Rose rosse, crisantemi e altri fiori


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Una delle prime cose che ho notato, arrivando a Mosca, è la quantità di chioshi che vendono fiori e di depositi floreali chiamati tsvetochnaja baza (tsvetok è il fiore, in russo). Ho pensato due cose: dove crescono i fiori a Mosca? da dove li fanno arrivare? e: ah, è tipo come in Germania, dove quando vai a pranzo da qualcuno, porti dei fiori.

Poi, ho cominciato a capire alcune cose. La mia coinquilina usciva con un ragazzo. Al primo appuntamento, lui le regala una rosa rossa. Che fico, penso io. Lei, invece: beh, me ne ha regalata una sola, poteva impegnarsi! Al secondo appuntamento lui non le regala niente, né al terzo, né al quarto, né al quinto. Al sesto un’altra rosa. Io penso, ma che tenero questo ragazzo! Lei: in sei appuntamenti soltanto due rose rosse, valgo così poco? Comincia tra me, la mia coinquilina e altre donne italiane e russe che conosco un simposio interessantissimo sull’etichetta delle svidanie (gli appuntamenti galanti): come distingui un appuntamento galante da un incontro normale? chi deve pagare, e perché? Ma di questo, vi parlo in un altro post.

Arriva il mio turno: dopo alcuni mesi anch’io ho uno svidanie con un russo. Lui si presenta con una rosa rossa e me la mette in mano senza nessuna smanceria, il mio “oh, wow, che bella! grazie!” si disperde inascoltato nel rombo della metropolitana, e andiamo a cena. Lui si lamenta che io, col fare del giocatore di rugby, mi precipito su tutte le porte senza dargli la possibilità di aprirmene una; io mi scuso, gli dico che non sono abituata, e alla porta successiva, anche se sono arrivata prima di lui, mi fermo, aspetto che lui mi superi, apra, e poi mi faccia passare. Questa cosa è eccitante, voglio dire, l’attesa mentre il re della foresta arriva e apre la porta decidendo che quello è il momento in cui tu puoi passare. Non fosse che quest’uomo misterioso al quale hai chiesto per gioco di farti vedere il passaporto e che molto seriamente si è rifiutato e ha cominciato a trovare mille scuse, scompare in malo modo, salvo poi rifarsi vivo con messaggi standard di San Valentino non accompagnati da nessuna forma di interessamento reale.

Mi chiedo, ma a cosa serve allora la rosa rossa?!

Una mia amica russa risponde: a niente. Come a niente?, le chiedo. Nel frattempo ho avuto un secondo svidanie con un altro ragazzo, e pure lui si è presentato con questa rosa rossa di routine, alché io non sapevo più se dovevo o non dovevo ringraziare, e siccome non avevo nemmeno ancora in programma di frequentare veramente questa persona, mi sentivo un’idiota con questa rosa in mano. Che poi, bisogna dirlo, queste rose fanno schifo: non profumano di niente e il giorno dopo sono già secche.

La mia amica domanda: perché, in Italia le rose rosse cosa significano?

Rispondo, tralasciando che nel mio immaginario le rose rosse si collegano al momento imbarazzante in cui il vucumprà sul lungomare di Salerno si avvicina insistente al ragazzo che non ha nemmeno pensato di presentarsi all’incontro con un fiore; e a quel punto il ragazzo o fa una cosa bruttissima, cioè ti chiede se vuoi una rosa rossa (così poi potrai ringraziarlo della spontaneità del gesto); o una squallida, cioè ti compra la rosa rossa, ma tu sai che l’ha fatto solo per togliersi di torno il vucumprà; o una che fa tristezza: dice al vucumprà che sei sua sorella, e quando il vucumprà va via ti bacia con la lingua.

Non è che in Italiano le rose rosse significano qualcosa, però si associano all’amore, se non all’amore, almeno alla passione. Non è che in Italia si regalano rose rosse a donne rimorchiate la sera prima al tavolo di un pub o nella metropolitana. Io sono uscita con un ragazzo per quasi due anni e la prima rosa rossa l’ho ricevuta dopo alcuni mesi, prima di prendere un aereo, e significava chiaramente: ricordati di me. Sono stata fidanzata, per altri due anni, e rose rosse ne ho viste, ma solo per i compleanni e i San Valentino. Ne ho ricevute, occasionalmente, da un paio di corteggiatori, ma non al primo appuntamento. Ne ho ricevute anche da gente che non mi corteggiava, ma che intendeva contemporaneamente omaggiarmi della sua stima e fare una buona azione al vucumprà.

La mia amica risponde: in Russia non è così. Noi non abbiamo un linguaggio dei fiori particolare. E’ solo un rituale; il primo appuntamento si apre con una rosa rossa: significa che quello è un tuo corteggiatore. Se poi scompare, scompare. E’ una questione di galanteria, di rispetto del rituale. Per esempio, deve pagare l’uomo. Se si va a letto, poi magari si comincia a parlare di sposarcisi. Non come in Europa, dove ognuno paga per sé, poi scopano, e poi ciao ciao, forse ci risentiamo.

Mi domando, a questo punto, se io vivo in Europa e non me ne sono accorta.

Un po’ di tempo dopo ho un incidente: cado da cavallo e mi si incrina una costola. La mia amica viene a trovarmi con chili di frutta, sushi, cioccolata e un bouquet di crisantemi. “Che belli, grazie!” le dico, e poi aggiungo: “Sai cosa significano i crisantemi da noi?” “Significano qualcosa anche questi?” dice lei, e comincia già a ridere. “Sono i fiori dei morti. Si portano al cimitero.” La mia amica si piega in due dalle risate, e io non posso ridere come si deve, perché mi fa male la costola.

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