LA MIA BAMBOLA AKAN’

Sono tornata dalla Siberia con una bambolina akan’ cucita da me medesima con l’aiuto di una donna mansi (o meglio, lei cuciva e io guardavo, o, come direbbe Prissy, ho “aiutato pochetto”). La mia bambola akan’ è colorata e sta nel palmo della mano. Non ha gli occhi, la mia bambola akan’, così non vede il brutto che c’è nel mondo, non ha il naso per non sentire gli odori cattivi, non ha la bocca e non dice le parolacce. In realtà nessuna bambola akan’ ha i tratti somatici, per non correre il rischio di diventare un idolo, o che se ne impossessino gli spiriti maligni. Con tutte le attività giornaliere che tengono impegnati uomini e donne, le bambine devono imparare sin da piccole l’arte del cucito, così possono farsi i loro giocattoli da sole con i ritagli di stoffa che trovano. Iniziano con le bambole akan’, che sono dei piccoli capolavori, poi passano piano piano ai vestiti e agli ornamenti.

…куклы-акань пасут оленей, ловят рыбу, пекут хлеб, нянчат детей, исполняют обряды…

La mia bambola akan’ viene da una città che si trova a tre ore scarse di volo da Mosca, andando verso est e passando di là dagli Urali, e che si chiama Hanty-Mansijsk, prendendo il nome dalle popolazioni autoctone, gli hanty e i mansi, che a prima vista paiono uguali, ma in realtà non è proprio così. Una delle differenze è l’abbigliamento, quello dei mansi meno elaborato e generalmente di due colori, mentre gli hanty usano più colori e maggiori ornamenti. Gli hanty sono un popolo di cacciatori e pescatori, i Mansi per lo più allevano renne. Però anche i mansi cacciano e pescano, e anche gli hanty allevano le renne, quindi possiamo evitare di basarci sulle usanze, siccome in fondo in fondo se non sono uguali poco ci manca. Queste popolazioni autoctone vivono nel čum, una tenda di forma conica che a noi occidentali in effetti ricorda quella degli indiani d’America, oppure in case di legno. In città c’è un bellissimo museo a cielo aperto, Torum Maa (http://torummaa.ru/), dove si possono vedere (e anche toccare con mano) queste abitazioni e dove le guide locali raccontano come viveva la gente, con che trappole cacciavano gli animali, come lavorano e conservano i cibi.

Nel museo a cielo aperto Torum Maa – l’interno di una casa

Gli uomini si occupano principalmente di procacciare il cibo, quindi cacciano e pescano. Le donne di tutto il resto, ma nonostante le loro importanti funzioni, nelle casette familiari a loro viene riservato uno spazio molto piccolo, e non possono mettere piede nella parte degli uomini, perché considerate impure. Esiste nei villaggi una casetta solo per donne, dove vanno a partorire o dove si ritirano quando hanno le mestruazioni una volta al mese – sembrerebbe una tortura quella di stare appartate e in sofferenza, in realtà per alcune diventa quasi un sollievo, che si possono riposare dai lavori di tutti i giorni.

I bambini dalla nascita hanno 4 madri: quella che li mette al mondo, quella che taglia il cordone ombelicale, quella che porta il neonato dalla casa delle donne attraverso il fuoco alla casa familiare e quella che gli fa da madrina al battesimo.

Gli hanty e i mansi in origine erano popolazioni pagane, con le loro credenze e i loro idoli. Oggi hanno nomi russi e per la maggior parte sono battezzati. Si può dire che nella loro cultura cristianesimo (ortodosso) e paganesimo vadano di pari passo, siccome all’epoca della cristianizzazione della Russia nessuno si oppose all’essere battezzato. Invece però di rinnegare le vecchie credenze, le nascosero che non dessero troppo nell’occhio, e continuarono in parallelo a pregare i loro idoli e a fare sacrifici nei luoghi sacri.

Idolo nel sacrario
Il sacrario

Per queste popolazioni l’orso non è un nemico, e neppure una preda, ma un animale sacro e venerato. È vietato uccidere un orso, a meno che questo non si mostri pericoloso per i villaggi, per gli uomini e per gli animali: se arriva ad aggredire significa che uno spirito maligno si è impossessato del suo corpo e l’abbattimento diventa quindi necessario. L’uccisione in questo caso assume un carattere rituale ed è seguita da una festa (la festa dell’orso), paragonabile al nostro carnevale, o alla maslenitsa russa, che dura 5 giorni se la vittima è un maschio, 4 se è una femmina. La carne dell’orso viene sapientemente lavorata (e mangiata), la pelliccia, con il muso assolutamente intatto, viene invece ornata e messa in un angolo della capanna rituale, su un altare visibile a tutti. Vengono apposte delle monete sugli occhi, in modo che l’orso non possa vedere chi gli sta intorno e riconoscere chi lo ha ucciso (nonostante sia morto, può esserci ancora uno spirito maligno all’interno, non si sa mai). Per lo stesso motivo gli uomini durante le danze indossano delle maschere, le donne invece si coprono le mani.

Rappresentazione in museo della festa dell’orso

Oggi nella regione si contano circa 30 mila hanty e 12 mila mansi. La città di Hanty-Mansijsk ha poco meno di 100 mila abitanti. Parliamo della capitale amministrativa della regione, dove hanno sede gli uffici delle principali società di estrazione petrolifera di tutta la Russia (la regione è molto ricca, tanto che copre circa il 58% di tutta la produzione russa di petrolio), di una città ricca, ordinata e in continuo sviluppo, con indici di natalità positivi e in crescita e stipendi medi maggiori che nel resto del paese.

Moltissimi edifici e costruzioni hanno forma triangolare, ci sono piccole e grandi piramidi dappertutto. I tetti delle case, gli ornamenti dei palazzi, gli edifici dei musei e dei centri commerciali, persino le strutture per entrare nei sottopassaggi pedonali (che in tutta la città sono solo 4) hanno in cima la loro bella piramidina. Questo perché il čum (чум), che abbiamo visto essere l’abitazione tipica delle popolazioni locali, è una tenda fatta con le pelli degli animali e ha la forma conica. Ma non solo, il triangolo ricorda come forma anche quella dei pozzi per l’estrazione del petrolio, di cui la regione è appunto molto ricca.

Stazione fluviale
Monumento ai pionieri
Gostinij dvor
Toccare con mano (guantata) il petrolio

La città guarda al futuro ma senza dimenticare il passato che la caratterizza. La terra è ricca, oltre che di petrolio, di fossili che ricordano un passato remoto, con i mammut e tanti altri animali antenati di quelli di oggi. A loro è dedicato l’archeopark, un’attrazione assolutamente gratuita per grandi e piccini, con statue di bronzo (abbiamo detto, si, che la città non è proprio delle piu povere…) di uomini e animali. Su tutte i grandi branchi di mammut, che la fanno da padroni sul fianco della collina. Si perché Hanty-Mansijsk è costruita su 7 colli, mi spiegava la guida, “come la vostra Roma, o come l’eterna Mosca” … ha detto proprio così, forse un lapsus, o forse un modo come un altro per tirare acqua al proprio mulino. E comunque tutta la storia fino ai giorni nostri è molto ben raccontata nel museo principale della città, il Museo della Natura e dell’Uomo (Музей Природы и Человека, http://www.ugramuseum.ru/), dove per soli 150 rubli si possono passare un paio d’ore in questo edificio moderno e funzionale e imparare tutto di storia, civiltà, animali e geologia. All’ingresso c’è una targa metallica che ci spiega che il 18 maggio 2015 fu chiusa e seppellita sottoterra una “capsula per i posteri”, che verrà aperta il 9 maggio 2045. Sul contenuto però nessun indizio…

La collina dell’Archeopark
Il mammut

C’è una storia che mi è piaciuta tanto e che riguarda un’icona. Mi hanno raccontato che “c’era una volta una chiesa di legno con un’icona tanto venerata”. Come in tutte le storie che si rispettino, un bel giorno un cattivone decise che l’icona doveva essere spostata e mandata in un’altra città. La gente fu presa dallo sconforto, ma cosa si poteva fare? Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e ciaone all’icona, se vogliamo dirla in soldoni. Successe però che il giorno in cui decisero di procedere con il trasferimento, sulla città si scatenò un uragano mai visto (oggi noi moderni diremmo “una bomba d’acqua”), e non fu quindi possibile procedere. Si scelse una nuova data, ma lo stesso, uragano e niente di fatto, evidentemente l’icona doveva rimanere dove stava. Un bel giorno però successe che la chiesa, che era di legno, prese fuoco, e l’icona si perse, probabilmente bruciata insieme alla chiesa, chi lo sa. Passarono gli anni, sulle rovine della chiesa in legno fu eretta una nuova chiesa, questa volta in muratura. Un giorno un camion marca Ural, uno di quelli grandi, grossi e sovietici, scendendo lungo la via e passando davanti alla chiesa, perse il controllo e sbandò sulla folla. Non ci fu nessun morto. Lo stesso qualche tempo dopo un autobus sulla stessa strada perse il controllo, si abbatté sulla folla, ma non fece né morti, né feriti, se non lievi. È diventata quindi credenza locale che la famosa icona data per persa e forse per bruciata, sia in realtà ancora da qualche parte in zona, e protegga i fedeli lo stesso.

Che ho fatto io in città? Ho passeggiato cercando di trovare tutte le statue sparse a decorare la città, mi sono seduta a riposare sotto la fontana dedicata alla confluenza dell’Irtysh con il #fiumesiberiano (2 lettere) preferito dalla Settimana Enigmistica, ho di nuovo vagato, pensato, sognato, ma soprattutto HO MANGIATO! Che, gente, la cucina della Siberia è una cosa meravigliosa. Ho fatto il pieno di carne, alci e renne a volontà (che l’orso, abbiamo detto, è sacro, e non mi pareva carino abbuffarmene, sia mai che poi porta male…), scorpacciate di stroganina dei pesci dei grandi fiumi (stroganina = pesce crudo congelato tagliato a listelle sottili, servito generalmente con sale e pepe su un letto di ghiaccio), mille varietà di bacche con lo zucchero e il miele (evviva la glicemia), e pinoli come se piovesse.

Uno storione piccolo
Renna a crudo
Felicità è: un piatto di stroganina
Alce
Bacche siberiane, una cascata di pinoli e marmellata di pigne piccole

Ebbene si, quello che vedete nelle foto l’ho mangiato tutto io!

E su queste note goduriose e mangerecce, da Hanty-Mansijsk è tutto, next stop: Tomsk.

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