Decriminalizzazione della violenza domestica?


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foto di Ben Raynal

Agli isterici dei social network che passeranno di qui voglio dire che in nessun modo approvo la violenza sulle donne in quanto donne o sui bambini in quanto bambini o su tutta la categoria LGBT in quanto categoria (che per me non andrebbero nemmeno categorizzati), e che se leggendo capirete questo, come diceva mia nonna, avete preso “il cazzo per la botte dell’olio” 😀

La domanda che mi è stata fatta da una lettrice e amica è, innanzitutto, “cos’è questa storia della violenza domestica in Russia che dice il Corriere?”

Infatti il 27 gennaio nel primo pomeriggio il Corriere ha pubblicato tempestivamente questo articolo, ma così tempestivamente che avrei giurato che è uscito prima che riuscissi a reperire informazioni altrettanto fresche a riguardo dalle fonti russe: sarebbe troppo post-truth dire che il Corriere sapeva della legge prima che lo sapessero i russi, ma questa è l’impressione che io ho avuto; purtroppo, andando a controllare date e orari, non posso confermarla.

L’articolo del Corriere è talmente una perla che non me lo sono nemmeno letta. Mi è bastato il titolo Russia, picchiare la moglie non è reato per inorridire. Non sono inorridita per il fatto che picchiare la moglie non sia reato, ma perché era subito chiaro che anche il Corriere aveva preso “il cazzo per la botte dell’olio”.

Se volete sapere cos’è questa storia della violenza domestica in Russia leggete la mia traduzione di un articolo abbastanza approfondito di Life.ru che ho scelto e tradotto per Russia in Translation: affronta il tema dal punto di vista legale, da quello dei diritti umani e senza tralasciare le statistiche e le opinioni di chi è a favore e contrario.

Ne viene fuori che NO, PICCHIARE LA MOGLIE IN RUSSIA RESTA UN REATO ECCOME!

Fino a questa estate tutte le percosse di qualsiasi tipo richiedevano un procedimento penale. In estate una riforma ha ammorbidito la pena per le percosse verso sconosciuti: solo procedimento civile. Così però è successo che le percosse in famiglia, al contrario, continuavano a richiedere un procedimento penale. La Duma ha pensato di risolvere questo problema: il primo caso di botte (non VERSO LE DONNE, ma verso un MEMBRO DELLA FAMIGLIA), qualora non sia invalidante né provochi danni superiori a un livido e a un’escoriazione, viene considerato illecito amministrativo, viene punito con una multa di 500 euro e con la detenzione in cella per una notte. Nel caso l’affare si ripeta una seconda volta, anche se non fosse invalidante, l’aggressore verrebbe perseguito secondo il codice penale.

La seconda domanda che è venuta un po’ da qua e un po’ da là è: Che cosa ne pensi tu della legge sulla “decriminalizzazione della violenza domestica”?

Parto spiegandovi in parole ancora più povere il paragrafo precedente, in cui ci tengo a precisare che la legge non riguarda la violenza CONTRO LE DONNE.

Sono convinta che il vero grande problema non sia che “il femminismo in Russia non esiste”, ma che il femminismo sia arrivato quasi (quasi) alla frutta – parlo dei paesi in cui le donne votano, guidano la macchina, hanno dei documenti, studiano, lavorano e vengono pure elette in parlamento. Il femminismo ha un problema, che spesso proprio le donne che scrivono, parlano e si sforzano di difendere altre donne, dipingono la donna come una vittima. Qualunque cosa succeda a una donna è colpa di un uomo. E con questo non voglio dire che se ti picchia è colpa tua, se ti versa addosso la benzina è colpa tua, se ti violenta è colpa tua. Voglio dire che fin quando continuiamo a dipingerci donne passive rispetto all’atto di violenza subito, siamo vittime. C’è anche un’altra verità: visto che fin quando non educherai i figli tuoi (e anche lì non si sa) non potrai essere sicura che ci siano al mondo uomini che non pensano che tu sia un contenitore per sperma, una volta capito che abbassare le difese con chiunque è una cosa che ti può costare cara, cresci, mia cara, e non lo fare più. Non perché è peccato, non perché se no sei una poco di buono, ma perché solo tu puoi salvarti. E qui non sto parlando di chi viene aggredita dal maniaco nascosto dietro l’angolo, ma dei tanti casi che conosco di donne che hanno un problema nel modo in cui si scelgono gli uomini e nel modo in cui instaurano un rapporto con loro. Io vedo cose che mi domando come ci si sia potuti arrivare, e capisco che il problema sta alla base: se tu non lo sai da te che sei una fica e che ti meriti il meglio, continueranno a pioverti in testa cacche di piccione. È per questo che nell’articolo per Russia in Translation e in questo post ho usato una foto di un certo Ben Raynal, al posto della foto nell’articolo originale: perché non sopporto che le donne stesse vittimizzino le altre donne. Poverine un corno: se uno ti fa male, difenditi! Difenditi anche prima che ti faccia male!

La legge in questione non è una legge sul femminicidio, una legge che ci piacerebbe tanto a noi cittadini d’Europa, come ci piacerebbe una legge sull’omofobia, e magari poi una legge sull’islamofobia, la testimonedigeovafobia, la bambinofobia, l’agorafobia e l’aracnofobia. Questo può significare due cose: una, molto grave, e cioè che il femminicidio non sia proprio riconosciuto in Russia, e questo significherebbe che la Russia ha i paraocchi, perché sicuramente anche qui ci sono casi di femminicidio; un’altra, molto consolante, e cioè che la violenza è uguale per tutti, non è più grave contro una donna solo perché è donna e la dobbiamo emancipare a botta di correzioni di bozza su che cosa la donna è e non è: la donna si autodefinisce come persona e, anche se le leggi della galanteria dicono che non la devi toccare nemmeno con un fiore, le leggi dello Stato dicono che se le dai un pugno è esattamente come se avessi dato un pugno a un uomo.

Dice, ma si sa che la maggioranza dei casi di violenza al mondo sono contro donne: sì, ma è una maggioranza grossolana, perché non puoi calcolare nello stesso insieme i paesi dove le percosse sono un crimine e quelli dove sono la regola, quelli dove le donne non hanno nemmeno il documento e quelli dove fanno i dottorati di ricerca. Se una donna ha un dottorato di ricerca e si fa prendere a sberle dal marito a colazione pranzo e cena, io mi preoccupo di più. Non dovrei generalizzare? Ma anche sì: il primo atto di gratitudine verso chi ci ha conquistato i diritti che abbiamo, è farne uso.

Inoltre, la violenza domestica, se uno guarda con molta attenzione gli equilibri di una famiglia, prende tante forme. Sono sicura di non essere l’unico caso di donna violenta della storia dell’umanità. Ho visto volare tazze, e non le lanciava mio padre. Le ho prese da mio fratello, ma confesso di avergliele pure date, qualche volta. Convivo, e anche se non per tutte le coppie cominciare una convivenza è difficile, per noi lo è stato. Ho preso a calci, ho lanciato pantofole, e una volta anche una scopa. Un’altra volta per non prendermela con il mio amato ho rotto un bicchiere nel lavandino e mi sono tagliata da sola. Non racconto queste cose perché ne vado fiera, non le giustifico, so che non si fanno, e so che non ha senso stare con una persona se ci devi stare così male, ma penso anche altro. Penso che sia che siamo da soli, sia che siamo in famiglia, non sempre staremo bene, ci sono periodi in cui staremo molto male e quindi di volta in volta decideremo se vale la pena superare il male per crearne del bene più grande, o se è meglio gettare la spugna: non è una responsabilità dello Stato, fin quando siamo nei limiti del tipo di violenza che ho descritto, possiamo ancora decidere se la responsabilità è solo nostra. In un contesto come il mio, se il mio ragazzo mi avesse a sua volta lanciato una tazza o qualsiasi altro affare, non mi sarei mai sognata di andarlo a denunciare, ma avrei riconosciuto che abbiamo un grande problema di comunicazione. Infatti la violenza non è soltanto un gesto che nasce dal pregiudizio, dalla svalutazione dell’altro, ma può spesso nascere perché si tiene il pensiero dell’altro troppo a cuore, ci si offende troppo, non si riesce a gestire le emozioni, si esplode, si rompono i confini che dividono il sé e l’altro.

Io non sono una vittima dell’uomo maschilista e patriarcale. Sono perfettamente in grado di farmi rispettare, e siccome conosco i miei difetti, sono anche capace di perdonare. Se il mio uomo mi desse uno schiaffo, io lo perdonerei. Non sto dicendo che adesso in massa le donne devono perdonare gli uomini che fanno loro un occhio nero. Sto dicendo che conosco la vita domestica e so che, ad armi pari, si può perdere il controllo, succede in tutte le famiglie e non è FEMMINICIDIO, né MASCHILISMO, né nessun altro -ismo.

In questa cornice, non penso che sia un male decriminalizzare il primo atto violento qualora la vittima non riporti danni più gravi di un livido o di un’escoriazione e comunque non invalidanti. Può capitare che l’uomo dia uno strattone alla moglie, che la moglie si incazzi e prenda a morsi il marito, che la mamma perda la pazienza e dia uno di quegli schiaffoni che ti fanno fischiare l’orecchio, che il fratello prenda a calci la sorella o che la sorella prenda il fratello per i capelli, che il figlio lanci una cosa alla mamma, che dia un pugno al papà, sono tutte cose orribili da vivere e da vedere, ma spesso le viviamo e il lato positivo di queste cose è che, se siamo intelligenti, possiamo usarle per lavorare su noi stessi e con il tempo raggiungere un altro, più profondo modo di comunicare con chi amiamo. È un processo che può richiedere anni, che può essere stressante. In questi casi ci sono due scelte: ci sono quelli che divorziano, che non ce la fanno più (e non li condanno, perché non sono stata nei loro panni per sapere quanto facesse male), e ci sono quelli che si ostinano a stare insieme fino a quando diventano non la famiglia del Mulino Bianco, ma gente che si manda affanculo un momento e il minuto dopo si adora in un modo in cui nessuno che non abbia visto il lato oscuro dell’altro può adorare.

Se ogni volta che succede un episodio di questi si chiama il poliziotto di quartiere (figura che esiste in Russia, conosce tutto il vicinato e fa profilassi del crimine), e se ogni volta il poliziotto di quartiere deve prendere provvedimenti secondo il codice penale, è un casino. Si ripete a go-go la storia della donna che denuncia e poi ritira la denuncia, perché la pena è troppo grande rispetto al danno. E succede anche che quando per l’ennesima volta chiami il poliziotto di quartiere, lui magari non viene (fatto accaduto), perché hai fatto “a lupo a lupo”.

C’è qualcosa che mi lascia perplessa in questa legge? Sì. Mi sono domandata come mai, in un paese tanto grande e che ha tante questioni da risolvere, i deputati si mettono a fare leggi sulla propaganda dell’omofobia, sulle parolacce nei mass media e sulla decriminalizzazione del primo atto di violenza domestica qualora non provochi più di un livido e un’escoriazione e comunque non sia invalidante. Ci vuole fantasia a fare disegni di legge del genere al posto di sistematizzare a livello statale la raccolta differenziata, ridurre le discariche. combattere la corruzione, rinnovare il sistema scolastico, migliorare la qualità del servizio sanitario, creare un sistema di scolo nelle città in modo che non si allaghino, incanalare l’urbanizzazione in forme più piacevoli esteticamente e più amiche della salute psicofisica degli esseri umani, conservare meglio i beni culturali, specialmente quelli architettonici. Perché lo fanno? Sono gente ignorante che non ha niente da fare? Vogliono distrarre la gente dai problemi reali e creare il consenso tipico che darà la massa ignorante? C’era veramente bisogno di fare questa legge, cioè veramente il marito denuncia la moglie se lei gli lancia una tazza e lei va in galera? (Uso questo giro di parole perché non voglio che le donne siano vittime). Quale sarà la verità? Non lo so, ma ho chiesto qua e là cosa ne pensa la gente.

Un’insegnante di una cinquantina d’anni con cui lavoro

Sono contenta che facciano questa legge. Per come stanno le cose adesso io sarei dovuta andare in prigione diverse volte. Quante sculacciate ho dato ai miei figli! E nei primi anni di matrimonio io e mio marito litigavamo in continuazione e io gli graffiavo la faccia. Non lo so perché, non me lo ricordo. Mi ricordo solo che gli graffiavo la faccia. Lui poi andava al lavoro e in palestra con i graffi sulla faccia e gli domandavano: “Con chi hai fatto a botte?” e lui rispondeva: “Con una tigre”.

Commento. A volte mi sono domandata perché agli italiani piacciono le russe, le ragazze dell’Europa orientale e settentrionale. Mentre ascoltavo questo racconto mi è balenata in testa una risposta: perché non sono vittime, non hanno paura. Loro, le russe, non è che siano proprio maschiliste al femminile, come sento dire, ma, volendo generalizzare, semplicemente danno già per scontato di essere uguali agli uomini davanti alla legge e nonostante ciò ritengono vitale poter conservare il gioco di ruolo (perché è un gioco) del maschietto e della femminuccia. Noi siamo un po’ diverse, se generalizziamo. Noi ormai, dal bar al salotto della TV, ne facciamo tutta una questione dell’essere donne, e ci ricaschiamo: non sappiamo giocare.

Il fisioterapeuta buriato (è una nazionalità) che mi fa i massaggi per la cervicale

In Russia si dice che se si è uguali allora si hanno uguali responsabilità, è per questo che molte russe il femminismo non lo vogliono, la società non è pronta. Le donne non vogliono avere le stesse responsabilità degli uomini. Sono gli uomini che devono mandare avanti la famiglia e le donne preferiscono così. Quanto alla legge, è stupida, con i colleghi parlavo e dicevamo che forse i deputati che l’hanno proposta picchiano loro stessi le mogli. Perché poi che senso ha picchiare una donna? La donna è un essere umano! Forse che si picchia una donna come si picchia un cane? Perfino picchiare un cane fa brutto!

Commento. Sull’ultima frase ho pensato che il tipo avesse fatto proprio un’uscita infelice. D’altro canto, se mi azzardassi a dire che non si può paragonare una donna a un cane, un animalista potrebbe rimproverarmi ricordandomi che al contrario, bisogna equiparare un cane a una donna eccome!

Un amico di conversazioni politiche eccentrico

Questa legge non ha a che fare con le donne, e nemmeno con la violenza domestica. È una macchinazione delle élite intellettuali conservatrici per dimostrare al popolo russo che si differenzia dall’Europa e allo stesso tempo distrarlo da altre questioni importanti… Lo stesso vale anche per le Pussy Riot e per Pavlenskij, l’artista concettuale che si inchiodò i testicoli in Piazza Rossa. Tu sai bene che gli intellettuali governano il mondo, e gli intellettuali russi stanno spingendo in diverse direzioni…

Commento. Se le Pussy Riot e Pavlenskij hanno a che fare con gli intellettuali, io allora dovrei stare tazza e cucchiaio con Margherita Hack e Rita Levi Montalcini.

 

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3 risposte a “Decriminalizzazione della violenza domestica?

  1. Vorrei che tu facessi un giro (se,come credo,sai l’inglese) sul sito dell’Economia.Anche lì (ma che strano) si parla di questa legge,, in termini più “cazzo per la cpooa dell’olio” di quanto faccia il corriere. Credo che ti divertirestti…

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  2. “Infatti il 27 gennaio nel primo pomeriggio il Corriere ha pubblicato tempestivamente questo articolo, ma così tempestivamente che avrei giurato che è uscito prima che riuscissi a reperire informazioni altrettanto fresche a riguardo dalle fonti russe: sarebbe troppo post-truth dire che il Corriere sapeva della legge prima che lo sapessero i russi, ma questa è l’impressione che io ho avuto; purtroppo, andando a controllare date e orari, non posso confermarla.” GENTILE S. V., APPREZZO IL SUO LAVORO DI TRADUZIONE, MA COMMENTO SULLA SOSTANZA DEL SUO PENSIERO. FORSE LEI SOFFRE DI UNA FORMA DI ASTIGMATISMO – O VISIONE LIMITATA – DAL MOMENTO CHE LA NOTIZIA DELL’ITER LEGISLATIVO ALLA DUMA VENIVA COMMENTATA ADDIRITTURA UNO O DUE GIORNI IN ANTICIPO IN ALTRI PAESI (FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA, INGHILTERRA). ES.: ARTICOLO “DIE ZEIT” ON LINE DEL 25 GENNAIO. FORSE LEI È ABBAGLIATA DALLA BOTTE, MA QUEL CHE È PEGGIO PENSA CHE LE BOTTE (DEI CAZZONI VIOLENTI) SERVANO A FORMARE UNA FAMIGLIA FORTE… QUALCUN ALTRO CHE AMA LA RUSSIA COME LEI HA CONDOTTO RICERCHE SUL NUMERO DEI DECESSI DI DONNE IN QUESTO PAESE E SEMBREREBBE CHE IL MINISTERO DEGLI INTERNI CONSIDERI CHE COSTUI ABBIA PRESO “IL CAZZO PER UNA BOTTE D’OLIO”, DENUNCIANDONE POCHE CENTINAIA CONTRO LA CIFRA DI 14.000 ALL’ANNO. RUSSIA TRASPARENTE! MOLTO SIGNIFICATIVI PURE I DATI FORNITI SULLE PERCEZIONI DELLA GENTE, RUSSIA TRASPARENTE! CORDIALI SALUTI

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