L’11 febbraio Facebook mi ha ricordato del compleanno di mio fratello e della mia ex maestra di ballo in Russia, che, per precisare ancora una volta al pubblico ignaro di cosa significhi essere russi, era georgiana. Successivamente, gli amici delle sfere letterarie russe mi hanno fatto sapere della morte di Evgenij Solonovich. Della morte di James Van Der Beek ho saputo da un post criptico e senza descrizione di Art Tribune su Instagram: e mi sono detta che mai avrei pensato, nella mia adolescenza, che un prodotto come Dawson’s Creek potesse finire su qualcosa come Art Tribune. Il motivo è molto semplice, e ricordo di averlo riassunto una volta, sempre su Facebook, territorio della nostra vita digitale: “Ciò che per i contemporanei è pornografia, per i posteri è arte,” o qualcosa del genere, non riesco a trovare la citazione per citarmi io stessa.
Qualche settimana fa, per esempio, ero allo Knigoklub, un incontro di letteratura russa che si tiene nei pressi dell’Università di Salerno. Leggevamo e commentavamo Andrej Belyj, al secolo Boris Bugaev, e mi colpì in particolare una poesia, Agli amici (Друзьям). Non che non avessi mai visto una poesia con un destinatario simile, ma mai mi ero domandata per quale motivo un poeta, sapendo di essere pubblicato (e magari letto e studiato dai posteri), si metterebbe a raccontare in una poesia, seppur con simbolismi e in, che ne so, pentametri giambici, come passa le sue giornate affondato sul divano a meditare di accendere il gas e chiudere tutte le finestre. E il motivo è che il vate (no, non il water) non sempre e non necessariamente sa di essere vate e, come ci ha spiegato la professoressa Giuliano, che moderava l’incontro, nel tempo di Belyj e nei tempi di Belyj, più lenti dei nostri, scrivere dei versi dedicati agli amici e mandarli qua e là per lettera senza ancora immaginare che sarebbero stati raccolti in pubblicazioni che poi post mortem sarebbero diventate oggetto di studio, non era poi così diverso che… scrivere un post di Facebook senza pensare di togliere l’impostazione “visibile a tutti” e poi vederselo linkato anche dagli sconosciuti.
Sembra, sembra solo che io stia andando off topic. Ma il punto è questo: quando noi guardavamo Dawson’s Creek e poi tornavamo a ripetere la lezione di letteratura latina per il giorno dopo NON CIELO AVEVANO DETTO che, magari, tra 2000 anni, Dawson’s Creek sarà studiato come Catullo. E magari non sarà studiato come Catullo, ma il punto è che, rivoltando la frittata, è altamente probabile che per i contemporanei Catullo avesse lo stesso valore che per noi aveva Dawson’s Creek.
E quindi… ha senso mettere James Van Der Beek, pace all’anima sua, interprete di Dawson, protagonista della serie che ha segnato la mia adolescenza al punto che uno dei ricordi più fervidi che mi rimane del liceo è un video amatoriale in cui i miei compagni parodiavano la sigla iniziale con il titolo di Sarno’s Creek… insieme a Evgenij Solonovich, professore di letteratura e traduzione all’Istituto Gor’kij, traduttore in russo di una quantità enorme di poesia e prosa italiana, da Dante a Montale, da Moravia a Calvino?
Mi fa specie rispondere così alla commissione immaginaria che mi accusa di questo sacrilegio, ma io vorrei dire: sarà mica colpa mia che sono morti nello stesso giorno e che questa cosa, oltre a ricordarmi di quanti anni ho e quanto poco ho fatto in questa vita, mi colpisce profondamente perché entrambi i personaggi avevano un valore proprio nel mio universo?
Conobbi Evgenij Solonovich nell’anno accademico 2011/2012. Stavo già lavorando alla mia tesi magistrale su Dovlatov e lui fu invitato a tenere un ciclo di seminari di traduzione nella mia Università. Mi ricordo che, insieme a delle colleghe russofone, traducevamo dei racconti di Cechov, e che andava sempre tutto bene, ma mancava sempre qualcosa: e io lì mi infilavo a sostituire un passato prossimo con un trapassato prossimo o un congiuntivo imperfetto con un congiuntivo trapassato, perché mi era necessario rendere bene la dimensione temporale. Solonovich rideva, perché non sempre gli sembrava rilevante (ricordiamoci che Solonovich traduceva dall’italiano al russo, non viceversa), ma c’era un altra persona più grande, a quel seminario, che apprezzava il mio intervento proprio perché evidenziava qualcosa del modo di vivere il tempo in italiano che in russo si perde: per chi legge e non è del settore, NON perché non si sappia renderlo, ma perché non è possibile. Nella lingua russa il tempo scorre proprio in un’altra maniera.
Con Solonovich mi fermai anche a parlare per un paio di minuti delle traduzioni di Dovlatov di Laura Salmon. Mi ricordo che avrei avuto dei timidi commenti da fare su cose che non mi convincevano, ma lui fu molto sbrigativo: una buona traduzione e basta.
Rincontrai Solonovich a Mosca nel 2013 o nel 2014, seguii un paio di sue lezioni, smisi e scomparvi un po’ all’inglese, come mi capitava spesso di fare all’epoca, forse perché in quell’orario lavoravo, forse perché ero nuovamente sovraccarica.
Poi, quando tradussi Il Mondo secondo Savelij di Grigorij Sluzhitel’, feci amicizia con un altro traduttore dal russo all’italiano che era stato suo allievo. E spesso, con questo amico, ci consigliavamo su come tradurre una cosa o l’altra. E in questo, evidentemente, viveva anche Evgenij Solonovich. Il mio amico lo vedeva ancora, di tanto in tanto, e mi diceva che era lucidissimo nonostante la veneranda età, e che continuava a tradurre e a comporre versi.
James Van Der Beek non l’ho mai conosciuto di persona. È stato protagonista di qualche mio sogno erotico adolescenziale. Grazie alla serie in cui recitava, ho cominciato a capire l’inglese. La serie la trasmettevano in italiano, a casa mia non c’era la parabolica e non esisteva YouTube, ma io mi trascrivevo e traducevo le canzoni in inglese e all’università, quando YouTube ormai esisteva, mi riguardai tutti gli episodi disponibili da capo in lingua originale.
Chi lo sa nella lotteria dei posteri (e dei postumi) chi rimarrà nel canone: Solonovich? Van Der Beek? Tutti e due?
Io una volta ero giovane. Loro erano vivi e io non li consideravo un canone. Oggi fanno entrambi parte di un mio canone personale.
