fatto un paio di volte nella vita ed è sufficiente. Anzi, ho pure esagerato, perché ormai ci ho un’età, e non mi posso permettere di invecchiare facendo la cosa giusta per molti, ma sbagliata per me.

Sto male? Non pubblicherò niente perché sto male? No. Sento un po’ di malinconia, sento la gratitudine per i momenti belli passati insieme e la consapevolezza di non poter tollerare quelli che per me erano troppo brutti ma, anche se sembra assurdo e mi fa sembrare stronza, non sto male, improvvisamente non sto più male, anzi, ho un mare di cose da fare e mi rendo conto di essermi così adagiata nel mio ruolo in questi anni, da non sapere da dove cominciare.

Ho bisogno di trovare di nuovo casa, questa volta la mia prima casa assolutamente da sola, e non so per quanto, perché non so più quanto ancora resterò in Russia, e so anche che non ci voglio restare per sempre. Devo traslocare, sistemarmi, imparare nuove strade, nuovi quartieri. Devo (?) spiegare alla gente cosa è successo. Voglio finalmente realizzare il sogno di tornare in Italia per Pasqua, ché sono otto anni (otto!!!) che non mi faccio una pasquetta. Voglio pensare a un cambio di carriera, alla realizzazione di progetti che avevo nel cassetto da tempo. So che devo lavorare su me stessa e capire perché ho tirato così per le lunghe una decisione così importante, che sarebbe stato molto più semplice prendere tanto tempo fa. Me lo devo, perché sono così decisa, pratica, sbrigativa, che non ci credo di averlo fatto succedere, e se non trovo il nocciolo di questa questione, rischio di illudermi di essere guarita da uno sbaglio, ma di non risolvere niente. Anche se, e forse sto partendo in quinta, a me sembra tutto così chiaro adesso, ma così chiaro, che non so come potrei ammalarmi di nuovo.

Non è un addio. Voglio comunque finire di montare i video sulla Transiberiana, che significa che dovrò comprarmi un computer adatto. Voglio comunque scrivere cose programmate da tempo. Forse trasformerò questo spazio in qualcosa di nuovo. Adesso però ho altre cose da fare, non posso.

Sono cresciuta tra queste pagine. Non saprei ancora spiegare come, ma sono cresciuta. È il momento di comprare le scarpe nuove, perché quelle vecchie sono strette. Ci sarà altro, magari in un’altra forma, ma non adesso e non so esattamente quando.

Non perdiamoci di vista, però. Il “cavaliere” è morto. Io no.

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2 risposte a “Arrivederci

  1. In bocca al lupo per tutto! Peccato, avevo scoperto il tuo blog da poco ma mi piacevano molto le tue descrizioni di una realtà che qua arrivano spesso distorte… mannaggia, proprio quest’anno che volevo venire a visitare Mosca e San Pietroburgo, qualche dritta sarebbe stata utile! 🙂 scherzo, ovviamente, la tua è stata senz’altro una decisione difficile, massimo rispetto. Aspettiamo di vedere in cosa trasformerai questo spazio allora, quando ne avrai voglia e tempo! Arriverci a presto.

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