CAMPEGGIO ALLA RUSSA, parte 1 – Il viaggio

Prima di scrivere questo post, mi sono presa una lunga pausa. Di tre anni.

Temevo di non avere le forze per raccontare un’esperienza del genere, o forse degenere, che rasenta il mistico, l’estremo e l’incredibile: il campeggio alla russa. Cos’ha il campeggio alla russa di diverso rispetto al campeggio normale? L’idea di fondo: non siamo qui per divertirci, siamo qui per vedere chi di noi sopravvive.

Questa sorta di darwinismo dei bungalow si attua in una splendida radura nella boscaglia delle isole di Saratov, raggiungibile col gommone quando non tira troppo vento. E quando tira troppo vento, direte voi? Meglio non approfondire.

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CAMPANELLE

Отпусти мне грехи! Я не помню молитв.
Если хочешь – стихами грехи замолю,
Но объясни – я люблю оттого, что болит,
Или это болит, оттого, что люблю?
(“Посошок”)

L’altro giorno mi sono ritrovata davanti l’annuncio della morte di Anastasia Rahlina, che da gennaio 2018 si era fatta monaca con il nome di Iulianija. Anni prima era stata una giornalista, tra le altre cose forse la prima a scrivere di rock e di musicisti. Da un musicista ebbe anche un figlio, ormai trent’anni fa. Da un musicista, o meglio, da un poeta. Continue reading “CAMPANELLE”

Natasha consiglia

Natasha ha quarant’anni, ma ne dimostra cinquanta. È grassa, odora di sale e porta i capelli ossigenati raccolti in un codino. Non so se riesce a guardarsi i piedi da vicino, ma quando mette lo smalto sulle unghie suo marito la guarda e le dice: “Mio dio, sei così sexy.” Glielo dice anche quando lei è seduta in macchina accanto a lui, avvolta da un paio di metri di cintura di sicurezza, o mentre è ai fornelli e, di spalle, mostra il suo immenso, rotondo, vibrante sedere. Natasha allora gli risponde: “Ma tu non stai bene, ma mi hai vista? Ma fatti curare.”

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LUNGO LE STRADE (FERRATE) DI RUSSIA

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Si dice che le persone che si incontrano sui treni a lunga percorrenza che attraversano la Russia diventano quasi parte della famiglia, quasi родные. A febbraio 2015 decisi che era ora di fare un giro, così presi un aereo per Vladivostok, mi feci una passeggiata sul Pacifico congelato e salii in treno per tornare a casa.

Un po’ di quello che è rimasto di quelle 146 ore ve lo racconto oggi con la voce di allora. Continue reading “LUNGO LE STRADE (FERRATE) DI RUSSIA”

La conferenza di Yalta. 3- Obruset', diventare russi

Il secondo e il terzo giorno dell’avventura in Crimea i peripatetici eravamo tre: una donna in cerca di se stessa perché sospettava di essersi spezzettata durante i suoi viaggi (io), un giovane folle e avventuroso con un solo zainetto che si era fatto 24 ore di autobus per arrivare in Crimea senza nessun programma (Boris), una donna altrettanto entusiasta e spregiudicata che si era trasferita in Crimea appena dopo il referendum e si era sposata con il suo couchsurfer (Rada).

Gli argomenti del simposio sono tanti, ma uno fa da filo rosso: come si fa a essere sé stessi, se si cambia? Si può non cambiare e rimanere sé stessi? Si può smettere di essere sé stessi, cambiando?

Una sega mentale assurda.

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La conferenza di Yalta. 2- La nuova vita di Rada

Rada ha un nome che mi piace molto: in russo rada significa “contenta”. Lei è la couchsurfer che ha accettato di ospitarmi a Yalta per tre giorni e che, con molta pazienza, è rimasta in contatto con me durante i miei cambiamenti di programma.

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Io e Rada al castello Lastočkinoe Gnezdò (Nido di Rondine)

Sul sito del Couchsurfing Rada condivide il profilo con il marito Dima, e sono molto popolari: hanno centinaia di commenti positivi e ospitano continuamente, tutto l’anno. Rada organizza anche un club dei viaggiatori, a Yalta, in cui invita degli ospiti a raccontare alla comunità permanente e temporanea dei viaggiatori le loro avventure. Il Couchsurfing, per Rada e Dima, è una missione, ed è cominciato tutto con la loro unione: perché Rada e Dima sono stati uniti dal Couchsurfing.

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COME SI VIVEVA SENZA I SOCIAL (E SENZA SAPERE I VERBI DI MOTO)

C’era una volta una vita senza internet e social network. C’era anche la Russia, e anche lei stava tranquilla con poco internet e senza social network. Erano gli anni gloriosi degli internet café aperti 24 ore, con i ragazzini che giocavano ai giochi sparatutto e gli studenti stranieri che cercavano di mantenere qualche contatto con la madrepatria. In questi internet café generalmente c’erano dai dieci ai venti computer, c’era un administrator che forniva di malavoglia i foglietti con le password, c’era un bar gestito sempre dallo stesso administrator, che, quando non era fuori a fumare, cioè molto spesso, serviva semi di girasole, birra, patatine e bibite gassate di vario tipo e colore.

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La questione "Matilda" (e il culto dello zar in Russia)

È il film del momento in Russia, tutti ne parlano, alcuni volevano proibirne l’uscita nelle sale, altri si sono rifiutati di mostrarlo; ortodossi ferventi indignati si sono lanciati sui loro rappresentati alla Duma con lettere disperate in cui si chiedeva di fermare questa villanata, fanatici dello zar hanno minacciato regista, produttori e attori. Matilda è stato il pomo della discordia tra nostalgici dell’Unione Sovietica e nostalgici dell’Impero negli ultimi mesi, e adesso che è uscito finalmente nelle sale, si corre a guardarlo domandandosi: sarà poi tutto questo capolavoro?

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