Natasha consiglia

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Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”

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Alla marcia di Navalny io non c’ero

Alla marcia di Navalny io non c’ero. E non è che non c’ero perché “non è il mio paese”, come mi ha detto un amico ucraino di Mosca. E non è nemmeno che non c’ero perché avevo paura di stare in mezzo alla mischia, non sia mai un attentato, non sia mai ti arrestano. Ecco, a pensarci bene, l’unica cosa che mi preoccupa di essere arrestata per presunti motivi politici è che potrei perdere il visto: ma se si trattasse di farsi una notte in cella con le persone che marciano contro Putin, ne verrebbero fuori un botto di storie da raccontare (sì, mamma, sono un’incosciente, perdonami).

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