Sbandamenti georgiani

Non c’è un angolo di Georgia dove non ci sia un cane assonnatissimo tutto raggomitolato su se stesso. Nell’unico punto in cui non ce n’era uno, a Tbilisi, hanno messo una scultura lì a rappresentarlo. Tbilisi… Una città in cui domina l’oziosità e la decadenza, tutta l’opposto di Mosca, così dinamica e tirata a lucido. La principale attrazione della città, suonerà strano dirlo, sono le case storte, e vi sfido a trovarne una sola dritta, o a spiegare come sia possibile che stiano ancora in piedi. Di nuovo in contrasto con Mosca, così piana, geometrica e concentrica. Ci siamo chiesti se le case fossero state in condizioni migliori durante l’epoca sovietica, e se poi le avessero lasciate lì a inclinarsi proprio per farle ammirare ai viaggiatori, ma non abbiamo trovato una risposta. E dovreste sentire come scricchiolano quando ci cammini dentro!

Mentre a Mosca sfrecciano SUV brillanti, e con i vetri oscurati, a Tbilisi non c’è una macchina che abbia la carrozzeria per intero e non sia tutta accartocciata. Con un certo stupore sono riuscita a riconsegnare la macchina a noleggio usata per il nostro viaggio senza neanche un graffio. Completamente ricoperta di fango e letame, ma questo è un altro discorso. Infatti solo in Georgia può capitare di venire sorpassati, su dei tornanti di montagna, da un camion, che sta venendo sorpassato da una macchina, che sta venendo sorpassata da una mucca, mentre a tua volta stai evitando una buca-cratere nell’asfalto di 20 cm di profondità.

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Una scarna mucca georgiana decide di farci passare

I rapporti tra Russia e Georgia sono stati liquidati in 5 minuti nella prima conversazione con un locale. Figlio della proprietaria dell’ostello in cui abbiamo dormito, mi è venuto a prendere tutto assonnato e con un aspetto che non poteva essere più georgiano (occhi arabeggianti e un tutt’uno tra barba e capelli) e ha dichiarato: “sì, i russi vengono in tanti qui, portano soldi, non voglio dire che siano cattive persone, ma non ho niente da dirgli, non mi interessano, non riesco a stabilire nessun contatto con loro”. Tranchant al punto giusto direi. Non deve aver avuto più di 30 anni, il russo lo capiva ma non lo parlava, e non aveva nessuna particolare memoria dell’Unione Sovietica. Un’attitudine un po’ diversa aveva invece la proprietaria della Guesthouse dove abbiamo soggiornato a Gori, un po’ più in su con l’età: appena ha saputo che vivevo in Russia ha cominciato a dirmi “Ma noi allora ci capiamo, siamo connazionali, due ragazze sovietiche!”. Non curandosi della mia evidente origine ed età anagrafica non conforme. Dal canto mio non ho potuto che prenderlo come un complimento, e questa captatio benevolentiae, forse non premeditata, le è valso l’acquisto di uno dei forse peggiori vini prodotti in Georgia nella storia dell’umanità. Uno dei posti da noi visitati che mi hanno più impressionato è il monumento all’amicizia russo-georgiana, disperso lungo la via che porta al Caucaso, lì a testimoniare il decorso dei rapporti tra queste due nazioni.

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L’imponente monumento all’amicizia russo-georgiana fronteggia in Caucaso
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Il monumento visto dall’interno

Sul futuro della Georgia credo però che la dica lunga la quantità enorme di bandiere UE e USA sparse sul territorio, e mi hanno fatto quasi sorridere le parole che mi disse un ragazzo russo prima della mi partenza: “secondo me un giorno la Georgia tornerà a far parte della Russia”.

Dopo aver visitato Gori, nonostante sia una città gradevole, abbiamo avuto l’impressione che Stalin non abbia riservato alla sua città di origine un particolare trattamento di riguardo, un po’ come con il figlio Jakov (Stalin si rifiutò di scambiare il figlio, detenuto in un campo di concentramento nazista con un generale tedesco, dicendo “non scambio un soldato con un generale” ndr). Davanti al Museo dedicato al terribile baffone sorge la sua umile casa natale, della quale la sua famiglia occupava solo una stanza. Al momento la casa è sovrastata e protetta da un tempio, che lascia intendere che tutte le case intorno siano state prontamente demolite. A guardia del tutto, non serve dirlo, un cane appisolato. Ma, contrariamente alle aspettative, non è questa l’attrazione principale del luogo, infatti la dimora d’infanzia di Stalin viene spodestata dalle granitiche guide del museo, che munite di bacchetta, accento inglese improponibile e proporzionata aggressività nell’imperdirti di girare video, sono la cosa più sovietica e interessante che si trova lì dentro.

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È stato molto gradevole per noi scoprire che in Georgia ci si capisce un po’ in tutte le lingue e ho particolarmente apprezzato l’accento marcatissimo che hanno nel parlare russo. I georgiani e le georgiane hanno sguardi profondi qualche centinaio di metro, che è facile incontrare passando per le strade, senza percepirli come invasivi ma anzi graditi rispetto agli sguardi russi spersi nel vuoto, o rivolti al suolo. Gli avvertimenti e i luoghi comuni di amiche e conoscenti russe mi sono sembrati abbastanza infondati (“se vai in Georgia mettiti una fede al dito!”, “andare in Georgia con un ragazzo è come andare a Tula col proprio samovar!”).

Senza entrare nel merito di molte cose mi sento di consigliare un viaggio in Georgia, con la sola raccomandazione di non fermarvi a Tsalka neanche per bere un bicchiere d’acqua, a meno che non siate amanti del brivido!

2 pensieri su “Sbandamenti georgiani

  1. Ciao, Grazie del post e in generale dei tuoi post. Molto divertenti! Sono stato a Tsalka tantissimi anni e mi incuriosisce sapere perchè consigli di non fermarsi la.

    1. Ci siamo finiti di notte dopo una lunghissima strada sterrata abbastanza dura da fare in macchina, e mi è sembrato un posto molto losco! Abbiamo provato a chiedere informazioni per dormire in quello che sembrava un hotel (almeno a giudicare dall’insegna) e c’erano dei tipi affacciati che ci guardavano e non ci spiegavano nulla.. Per farla breve poi abbiamo deciso di andarcene 😉

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