la giornata internazionale della donna


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Ovvero la festa della donna.

In anticipo, ricevo fiori e cioccolatini da colleghe e studentesse, e per caso, due biglietti del teatro. A Mosca è arrivata la primavera.

Poi, ho questa geniale idea di uscire con degli italiani.

Uomo – Ma poi le hai usate le palline?

Donna – Sì.

Uomo 2 – Che palline?

Donna 2 – Donna ha comprato le palline per masturbarsi.

Mentre tiro su l’ultimo sorso di succo d’arancia, ho un blocco.

Scoppio quasi a ridere.

Donna, coglie la palla al balzo – Tu le hai mai usate?

Io – Io no, ma non vedo che motivo ci sia di parlarne.

Uomo – E come funzionano esattamente queste palline?

Donna – Non ricominciare a parlarmi di palline, che Sydney si scandalizza.

Uomo 3 – Ma no…

Io – Non è questione di scandalizzarmi, è che ritengo che queste non siano cose di cui si parla così, con tutti.

Donna – Ma noi siamo amici!

(Gli italiani, nel mondo, sono tutti amici, anche se si sono conosciuti ieri e si scopano gli uni le donne e gli uomini degli altri e delle altre, sono comunque amici, come i protagonisti di Dawson’s Creek che, in sei, si sono accoppiati in quasi tutte le combinazioni possibili e alla sesta serie si amano ancora come se avessero la memoria dei pesci rossi)

Essendo stata così illuminata da questa edificante conversazione sulle palline, su chi si è scopato chi, dove e come, sulle modalità in cui avviene il rimorchio, il tutto condito da una viscerale amicizia che condurrà tutte queste persone al mio funerale strappandosi di testa i capelli, voglio fare un augurio per questa festa, che è anche la mia.

Voglio fare gli auguri a te, che il ragazzo con cui sei stata va a letto con altre donne e non si prende nessun impegno con te, però se tu esci con un altro ti senti poco seria, e non vedi nemmeno quanto sei bella, solo perché lui non lo vede – anche se ti scopa. Forse le palline non gli bastano.

Voglio fare gli auguri a te, che fai l’eroe solo quando la ragazza che ti piace è allegra e sessualmente disponibile, ma appena ha le ovaie aggrovigliate, scompari. E a te, che fai l’eroe solo quando quella che poteva, magari, essere la tua donna, sta morendo, e appena sta bene ed è autosufficiente, te la svigni, perché scopare con donne meno esigenti è più comodo. A te, che ti ci metti d’impegno per sedurre una ragazza che ti piace come te ne piacciono tante altre, e a te, che ci stai e non perché ci caschi, come crede lui o come credono i suoi compari, ma perché ti piace, e dai troppo per scontato di essere una sola e irripetibile, tra tutte le altre.

Auguri a te, che non ti fai il problema se una ragazza è fidanzata e anche quando poi te la scrolli di dosso come una zanzara, pretendi di decidere se col suo fidanzato era felice o no, come se tu, ad ogni modo, l’avessi tipo salvata. A te, che credi di rendere felici le donne e illuminare la loro esistenza con un paio di notti di passione, e ti preoccupi di come sarà la tua vecchiaia e ci perdi il sonno, ma non scegli una sola donna che ti ha fatto illuminare lo sguardo come a un bambino, perché magari un giorno, se andate d’accordo, ti cambi i pannolini anche quando non sarai più capace di darle orgasmi. A te, che fai errori perché sei umana e poi li paghi, e resti sempre lì a chiederti se questo amore può poi davvero esistere senza sesso, e se è davvero amore quando il sesso diventa una cosa così importante; e te lo chiedi ancora anche se non hai più 15 anni, perché tu sei una che si chiede le cose, magari si chiede chi è che ha costruito l’acquedotto dal quale viene l’acqua del tuo rubinetto mentre lavi i piatti, o per quali mani è passato il pomodoro che affetti.

Auguri a te, che hai messo al mondo dei figli e la vita ti ha insegnato tante cose, ma non ti viene riconosciuto, perché siccome hai collezionato pochi uomini sei una sfigata. A te, che di donne ne hai conosciute e trattate come paia di scarpe e poi ti sei innamorato di una sola, e non perché lei ha usato tattiche e stregonerie, ma perché era con lei che volevi stare, era con lei che volevi imparare cos’è una donna e cos’è una famiglia.

Auguri a te, che hai scelto di non scopare la prima che capita, ma di aspettare di essere pronto ad amare. E a te che sei stata avventuriera con e senza amore, e hai imparato che non era una questione di sesso, perché eri sempre pronta ad amare. A te, che per il sesso preferisci pagare e a te che non c’è sfizio se non puoi almeno un poco fare finta di corteggiare.

Auguri a voi che non vi occupate di palline, preservativi, emancipazione sessuale ostentata, ma che tutti i giorni combattete per il diritto alla vostra libertà sessuale, all’istruzione, al lavoro, al voto, all’integrità fisica, ad essere amate come creature di dio, se dio esiste.

Auguri a voi che tutti i giorni offendete il corpo dal quale siete usciti e dimenticate che il contenitore non è solo una parte del processo, ma contribuisce a dare al prodotto finale una forma.

Auguri a voi che educate i vostri uomini a trattarvi come bestie, e a voi che così vi lasciate educare.

Auguri a quelli che pensano e ci tengono a pensare, e a quelli che di pensare non se ne fregano, o non hanno voglia e dicono: ci penso domani.

Auguri a quelli che si amano, uomini, donne, nelle diverse combinazioni, perché sono comunque vincitori.

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