cucina russa - piatti tipici

Cucina russa: mangiamo i ricci!

Le feste di Natale si sa, a tutte le latitudini, sono l’occasione per vedere amici e parenti. Quale occasione migliore per presentare la propria fidanzata italiana a tutta la famiglia? Questo credo sia più o meno quello che deve aver pensato il mio attuale marito, quando ha deciso di invitarmi ai festeggiamenti del Natale Ortodosso a casa di sua nonna.

La tavola era apparecchiata con il servizio bello e, secondo l’usanza russa, era imbandita di cibo: in Russia spesso non si usa il sistema delle portate come in Italia, ma si mettono tutte le pietanze in tavola così che ognuno possa iniziare da quello che preferisce. Io avevo un solo ed unico grande problema: mi piaceva un decimo di quello che c’era. Sul cibo, infatti, potrei riempire libri interi, ma sul cibo che mi piace riuscirei a riempire al massimo qualche pagina: se non mi ispira o se non mi piace l’odore, non riesco a mangiare nulla.

cucina russa - piatti tipici

Dopo i vari convenevoli, ci sediamo tutti a tavola nei posti assegnati dalla nonna e comincia il passamano dei piatti: passa il kolodets (carne in gelatina) e io non me lo servo; passa l’aringa in pelliccia (aringa ricoperta da vari strati di cipolla, barbabietola, carote, maionese e altro) e io non prendo nulla; passano i diversi tipi di salami e io non prendo nulla… panico. Parte la raffica di domande sul perché non lo mangio, gli incoraggiamenti sul fatto che è buono con me che provo a spiegare che proprio la cipolla e l’aglio io non li digerisco. Divento rossa e sono nel panico: sarà mai possibile che sono già riuscita a fare una cattiva impressione nel giro di venti minuti?! Sasha interviene: dice che sono un po’ delicata, ma che di sicuro il pesce affumicato de il caviale li mangio, quindi di fame non morirò di certo. Le nonne fanno delle facce a metà tra lo sconsolato e lo scocciato. La mamma di Sasha è scocciata, punto.

Come un deus ex machina, prova a salvare la situazione il papà dicendo “Tranquilla, la cucina russa è molto particolare; ma domani facciamo gli ezhiki, [i ricci] e vedrai che quelli ti piaceranno!”.
“I ricci?!” ripeto incredula, sperando di aver capito male.
“Si, certo. Ti piacciono vero?” risponde lui gioviale e contento.
“Ma poveri ricci…” dico io, “sono così carini, non si possono mangiare…” continuo, chiedendomi mentalmente che razza di barbari possano mangiare i dolcissimi ricci…
Silenzio generale.
Tutti scoppiano a ridere; il papà di Sasha non ce la fa più.
Io non capisco più nulla.
“Ma non i ricci animali, intendo i ricci, cioè le polpette di riso e carne!”

Questa piccola avventura, oltre ad essere diventata una degli aneddoti di famiglia preferiti, ha segnato il mio battesimo del fuoco con la cucina russa. Prima, infatti, avevo assaggiato solo i bliny, delle deliziose crespelle che esistono sia nella versione dolce, sia nella versione salata. Per chi non è molto coraggioso in fatto di cibo sono un ottimo punto di partenza, ma se volete lanciarvi verso piatti più arditi, oltre a tutti quelli citati sopra, vi consiglio anche l’insalata Olivier (sarebbe la nostra insalata russa, ma risulta molto più buona!), i pelmeni (un tipo di ravioli) e tra i dolci la sharlotka (una torta di mele) e il medovik (una dolcissima torta a base di miele).

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