banche a mosca

Per un pugno di rubli: miserie e splendori delle banche russe

Lavorare a Mosca non è facile. Specie se sei straniero. Potrai anche parlare la lingua, ma faticherai ad abituarti ai ritmi estenuanti, alle ore di metropolitana, alle deadlines impazzite, ai sindacati fantasma (esistono? dove sono?) e alla estrema fluidità dei diritti del lavoratore. Ma non importa se il tuo capo è stato sostituito nottetempo e ora nel suo ufficio siede uno sconosciuto, se ti hanno … Continue reading Per un pugno di rubli: miserie e splendori delle banche russe

Vita nella provincia russa: versi sul passaporto italiano

Se la volta scorsa vi ho parlato delle mie prime avventure a Kirov, questa volta vi racconterò con maggior accuratezza cosa significhi la vita nella provincia russa da stranieri, ricollegandomi ad una celeberrima poesia del grande poeta sovietico V. V. Majakovskij che nel 1929 scriveva: “… Lo traggo dalle larghe brache, duplicato di un peso inestimabile. Leggete, invidiate, io sono un cittadino dell’Unione Sovietica”. (Stichi … Continue reading Vita nella provincia russa: versi sul passaporto italiano

Un buon “non Natale”

Il primo anno che vivevo a Mosca non sapevo che avrei lavorato anche il giorno della Vigilia e quello di Natale. “Certo che siamo aperti anche alla Vigilia e a Natale!” mi disse il capo. “In Russia non è Natale.” Non avrei avuto niente da ridire, non fosse che saremmo stati aperti anche per il Natale ortodosso, che cade il 7 gennaio e che normalmente … Continue reading Un buon “non Natale”

Natasha consiglia

Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”

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